Intervista a Doc Ketamer, “nella mia etichetta troverete passione e musica autentica come mezzo espressivo”

Doc Ketamer da Napoli ad Amsterdam. Dai rave, al punk, fino all’Hip Hop e al crossover. Ho amato fargli questa intervista e scoprire di più su di lui. Durante la nostra chiacchierata, Doc Ketamer mi ha raccontato un po’ di più sulla sua etichetta, su come è nata e dei suoi valori. Mi ha inoltre presentato il disco di Mc Sof (Damn maD) e l’ultimo video uscito Age megA. Abbiamo parlato di tecnologia, pregiudizi sui generi musicali… e non solo! Ora sappiamo anche dove andare se capitiamo ad Amsterdam e abbiamo voglia di Pizza.

Ciao Doc benvenuto su IndieLife. Posso chiederti da dove nasce il nome Doc Ketamer?

Il Doc l’ho aggiunto ultimamente, anche se in molti me lo hanno sconsigliato, perche è molto anni ’90 e sa di vecchio. Ma in effetti era proprio quello che cercavo di comunicare. Per qualche motivo la musica a cui rimani legato per tutta la vita, sono quella degli anni della propria gioventù. Mio padre ,per esempio, è rimasto negli anni ’60 , perche ha piu di 70 anni. Io invece “ci sono rimasto sotto” con gli anni ’90. Anni che furono giudicati molto vuoti all’epoca ,ma che per me furono molto importanti: erano gli anni in cui da poco erano cominciati i primi “rave” propriamente detti, era la golden era nel mainstream per l’hiphop, e c’era un assordante musica dance di sottofondo, che era quello che gli altri ragazzini dell’epoca andavano a ballare in discoteca. Per quanto riguarda invece il nome Ketamer, vi dico solo che ho continuato ad usare un nickname, che mi rimase appiccicato a quei primi rave di cui vi parlavo, e l’ho fatto per tutti gli amici fatti sul dance floor in quegli anni, quelli che sono invecchiati come me, quelli che ancora ballano, quelli che “hanno cambiato vita” e quelli che non ci sono più; per dirgli: ”hey sono ancora io, non era un sogno, è tutto vero, c’ero anch’io”

Oltre ad essere un abile produttore, sei anche il fondatore dell’etichetta KML records. Quando ti è venuta l’idea di fondare una label tutta tua?

Grazie mille per l’abile produttore, (ndr Sorride!). Qualche anno fa, qui in Olanda, la legge sugli squott cambiò e mantenere il mio sound system cominciò a diventare insostenibile, anche perche il volume delle feste stava scemando e pure quello era diventato sempre piu problematico. Lasciai il mio impianto ad altri amici in Italia, prima ai Faida di Pavia (con cui facevano parte dello stesso collettivo Black Sheep), poi ai Nameless di Napoli (sound che ho visto nascere e crescere), e infine agli ‘Alien KML’ sempre, di Napoli, che perpetreranno il nome KML nell’underground. Il mio amico Joao Borges costruì da solo uno studio di registrazione, l’HAL5, e mi chiese, qualora mi fosse piaciuto, se volessi essere coinvolto: così la KML rinacque come label!

Qual è il retaggio della KML?

Cerchiamo artisti che, come noi, preferiscono una ricerca musicale originale e indipendente, spinta dalla sola passione per la musica come mezzo espressivo, invece che dalla voglia di fare soldi, tanto propagandata dagli artisti del mainstream attuale. Noi siamo quegli sfigati che ancora rimangono chiusi in studio settimane, che ancora ci mettono mesi e anni per cacciare un album, che non è fatto per il gusto ricavato dalle statistiche, ma è come piace a noi. Noi siamo piu come un artista di strada, che non vi vende un operazione commerciale, ma semplicemente vi regala un pò del suo tempo per intrattenervi con la sua passione, chiedendo in cambio un aiuto economico, per continuare a farlo.

Come si vive in Olanda rispetto all’Italia?

Ho sempre pensato che la qualità della vita qui sia piu’ alta, che è anche il motivo principale per il quale decisi di venire. La libertà e la vivibiltà che qua è normale, in Italia è un lusso che quasi nessuno può permettersi. E parlo proprio del ceto medio-alto. Figurati chi neanche riesce ad arrivare a fine mese! Questa è la cosa più importante per me e mi fa dare i pizzichi sullo stomaco, per tutte le altre cose ,che ogni giorno, mi fanno alzare gli occhi al cielo e pensare che solo un altro italiano potrebbe capirmi! E non mi riferisco, come tutti starete già pensando al cibo e al clima (ma certo anche quello!) ,ma alla assoluta mancanza di elasticità mentale dei popoli nord-europei: ecco l’ho detto, a costo di sembrare razzista! Cosa, che da noi, è portata all’estremo opposto; per cui in Italia sembra quasi che l’unico reato grave e perseguibile sia l’omicidio, e qualsiasi altra infrazione è sempre irrisoria, perchè c’è il “governo ladro”.

A livello musicale ti stai facendo sentire? Sei integrato? E’ più semplice o è difficile?
Come Dj mi sono fatto sentire per anni in tutta europa. E anche le mie produzioni tekno hanno un linguaggio universale che riesce a piacere ovunque. Per quanto riguarda la label invece, avendo soprattutto artisti Italiani che cantano in italiano, il nostro target rimane l’Italia: insomma se parliamo in italiano è abbastanza chiaro che ci rivolgiamo a voi, amici! (ndr Ride!).

Sono rimasta colpita da un pezzo uscito da poco di un ragazzo che fa parte della tua etichetta. Il brano si chiama “Age MegA” ed é firmato MC SOF. Come hai deciso di portare sotto alla tua etichetta questo artista? Ti va magari di dirci anche qualcosa su di lui?

Conosco Mc Sof da quando eravamo ragazzi, anche se frequentavamo amicizie diverse. A causa del suo aka gli amici a quel tempo lo chiamavano goliardicamente Sofficino. Mi ricordo che all’epoca lui gia era già nel giro rap, mentre io, benchè ascoltassi sempre musica a 360, anche hiphop, ero ancora abbastanza nel mio periodo punk/rave. Quando ci siamo incontrati qualche anno fa a Napoli, una delle ultime volte che scesi da Amsterdam, gli dissi del mio progetto con l’etichetta e lui sembrò entusiasta, anzi prese la palla al balzo, per trasferirsi.

Il pezzo é una critica al nostro secolo. Tu come la pensi?

Spesso le persone quando vedono lo sfacelo di questo secolo puntano il dito contro la tecnologia, perchè è quella che è avanzata esponenzialmente in questo periodo. Credo però che sia un pò semplicistico. Pensate alle pistole. Sono pericolose certo… ma é l’uomo che decide come usarle. Le pistole in quanto tali, prese singolarmente, non sono ne buone ne cattive. Entra molto in gioco la moralità. Potremmo pure bandirle (pensate al pianeta delle scimmie!), ma fermerebbe la violenza?. Si può ragionare allo stesso modo pensando alla tecnologia. Da sola non ha creato nessuna delle aberrazioni che stiamo vivendo. Il suo uso sbagliato ha creato dei danni. Così come puo avere un grosso impatto in positivo sull’evoluzione di una specie, può averlo in negativo sul suo habitat. Anche la parola  o la scrittura sono tecnologie, queste tecnologie ci hanno aiutati ad evolverci e ad essere sempre piu padroni del nostro habitat. Il problema é che ,nell’ultimo secolo, siamo diventati addirittura gli dei del nostro mondo e possiamo fare venire a piovere o creare una pandemia. Durante la guerra fredda, due colossi politici si contendevano chi avesse il potere di poter di distruggere la terra, oggi anche un paesino che non ha bisogno essere nessun colosso politico o economico, ha questo potere. Fino al secolo  scorso ,eravamo ancora Batman con un sacco di costosi gadgets, ma oggi abbiamo i superpoteri, ma, come dice il nonno a Spiderman, “con grandi poteri hai grandi responsabilità”… un  senso di responasbiltà che sarebbe dovuto crescere a pari passo con queste tecnologie, ma invece mi sembra tanto che siamo rimasti dei fanciulli irresponsabili.

Come hai lavorato al suono e chi ti ha affiancato nel lavoro?

Sono fiero di questa produzione, perchè mi sono lanciato in un genere che a me piace molto, ma di cui non avevo esperienza, fuori dall’esserne un mero ascoltatore. Per fortuna ho potuto avere la collaborazione di valenti musicisti e ingegneri del suono, che mi hanno aiutato a fare uscire la traccia che avevo in mente. Sicuramente la fanno da padrone, in tutto il pezzo, le chitarre di Artur Hearhadze, attorno le quali ho costruito il resto, ma quello che adoro di piu di tutto, che per me è la ciliegina sulla torta, sono gli scratch di Dj Skyfunker su quelle chitarre. Il tutto, sapientemente mixato, dal mio ingegnere Frank de Jong.

Ho letto che il tuo progetto è partito dal classic Hip Hop e si è evoluto in qualcosa di più. Non mancano infatti rockers e crossover nelle tue produzioni. Hai mai ricevuto critiche per questo?
Certo ininterrottamente! Quella piu frequente é “che salto tropo da un genere all’altro”, che dovrei conquistarmi il favore di una nicchia musicale e costruire la mia fama di producer su quella. Poi alcuni parteggiano per l’elettronica, chi per la tekno, chi il rap… ed io invece cosa faccio? Vado per la mia strada ed esco con un album prticamente ibrido: un crossover.

Infatti anche tutto il disco di MC SOF (Damn maD) è particolarmente “contaminato”. Grandioso nel suo genere. Che feedback hai avuto su questo nello specifico?
Anche qui un sacco  critiche! Non hanno minimamente compreso che questa contaminazione è proprio la peculiarità di quest’album! A parte questa diatriba sul suo genere, alla maggior parte degli old-school head come me, sembra sia piaciuto. Le nuove generazioni, onestamente non lo so, quando glielo chiedo è difficile capirli considerando che non staccano la testa dal loro telefonino, poi pero qualche like lo mandano…

Oltre a “Age MegA” quali sono stati gli altri singoli estratti dal suo disco?

Il primo ad essere stato estratto è stato ovviamente “Damn mad”, che da il nome a tutto l’album. Si tratta di un featuring con Lord Digga. Il pezzo presenta Sof, Digga e tutta la KML. Ci siamo divertiti molto col video devo dire. Sof si traveste da barbone e va in giro col carrello con la musica e al suo passaggio tutti si trasformano ed escono pazzi. Poi abbiamo fatto uscire “Raw waR” che ha lo stesso concept di Age megA piu o meno, ma in chiave piu alchemico-esoterica, con una musica più rock psichedelico. L’ultima traccia, la terza, deve ancora uscire. Vi accenno in anteprima solo per voi amici di Indielife, che sarà il brano col featuring di Termanology anche se, per cause di forza maggiore dovute alle restrizioni del covid, non potrà apparire in video.

Scusa se te lo chiedo… ma a questo punto sei qui e ne approfitto. Spieghi a chi non capisce il dialetto cosa vuol dire “Damn maD” e perché è stato scelto come nome del suo disco?

In realtà più che dialetto è slang e vuol dire “dannatamente matto”. Suona carino persino in italiano (ndr Ride!). Il pezzo che porta questo nome é diventata la prima traccia strada facendo e poi, essendo così rappresentativa, anche il nome del disco. Infatti avevamo cominciato a crossare col rock da qui… prendendo spunto per il concept di tutto l’album.

Un buon posto per mangiare la pizza dove vivi tu? Dove ci consigli di andare se veniamo a trovarti?
Qua ad Amsterdam la comanda Pomorosso! Venite a mangiarvi la pizza da Tony e non ve ne pentirete e se gli dite che vi ho mandato io vi farà pure gli onori di casa (ndr Ride!).

A cura di Selene Luna Grandi

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