Intervista a Incompleto, “l’indie ha semplificato il processo di scrittura, rendendolo più vicino al modo di parlare e di vivere quotidiano”

Incompleto é un cantautore e musicista del panorama Indie di Torino da sempre appassionato di musica. Negli ultimi anni ha pubblicato oltre sei singoli fra cui A Torino, brano che non è passato inosservato dalle radio e dai media locali. A pochi giorni dalla Vigilia di Natale, ci regala un altro brano dal nome Amore in Playback.

Partendo dalle dating app, si arriva a una critica ai rapporti facili, all’assenza di passione nelle relazioni e alla fretta nel volere l’amore. Durante la nostra chiacchierata, Incompleto ci racconta dell’ultimo singolo, ma anche di lui, della musica Indie, e dei progetti futuri. E’ riflessivo Incompleto. Un artista genuino che cavalca l’onda quando una miccia lo accende… e in poche ore da vita a gemme inaspettate che si spera possano, prima o poi, completarlo in un disco.

Benvenuto su IndieLife.it Incompleto! Ci racconti brevemente qualcosa di te? Perché il nome Incompleto?
Vorrei partire dicendo che, più che artista, amo definirmi uno strimpellatore con un’immensa passione per la musica, che mi ha dato una grandissima mano in un momento di difficoltà personale non indifferente. Musicalmente sono nato con un duo musicale dance house (I Lindimixo), tutt’ora esistenti e prolifici. Amo però anche le ballad, le canzoni rock d’amore, l’indie, cantare. Ed è proprio questa parte di me che mi ha fatto sentire l’esigenza di produrre pezzi solisti con il nome di Incompleto. Ad un certo punto della mia vita mi sentivo così, incompleto, e ho voluto tirar fuori pensieri, sensazioni ed emozioni di un momento per me complicato, da un punto di vista personale. Riflettendo … mi sono sempre visto incompleto. A volte perché mi mancava una persona accanto, o perché non ero soddisfatto del lavoro, o perché non riuscivo ad ottenere quello che volevo. Inoltre, Incompleto è un bel nome per un artista indie, non suona bene?

Cosa c’é di Indie nella tua musica?
Diciamo nelle tre componenti: testi, sound e voce. Dal punto di vista dei testi, ci sono molti riferimenti che soprattutto la fascia 20-35 anni comprende e vive quotidianamente: l’indie ha “semplificato” il processo di scrittura, rendendolo più vicino al modo di parlare e di vivere quotidiano. Nel mio caso, se penso ad “Amore in Playback”, penso a Tinder, i “direct” di Instagram, o lo scambiarsi proprio l’account Instagram per scriversi. Sono segni del tempo attuale. Vasco o la Pausini ad esempio, icone del rock e del pop italiano, non metterebbero mai questi ingredienti nei loro testi. E che dire del sound? L’indie (quello Italiano) è nato riprendendo in maniera chiara ed inequivocabile gli anni ‘80, con riverberi smisurati, tastiere e batterie elettroniche. In questo senso, i TheGiornalisti hanno aperto la strada. Ecco, anche in questo caso, “Amore in Playback” ha dei suoni tipicamente anni ‘80. Inoltre il sound indie è “crudo”, per quanto ci siano fior fior di producer dietro ai grandi nomi. Pochi strumenti, suono che non sembra lavorato. Infine, per quanto riguarda la voce, il 90% del panorama indie non ha grandi capacità canore, ma sono efficaci nel messaggio: pur senza grandi estensioni vocali, il mix di testo, intenzione e base è vincente. Ed anche per questa cosa, rientro in pieno: non ho grande estensione vocale, ma credo di passare bene le mie emozioni quando canto.

Il singolo che hai tirato fuori é  molto azzardato in un periodo dell’anno come questo. Però mi piace il singolo e mi piace questa cosa del criticare durante il Natale. Mi dici di nuovo che tipo di critica fai col pezzo Amore in Playback?
Innanzitutto sono contento di sentire che ti piaccia! Ad ogni modo, diciamo che non sono il Grinch, il Natale mi piace, tra l’altro sono nato a dicembre, quindi non posso che amare la neve e la sua atmosfera. La critica di “Amore in Playback” è che, a mio modesto modo di vedere, l’amore delle app di incontri sia una generi una specie di socialità distorta, perché si entra in contatto solo con persone che mostrano già un interesse, perciò “vai sul sicuro”, perdendo la parte stimolante che è quella della comprensione, con segnali, gesti, parole dell’interesse o meno dell’altra persona. Questo secondo me genera anche, a lungo andare, una perdita della capacità di socializzare con il sesso di interesse, perché si ha paura del fallimento (che su Tinder può capitare, però è virtuale) e perciò non ci si prende più il rischio di provare a mostrare il proprio interesse e sentimento.

Parlando di siti di incontri … come mai credi siano diventati così di moda? Cosa ci manca rispetto a prima?
Perchè viviamo in una società che ha drasticamente accelerato la velocità con cui si fruisce e consuma di tutto: contenuti, cibo, successo, relazioni. La gente è così abituata ad avere tutto e  subito, che prendersi il tempo per conoscere bene una persona, prendersi il rischio di ricevere un no, non è più concepibile. Perché perder tempo con una persona a cui magari neanche interesso, quando con un’app posso sentirmi e conoscere una persona che ha già un interesse nei miei confronti? Ormai esiste un’app per tutto.

Hai avuto mai esperienze personali con incontri virtuali?
Non puoi criticare una cosa o arrivare ad averne un’opinione ponderata se non l’hai vista o provata, giusto?

Come hai lavorato al pezzo Amore in Playback?
Probabilmente sono dichiarazioni già trite e ritrite, ma posso dirti che… è venuta fuori di getto! Avevo in testa la ritmica di “Maleducata” di Achille Lauro, che mi faceva davvero impazzire (avendo un sound rock, che amo), e mi sono detto: “devo assolutamente fare un pezzo con questo giro di batteria!”. Così, nella mia camera, sono partito da li, poi ho aggiunto basso, synth e gli altri strumenti ed in termini di arrangiamento è venuta fuori 3-4 ore. Terminata la parte musicale, mi sono messo con la chitarra ed ho tirato giù il testo, anche li in un’ora, tutto nello stesso giorno. Ammetto di essere poco prolifico, ma se si accende la miccia, prendo fuoco in fretta. Buttata giù la struttura ho poi ri-registrato la voce nel mio home studio.

Ci sono artisti indie in Italia che stimi?
Nel mondo indie ci sono molti artisti interessanti e lo seguo con molto piacere perché trovo che sia il genere dove nascono gli esperimenti migliori, in Italia. Se dovessi dirti chi sono i miei preferiti, direi Legno (trovo “In gin di vita” un mezzo capolavoro), Carl Brave (sono di Torino, ma amo Roma e lui la racconta magnificamente), Gazzelle (mi piacciono gli artisti che scrivono canzoni tristi), Cosmo e Aiello (ho passato con un mio carissimo amico tutto il 2019 a cantare a squarciagola “Arsenico”, perché effettivamente c’era dolore). Fuori dalla scena indie, nel panorama italiano, ho apprezzato molto l’evoluzione di Achille Lauro, in grado di cambiare genere ed essere sempre efficace. Mi piace molto il suo sound degli ultimi tre album.

Oltre ad Amore in Playback hai già fatto uscire altri singoli?
Si, questo è il mio 6° singolo. Nel 2019 sono usciti i primi tre. “Ventisei”, “Immagine” e “Mi adatto” rappresentano un percorso, sia in termini di sound che di contenuti. Sono la mia evoluzione personale, dalla fine di una storia d’amore, la continua presenza negli spazi fisici e virtuali e dentro la testa di una persona, ovunque ti trovi, all’accettazione di un nuovo status quo, per cui ci si adatta ad un’altra realtà. Nel 2020 ho invece pubblicato “A Torino”, una dedica d’amore alla mia città natale, da cui sono andato via per lavoro e amore. Il primo lockdown l’ho trascorso in un appartamento di 60 mq a Milano, isolato da tutti, con famiglia e amici di una vita a Torino: mai come in quel momento ho sentito la mancanza di tutti quegli affetti. Il mio sogno è che diventi una delle canzoni di riferimento per la mia città, un po’ come lo è ora “il cielo su Torino” dei Subsonica.

Infine l’ultima è stata “Indietro nel tempo”, uscita a settembre, una riflessione su come a volte mi manchi la semplicità di essere bambino, quando non avevi problemi, ma passavi il tempo in giro con i tuoi amici, dietro a un pallone tutti i pomeriggi e il tuo unico problema era andare nel fiume a recuperare il pallone calciato alto. Insomma, in un modo o nell’altro, il passato ha fatto parte dei miei singoli. E poi eccoci ad “Amore in Playback”.

Quando arriva quindi un disco?
Eh, bella domanda! Come dicevo prima, sono poco prolifico come artista, potrebbero volerci dieci anni per scrivere altri cinque brani, o comunque quelli sufficienti per chiamare un insieme di brani “album”. Però, paradossalmente, avrei già la copertina e il titolo dell’album pronti. A questo punto mancano solo le tracce (ndr Ride!). Oppure potrei non fare mai un album, in questo senso la mia carriera sarebbe incompleta, perciò coerente con il mio noma da artista, no?

Ti lascio uno spazio aperto per dire quello che vuoi…
Spero di tornare presto da voi di indielife.it: vorrà dire che ho qualcosa di nuovo da raccontare e che voi avrete avuto la voglia di ascoltarmi. A chi invece è arrivato fin qui, beh a questo punto vi aspetto sui digital store! Ci tengo anche a dire una cosa, giusto per non essere frainteso. Al di la della mia opinione sulle app di social dating, non demonizzo la tecnologia, ci lavoro quotidianamente e la trovo utile, in particolare in un momento dove in molte parti d’Italia non si possono vedere i propri amici, parenti, compagni: le videochiamate ci permetteranno di restare in contatto con i nostri affetti, soprattutto per Natale, l’emblema della festività della famiglia. Tenete duro, rispettiamo queste brutte restrizioni e con lo sforzo di tutti ne usciremo in fretta. Il 2020 sarà un brutto ricordo: torneremo a stringerci, a ridere, saltare cantare tutti insieme più forti di prima. L’essere umano è un essere sociale e le relazioni sono vita: senza di esse, l’uomo è Incompleto.

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