Cardo, presto lo vedremo

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Cardo non è uno qualsiasi: spalle rese robuste da anni di live attraverso l’esperienza con i Botanici prima (di cui Mirko è stato per anni autore e frontman) e da solista poi (“Un amaro, grazie” ha raccolto l’entusiasmo di pubblico e critica, confermando Cardo tra i nomi da seguire della nuova scena cantautorale) hanno reso autonoma la penna beneventana, che dal 2019 ha inaugurato una nuova coraggiosa strada aperta insieme al trattore discografico di Dischi Rurali, realtà indipendente che negli ultimi mesi ha fatto parlare di sé come baluardo di resistenza etico-musicale alla livella omologatrice del mercato.

Dopo un percorso fatto – fin qui – di singoli al fulmicotone, Cardo riesce nell’impresa di alzare ancor di più l’asticella attraverso “Presto lo vedrai”, hit d’altri tempi, cult nel senso più originale del termine: la tradizione si fa cool nella misura in cui si intreccia con la circolarità storico-generazionale di una nuova orda di eterni post-adolescenti sbandati dall’opulenza in declino di un sistema che produce sovrabbondanza, sì, ma bulimica e malata; proprio come negli anni Ottanta.

In questo senso, il tanto celebrato e sdoganato ritorno degli Ottanta sembra non essere più confinato ad un’influenza di pertinenza unicamente estetica, ma appare la chiave di lettura più utile a lasciar emergere il disagio di una generazione impigrita vicina, nelle sue nuove avanguardie stilistiche, alla detonazione punk da una parte, alla retorica kitsch paninara dall’altra; accanto ai CCCP e ai Disciplinatha, era Vasco – a dispetto dei più puzzini radical chic – ad urlare il forte senso di “social disease” sotteso nella filosofia della “vita spericolata” che, in un modo o nell’altro, il rocker modenese condivideva con le contemporanee compagini più “politiche”.

Ecco perché, in un certo modo, trovo tremendamente sensate e attuali (e quasi storicamente legittimato) le reminiscenze vascorossiane di Cardo, che torna a cantare le conseguenze dell’amore nel modo più romantico possibile, nell’era del torpiloquio trap e della sintassi elittica del nuovo pop: c’è la vita di paese, la rarefazione del rapporto nell’era delle distanze emotive – più che logistiche -, la ricerca di un posto dove stare per non sentirci soli e nudi di fronte al dolore del quotidiano.

Il tutto, presentato in una salsa AOR tutta all’italiana, che lascia spazio all’infuriare della musica vera perché suonata, con tanto di solo finale di sax che ha l’odore della sensualità esplosiva di un pezzo che rimane fortemente ammiccante, nel denunciare il dramma della perdita: l’inciampo, se osservato dal giusto punto di vista, può essere l’occasione migliore per rialzarsi e ripartire, e “Presto lo vedrai” non smette di confermare la sensazione che Cardo sia sempre più lanciato verso un primo disco completo che sembra avere già i numeri per poter diventare cult.

Noi, quanto meno, glielo auguriamo.

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