Le profezie di Jonah, un’intervista e una preghiera

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La Preghiera di Jonah, nome evocativo per un progetto che sembra avere tanto da dire. Ma perché proprio Jonah? Il riferimento biblico a cosa è dovuto? 

Di profeti ce n’è tanti, ma nel periodo in cui è nato questo nome, io (Jonah), ero immerso nella lettura del libro del profeta Giona, e forse è stato lui a scegliere me. A scegliere noi. 

Ci raccontate un po’ di voi? Da dove venite, e soprattutto dove siete diretti? 

La Preghiera di Jonah sono Jonah(Antonio), Marco e Nello. Tre ragazzi della provincia di Salerno che fanno musica insieme da anni. Siamo diretti in qualsiasi luogo la nostra musica riesca a portarci, ma sempre restando fedeli alle nostre “case popolari” da cui veniamo. 

Se pensate al vostro primo incontro con la musica, cosa vi viene in mente? 

Io che vado a comprare la mia prima chitarra o la mia insegnate di musica che mi bacchettava.(Jonah)
Io penso a mio padre, è lui che sin da bambino mi ha trasmesso questa grande passione. Quasi ogni mese mi comprava uno strumento diverso (a discapito di mia madre che si è vista trasformare casa quasi in un negozio di strumenti). (Marco). Mi ricorda un cd di una cover band dei Nirvana. Ero piccolo, avrò avuto 13 anni, non sapevo nemmeno fossero cover. Avevo già iniziato lezioni di musica ma ascoltare quei brani mi ha cambiato. Poi ascoltando i loro dischi veri sono impazzito. (Nello)

Tre singoli all’attivo, di cui uno (“Respiro”) al fianco di Edda. Esiste un percorso, un fil rouge a collegare tutto quello che fin qui avete pubblicato? 

Sono tre storie diverse ma quello che le collega tutte è la partenza. “Case popolari” parla di fuga o partenza dalla periferia. In “Come l’ultima volta” invece una persona è partita e si è allontana, si grida ai ricordi, ai momenti difficili che hanno seguito questa partenza. “Respiro” parla di due persone che sono ancora insieme ma si sente comunque aria di partenza. Un rapporto che sta per terminare a causa della voglia di partire di uno dei due.

Arriviamo a “Case Popolari”: il dramma della partenza, l’abbondono della periferia, la fuga dei cuori (oltre che quella dei cervelli). Quanto siete stati influenzati, nella scrittura del brano, dalla vostra città di provenienza? 

Tutti e tre veniamo da piccole città di provincia, infatti non è stato difficile scrivere questo brano in quanto tutto è realmente vissuto. Abbiamo subito tutto ciò che la periferia può offrire, la noia, i bar, la noia, le stesse facce ogni giorno, la noia ma soprattutto l’amara -innestata- consapevolezza che per trovare cose nuove prima o poi dovremo allontanarci dalle nostre radici.

Tra l’altro, la periferia e la provincia risultano essere tematiche centrali di numerosi brani della nuova musica mainstream; mi sono chiesto a lungo il perché della cosa, e mi sono dato come risposta il fatto che probabilmente la nostra generazione è ammalata di “periferismo” (me lo passate, questo nuovo lemma?), e finisce sempre col sentirsi periferia di qualcosa, o di qualcuno. Ho detto qualcosa di sensato, in questo mio delirio? 

Ahahahah, credo sia esattamente così. Ma più che una “malattia” io direi che è alla fine, è la vita. C’è chi reagisce subito e chi magari ci mette più tempo, ma tutti siamo alla ricerca di un qualcosa che si trova sempre un passo più in là. 

Momento consigli musicali: tre artisti emergenti che ci consigliate di scoprire, e tre artisti che hanno influenzato la vostra formazione musicale. 

Gabriele Troysi/Carmen Consoli, Calmo/RHCP, Fiori di Cadillac/Radiohead.  

Salutateci facendoci una promessa che già sapete che non manterrete. 

Ciao amici di INDIELIFE, vi promettiamo che non manterremo questa promessa!
Abbiamo mica coniato un nuovo paradosso? Mi raccomando, che sia ricordato come il paradosso della Promessa di Jonah.

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