Canzoni indigeste: GiusiPre esordisce tra filosofia e anni ’80

Canzoni indigeste è l’Ep d’esordio di GiusiPre

Dopo aver pubblicato quest’estate il singolo d’esordio Caos contemporaneo (di cui abbiamo parlato qui) e aver fatto uscire poi Monade, è finalmente arrivato Canzoni indigeste, il primo Ep di GiusiPre, al secolo Giuseppina Prejanò.
Oltre ai due brani sopracitati, il disco presenta altre tre canzoni, L’uomo è ciò che mangia, Sisifo e Ci pensa il vento, in cui si conserva la tendenza sentita nei singoli: le sonorità la fanno da padrone, così come i riferimenti letterari a musicisti come Battiato, a filosofi come Feuerbach e Leibniz e alla classicità greca.

Abbiamo scambiato due chiacchiere con l’autrice del disco, che ringraziamo ancora per averci proposto in anteprima il suo Canzoni indigeste:

Inizierei dal titolo. Perché “Canzoni indigeste” e perché esordire con un titolo così forte?

Perché una volta messe insieme le 5 canzoni ho pensato “Cavolo, ci sei andata pesante!”.
Mi piace inoltre l’utilizzo della metafora dell’indigestione, che è completamente in linea con una delle canzoni dell’EP, L’uomo è ciò che mangia, con evidente riferimento alla celebre frase di Ludwig Feuerbach.
Le canzoni poi, e ci tengo a sottolinearlo, sono indigeste in primis per me: ci sono riflessioni e concetti che ho dovuto accettare nel corso del tempo e che la forma ‘canzone’ ha reso più tollerabili e meno drammatici.

I riferimenti agli anni ’70, ma soprattutto ’80 elettronici, così come a Battiato, sembrano abbastanza evidenti.
Quanto queste due influenze incidono effettivamente su Canzoni indigeste?

Incidono tantissimo e devo dire hanno permesso di lavorare in maniera estremamente rapida sugli arrangiamenti, perché sia Nicola che Daniele (Nicola D’Amati e Daniele Giuili hanno curato la produzione artistica e l’arrangiamento dell’EP, che è stato registrato presso Il merlo studio di Roma, ndr) hanno capito subito cosa servisse ai pezzi e cosa volessi ottenere. Li hanno inoltre enfatizzati e resi un po’ più attuali.
Entrando nello specifico, hai detto bene: Battiato su tutti probabilmente è stato uno dei richiami più utilizzati e che sento anche più presente nel mio modo di fare musica. Ci aggiungiamo anche le atmosfere del rock e del pop anni ’80, che mi accompagnano da sempre, e lì la lista sarebbe davvero lunga… Ti faccio solo alcuni nomi: Gianna Nannini, Alice, Blondie, Madonna.

Caos contemporaneo è il primo singolo, uscito quest’estate, tratto dall’EP. Come è nata la canzone?

La musica di Caos contemporaneo l’ho trovata di getto: è nata durante la preparazione per un concorso che avrei dovuto sostenere. Se vuoi è stato un vero e proprio sfogo per evitare la frustrazione del dover per l’ennesima volta studiare qualcosa che in parte si conosce già! Le parole sono venute pian piano e la prima stesura era davvero problematica: avevo bisogno di sdrammatizzare un po’ anche e soprattutto, come mi ha consigliato Nicola, di trovare un ritornello. C’è voluto gennaio 2020 per avere la canzone completa, e devo dire che il risultato finale mi piace moltissimo.

Ci si può leggere una volontà di cambiamento o è un caos in cui è normale, se non bello, perdersi?

Per l’aspetto della volontà di cambiamento, ti dico sì, assolutamente: si lascia andare il passato con ironia perché è necessario cambiare, o almeno a me è successo questo. Soprattutto, credo che questo sia un passaggio importante per rimettersi in gioco e fronteggiare il caos, che, spaventoso di certo all’inizio, potrebbe rivelarsi poi funzionale per raggiungere gli scopi prefissati.

Monade è l’altro singolo di Canzoni indigeste. Il titolo è volutamente filosofico (Leibniz)? Qual è il suo significato?

Decisamente filosofico e con chiaro riferimento alla monade “senza porte né finestre” di Leibniz. Sono perfettamente consapevole della complessità del concetto leibniziano e non ho nessuna intenzione di entrare nel merito del valore culturale e filosofico di esso. Devo ammettere però che è sempre stata per me una definizione claustrofobica, che ho cercato di esasperare nel testo della canzone per parlare della chiusura mentale esperita ai tempi dei social: il bisogno di “aria”, di “luce” deve prevalere sulla chiusura mentale, sul giudizio e il disprezzo che gratuitamente spargiamo in rete giornalmente. Il rischio è essere ottusi nei confronti degli altri e del mondo. Un rischio che spesso sento di correre anche io, nonostante lo sforzo di mantenere sempre alta la curiosità e l’attenzione.

Chiudiamo con una domanda che torna sulla panoramica del disco: le canzoni sono indigeste, ma se dovessi descrivere le singole canzoni con un aggettivo ciascuna, quali sceglieresti e perché?

Una domanda difficile, ma ci provo. Vado in ordine di riproduzione!
Monade: prepotente
Caos contemporaneo: ironica
Ci pensa il vento: malinconica
L’uomo è ciò che mangia: saccente
Sisifo: spensierata.




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