“You and I”, una sbirciata sul futuro (immediato) di A-Lex Gatti

A-Lex Gatti è uno che sa il fatto suo e da qualche mese ormai lo sta dimostrando a colpi di rock: riff efficaci a far detonare la nostalgia in tutti gli amanti del distorsore, melodie AOR che ammiccano ai Journey ma con il piglio dei Creedence. Insomma, Gatti è un melpot di influenze che trova il suo equilibrio nell’autenticità di una proposta che vuole tornare alle radici, per riscoprire sé stessa. Da “Inner Peace” a “You and I“: una retrospettiva a tu per tu con l’artista su passato, presente e futuro (immediatissimo) di A-Lex, con tanto di gustosa anteprima del singolo in uscita questo venerdì. Enjoy!

Ciao Alex, classica domanda d’apertura che, in tempi come questi, diventa tutt’altro che banale: come stai, all’alba di questo tuo ritorno sulle scene con “You and I”? Come stai vivendo questo nuovo tragico stallo? 

Ciao a tutti! È un piacere essere qui. Sto bene per fortuna. Non sto nella pelle e non vedo l’ora esca questo nuovo brano. C’è altrettanta smania e voglia di potervela far ascoltare dal vivo ma, per questo, bisognerà aspettare tempi migliori. In questo periodo mi sto concentrando molto a suonare e sperimentare in ottica di futuri concerti live. Mi aggrappo alla musica, come sempre, e cerco ristoro facendomi trasportare dal suono della mia chitarra nel mio studio casalingo. Creare e poter fare arte credo sia un bel modo per passare questi tempi fatti di isolamento generale.

Oggi, a due giorni dall’uscita del tuo nuovo singolo, mi piacerebbe che regalassi ai lettori di Indielife una retrospettiva della tua vita. Regalaci qualche ricordo lontano, il primo che hai con la musica e fai per noi un bilancio di cosa è rimasto come allora e cosa, in qualche modo, è cambiato.

La musica mi accompagna da tempo ed è arrivata dal nulla. Da alcuni vecchie cassette sono stati riesumati video in cui ascoltavo musica nel mangianastri e tentavo di emulare una batteria con palette e secchielli. Questo è il primo ricordo che ho del mio rapporto con la musica. I ricordi più belli risalgono sicuramente al periodo dell’adolescenza, quando ho iniziato ad affacciarmi al mondo dei live con varie band. Lì mi son goduto veramente il bello della musica fatta di condivisione e di partecipazione. L’aneddoto più divertente è sicuramente quando con i Dismal Faith ci siamo ritrovati a fare un “live” in una sala senza palco. Abbiamo suonato in mezzo alla gente che pogava con noi ed è stata un’emozione indescrivibile, carica di energia e calore. Questo è quello che più mi manca in questo strano periodo ovviamente insieme a una partecipazione attenta delle persone e la voglia di andare a vedere concerti e immergersi nella musica. Mi piacerebbe che da questa esperienza di chiusura e isolamento ne nascesse una riflessione individuale da parte di tutti che possa far riaffiorare questo tipo di attitudine verso la musica e verso l’arte in generale.

Ti avevamo lasciato con un singolo dalle forti tinte rock, confermate anche in “You and I”; domanda cruciale, che mette in crisi tutti i veri rocker: che cos’è, per A-Lex Gatti, il rock? Che cosa vuol dire “essere rock’n’roll”, nel 2020?

Il rock per me è libertà allo stato puro. Significa da sempre rompere gli schemi (strutturali e non). È la libertà di poter dire in faccia le cose come stanno, senza finti perbenismi e ipocrisie del caso. È follia, ma creativa. Ti porta a sperimentare, ad andare avanti e non pensare a tutto quello che ti circonda. È il mio modo preferito di connettermi con me stesso e comunicare con il mondo esterno. Fare casino, ballare, urlare… questo per me è rock’n roll! È così da sempre e sempre sarà. Probabilmente si evolverà ma, secondo me, questa è l’eredità che ci hanno lasciato i grandi della musica che sono stati coraggiosi nel rompere gli schemi e ad andare oltre tutto ciò che esisteva, innovandolo. Questa è la spinta vitale che bisognerebbe preservare e portare avanti a qualunque costo.  

Ci racconti un po’ com’è nata “You and I”?

“YOU & I” più che nascere è capitata. Ero sugli scogli a suonare davanti al mare aperto come di solito faccio e, in quel contesto ancestrale, ho cominciato a suonare quello che poi è diventato il riff principale. Mi sono accorto subito che poteva essere un bel brano ed ho deciso di condirlo con i miei pensieri sulle relazioni in generale e sulla storia che avevo all’epoca. Di getto è venuto fuori pure il testo che, come tutti gli altri, è autobiografico. In sostanza, musica e testi partono sempre dalla mia visione del mondo. Una volta poi terminati i provini sono andato come al solito al G.Lab Studio e con Giacomo Lorè e Luca Giampietri abbiamo concluso e sistemato l’arrangiamento. Il risultato lo ascolterete venerdì. Spero vi piaccia.  

Tra l’altro, in anteprima per Indielife, oggi ci regali una versione live molto intima del brano, occasione irripetibile per gustarsi “You and I” nella sua forma più embrionale. Come nasce per te una canzone? E qual’è il processo che porta il brano a diventare quello che venerdì ascolteremo su tutte le piattaforme digitali?

Generalmente le canzoni per me nascono giocando. La maggior parte delle volte infatti mi diverto a suonare la chitarra senza grosse pretese, partendo magari da cover o idee che ho in mente in quel momento. Poi magicamente, quando entro nel mio mondo, viene fuori qualche intuizione che mi crea più emozione o trasporto di altre. Da lì, comincia la gestazione della canzone. Inizio a lavorarla e sistemarla fino a raggiungere quello che mi piace di più e che mi sento di esprimere. Il problema è che, facendo così, ho molte idee che rimangono sospese, non valorizzate. Facendo un paragone fotografico, è come avere delle polaroid di momenti differenti archiviati e pronti per essere poi messi insieme in un quadro più ampio a tema con quello che voglio trattare. Una volta ottenuta la struttura che mi piace e l’arrangiamento quasi definitivo, registro il provino e lo valuto assieme ai miei amici e collaboratori, raggiungendo poi la versione definitiva da registrare in studio. Per i testi, ho dei taccuini in cui annoto idee e pensieri che poi rileggo per trovare l’ispirazione giusta per il messaggio che vorrei trasmettere. Tendenzialmente, creo prima la musica e poi il testo. Però non è detto che in futuro potrebbe succedere il contrario.

Una tua riflessione sulla situazione culturale in Italia, oggi, nell’era delle grandi distanze.

Il problema culturale parte da molto prima del Covid ed è un processo che va avanti purtroppo da molto tempo. Sicuramente, questo periodo di chiusura non ha fatto altro che peggiorare la situazione. Il discorso sarebbe molto lungo e variegato ma possiamo riassumerlo così: la sovrabbondanza di informazioni che abbiamo a disposizione ci ha reso tutti meno curiosi e desiderosi di scoprire. Stessa cosa vale in campo musicale. Una volta, per ascoltare musica, era necessario procurarsi il vinile e, per farlo, bisognava andare al negozio specializzato che non sempre era vicino a casa. La “fatica” fatta per procurarsi quel vinile, sia in termini di soldi che di tempo, era tale che quel disco veniva ascoltato ripetutamente, magari anche insieme agli amici. Tutto questo, portava una consapevolezza maggiore. Il mondo del digitale, ovviamente, ci ha tolto questa fatica. Oggi è tutto a portata di click ma questo ci ha privato della voglia di andare a fondo nell’analizzare il messaggio che l’artista vuole trasmetterci. Anche il mondo della musica ha dovuto adeguarsi diventando veloce, come veloci sono diventate le nostre vite. Magari oggi ascoltiamo molta più musica ma lo facciamo sommariamente e di fretta, sappiamo molte cose ma in maniera sommaria e approssimativa. Spero che ci possa essere una svolta in questo senso e che si possa tornare a fare musica per raccontare e per esprimersi senza essere schiavi del mercato, dei numeri, e delle immagini che a volte i social e il marketing ci propongono che uccidono l’arte e le sue libertà. Non capiamoci male, non credo sia solo colpa della tecnologia ma piuttosto di una concezione sbagliata, dettata anche dalle tempistiche di vita molto serrate che non danno molto spazio a meditazioni profonde e dettagliate su se stessi e sul mondo che ci circonda. 

Abbiamo iniziato in maniera classica, chiudiamo in modo quasi scontato; progetti per il futuro, e soprattutto: perchè dovremmo ascoltare venerdì “You and I”, il tuo nuovo singolo?

Prossimamente, ci saranno alcune novità quindi vi consiglio di rimanere sintonizzati sui miei social. A breve ci saranno altre due brani da ascoltare e sto lavorando al mio primo album, che spero di fare uscire entro l’anno prossimo. Il tutto possibilmente condito dal maggior numero di live che riuscirò a fare appena ce ne sarà l’occasione. Per quanto riguarda “YOU & I” consiglio di andarla ad ascoltare perché è una canzone che parla di tutti noi, dei nostri sentimenti e sono convinto che molte persone potranno ritrovarsi nelle mie parole. Il tutto è confezionato in una veste del tutto diversa rispetto alle canzoni che solitamente parlano di relazioni e sentimenti. Vi lascio un piccolo spoiler: “…time is going on, a choose is never wrong. Doesn’t matter if you rise or fall, But it’s made by YOU…”. Vi ringrazio per quest’intervista interessante. Un saluto e un abbraccio virtuale a tutti. Ci vediamo live, appena si potrà. 

IN ANTEPRIMA PER I LETTORI DI INDIELIFE LA “LIVE SESSION” DI “YOU AND I”, IL NUOVO SINGOLO DI A-LEX GATTI IN USCITA IL 11.12.2020.

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