Guida indispensabile all’ascolto di “Eclissi e albedo”, il nuovo disco di Millepiani

Millepiani da Carrara: ci sveli il segreto che si nasconde dietro il tuo nome?

Mille Piani è la traduzione italiana di “Mille Plateaux“, uno dei più importanti libri di filosofia onirica e visionaria del secolo scorso, scritto a quattro mani da Gilles Deleuze e Felix Guattari. Però è anche una marca di ascensori! Una fabbrica di macchine che servono a trasportarti a diversi piani di un palazzo. Mi piaceva questo concetto, che una canzone, o un testo, possano avere diversi livelli di lettura e comprensione, nei quali puoi scendere o salire a seconda di come la vuoi approcciare.  

Il tuo disco d’esordio da solista viene da un percorso lungo e variegato, che parte dal rock per arrivare al cantautorato passando per diversi percorsi accademici. Quale pensi che sia l’esperienza più formativa che Millepiani ha vissuto?

La lettura di tantissimi libri, il metodo di creazione di un’opera d’arte, e poi cantare di fronte ad un pubblico.

Il videoclip di “Eclissi e albedo”, title-track dell’omonimo disco d’esordio di Millepiani.

Eclissi ed Albedo” è un lavoro complesso e multiforme: otto tracce piene di stille di poesia, di lemmi quasi desueti per l’ascoltatore di oggi. C’è in qualche modo una presa di posizione poetica rispetto al declino del cantautorato verso derive semplicistiche, come quelle offerte dagli ascolti degli ultimi tempi?

No in realtà non c’è una posizione critica nei confronti del cantautorato contemporaneo che ascolto e che mi piace davvero tanto. Io scrivo così perché è quello che sono, è il mio modo di comunicare. Credo che si possa essere profondi e interessanti anche con parole molto semplici e usando il linguaggio quotidiano…

Il disco sembra essere una summa di riferimenti quasi ingombranti: dalla scuola d’autore nostrana alla scena estera, passando per Parmenide, Asimov e Montale. Ti fa di farci un po’ da Cicerone attraverso la scoperta di “Eclissi ed albedo”, traccia per traccia?

“Eclissi e Albedo” apre il viaggio e presenta i due protagonisti alle prese con la loro relazione di coppia tra rituali quotidiani e routine, ma presenta anche la luce e il buio che sono i temi dominanti del disco.

“Farfalle” affronta il tema del caos e dell’impossibilità di controllo da parte dell’individuo nelle vicende della vita.

“Temporeale” è l’inconoscibilità dell’altro, la meraviglia di fronte ad essa e infine la consapevolezza che noi esistiamo perché c’è sempre qualcuno che fa sì che la nostra esistenza abbia un senso.

“L’antimateria dei sogni” è una canzone sulla lontananza e sulla nostalgia.

“Iperione” affronta la difficoltà a comunicare i sentimenti e a trovare le parole giuste da dire, ma è anche un inno all’amore e all’energia del calore e dell’estate. 

“Luce” è la ricerca della verità ineffabile, la scelta di affrontare certe domande e di cercare la scintilla dell’assoluto dentro di sé.

“La coseità delle cose” è il dubbio estremo che mette in discussione persino la realtà oggettiva ma proprio per questo offre un nuovo scenario, infinito.

“La coda di Iperione” è la conclusione del viaggio, dove i protagonisti del disco, Eclissi e Albedo, una notte d’estate, sdraiati su un prato, osservano le stelle tra il frinire dei grilli.

“La coseità delle cose” è forse uno dei brani più affascinanti di tutto il progetto: quanto fanno paura, a Millepiani, le cose che non sa?

In realtà dubitare di tutto e mettere in discussione ogni cosa, scavando fino al mistero totale del reale è un esercizio che ci allontana da tutte le paure. Come diceva Lyotard, solo quando dubiti di tutto puoi aprirti all’infinito, a infinite possibilità. 

Ma da quanto tempo lavori su questi brani? E in qualche modo ha influito sulla scrittura del tutto il dramma COVID e la prigionia obbligata che ne è conseguita?

Questi brani sono stati composti e registrati prima della pandemia, ma non credo che sarebbero stati scritti diversamente, anche se alcuni temi trattati sono la fragilità, la distanza e la ricerca interiore del sé. Per quanto riguarda il Covid la situazione drammatica che stiamo vivendo ci ha fatto riscoprire la nostra estrema fragilità, il non controllo sulla Natura e forse in futuro saremo in grado di rivalutare la nostra volontà di potenza e di dominio sul mondo.

Classica chiosa da fine intervista: progetti per il futuro?

Un nuovo disco che tratterà di infinito e infinitesimale, di macrocosmo e microcosmo. Sarà un altro concept album probabilmente, seppur costituito da pezzi che hanno una loro indipendenza e unicità e che possono essere anche fruiti come singoli, proprio come nel caso di “Eclissi e Albedo”.

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