“Questa piazza è ancora nostra”: musica, cultura e centri sociali.

Mercoledì 25 novembre 2020, è stata una giornata lunghissima per Roma. La città si è svegliata all’alba tra le luci lampeggianti dei mezzi blindati della polizia e il suono inquietante degli elicotteri nel cielo. Hanno sgomberato il Nuovo Cinema Palazzo.
Per comprendere la gravità della notizia è necessario tenere attentamente lo sguardo al presente e poi riportarlo indietro di almeno dieci anni.
Negli ultimi tempi non si è fatto che additare la movida sconsiderata nelle città (e i giovani senza valori, se non quello dello Spritz serale) come causa principale di assembramento (e quindi di contagio). Eppure questo fenomeno, condannato da tutti/e con sdegno, in questi mesi di pandemia, è frutto di un preciso disegno politico e sociale iniziato almeno dieci anni fa (anche di più).
Nel corso dei primi anni duemila, infatti, la città ha visto chiudere i cinema, i teatri, i luoghi di aggregazione, i piccoli negozi di quartiere, perché schiacciati dai centri commerciali (la nuova “piazza”), i megastore, le grandi catene di distribuzione di cibo, i Bistrot (molti finanziati dall’ultradestra europea), i chioschi, i bar-sale slot, i Bingo. 
La città di Roma (e non solo) ha venduto gran parte del proprio patrimonio architettonico ai privati che, in accordo con le mafie, hanno ridisegnato i profili dei quartieri (soprattutto periferici) e riconfigurato l’economia della città, fondandola unicamente sulla distribuzione di cibo, di alcol, di consumo di massa e di gioco d’azzardo.
In risposta a tutto questo, il cosiddetto popolo dei centri sociali ha iniziato ad occupare i vari palazzi abbandonati della città per sottrarli alla decadenza e alla speculazione, per poi restituirli alla comunità. Uno di questi è il Nuovo Cinema Palazzo: uno stabile occupato a Piazza dei Sanniti (nel cuore del quartiere studentesco di San Lorenzo), affinché non diventasse un gigantesco Bingo, ma piuttosto luogo di studio, di incontro, di aggregazione, di accoglienza e di produzione culturale gratuita.

Illustrazione di Maria Chiara Gianolla


Sono tantissimi gli artisti (dalla musica, al fumetto, al cinema, al teatro) che hanno mosso i loro primi passi proprio tra le sale non riscaldate del Nuovo Cinema Palazzo per poi raggiungere il grande pubblico e il successo. Ancor di più sono i progetti sociali (non garantiti dal comune) che hanno reso possibile quello che per molti/e, altrimenti, sarebbe stato impossibile (e ora, durante l’emergenza sanitaria, ancor di più): dagli eventi in piazza per bambini, alle raccolte fondi di solidarietà, alla distribuzione alimentare nel quartiere, allo sport popolare, fino all’apertura di un’aula studio.
Era una certezza il Nuovo Cinema Palazzo, un luogo davvero prezioso per il quartiere, una risorsa per l’intera città, un presidio culturale, solidale, sociale e umano assolutamente necessario.
Eppure, mercoledì’ 25 Novembre, Il Nuovo Cinema Palazzo è stato sgomberato, come fosse un covo di criminali.
La comunità, ferita ed incredula, ha tentato di opporsi allo sgombero, prima con un sit-in degli studenti, poi con un’assemblea cittadina, infine con un partecipatissimo corteo che ha attraversato ripetutamente il quartiere: musica, cori, fumogeni, cariche, lancio di oggetti, manifestanti contusi, studenti fermati.
Questo non è servito a fermare lo sgombero, ma di certo non si è fermata neppure la comunità che da quel giorno ha presidiato la piazza con l’appoggio di tutti gli artisti (musicisti, attori, fumettisti, ecc) che in questi anni hanno attraversato e vissuto il Nuovo Cinema Palazzo.
Nel giro di pochissime ore, dal mondo della musica sono arrivati i contributi video di: Alessandro Pieravanti (Il Muro del Canto), Giovanni Truppi, Kento, Propaganda Orkestra, Er Danno e Baro (Colle del Fomento), Lucci (Brokenspeakers), Canesullaluna, Francesco Forni, Leda; dal mondo del cinema/teatro invece quelli di: Daniele Parisi, Elio Germano, Gioia Salvatori. 
Per giorni inoltre si sono susseguite esibizioni e interventi in piazza di musicisti registi e attori: Pino Marino, Andrea Pesce, Emilio Stella, Los3Saltos, Giancane, Lucio Leoni, Assalti Frontali, Alessandro Pieravanti, Il Muro del Canto, Bestie Rare, Sete, Propaganda Orkestra, Mannarino, Canesullaluna, Giacomo Ciarrapico, Claudio Morici, Davide Grillo, Daniele Vicari, Valerio Mastandrea, Valerio Aprea, Michele Riondino, Ascanio Celestini, Elio Germano, Ivan Talarico, Alessandro Tiberi.

Infine sono arrivate tantissime illustrazioni e contributi da parte di writer, disegnatori, illustratori e fumettisti come: Mauro Biani, Cuntari, Roberto Grossi, Laika, Leonardo Crudi, Lucilla Bassino, Sputnink Charlies Comics, Prenzy, Sonia Cucculelli, Maria Chiara Gianolla, Nicoletta Giravo, Benedetto Fassanelli, Martina Monopoli, Elisa Luciani, Maria Perrera, Stefano Salvi, CiP, Zerocalcare,  Vincenzo Pani, Jorit.

Illustrazione di Zerocalcare

E’ evidente che gran parte della scena musicale, artistica, attoriale, intellettuale, attuale, indipendente e non, è qui: si tratta di artisti che hanno messo la propria arte a disposizione e a sostegno di una causa (la difesa del Nuovo Cinema Palazzo e della cultura in generale), ma che abitualmente portano le cause dentro la propria arte (dalla questione curda, a quella palestinese, a quelle di genere, razziali, sociali, ecc). Tali artisti, negli anni, hanno proposto un modello di produzione culturale dal basso, con attenzione alle cause sociali più significative e urgenti, e ha talmente funzionato che ora rappresentano gli autori di libri più venduti (Zerocalcare), gli attori più apprezzati e premiati (Elio Germano), i musicisti più amati (Colle del Fomento, Mannarino) e infine i fenomeni televisivi di maggior successo (Boris, Propaganda Live).
Questa enorme risposta da parte della comunità (umana ed artistica) dimostra, non solo la forza dell’amore e della solidarietà, ma l’importanza, per la produzione, la condivisione, la fruizione di arte e cultura, di luoghi come il Nuovo Cinema Palazzo.
Da sempre i cosiddetti contesti underground sono fucine di artisti. Si pensi alla scena newyorkese, londinese, parigina, berlinese: senza determinati locali (molti dei quali occupati illegalmente), luogo d’incontro e confronto tra pittori, scultori, attori, musicisti, dj, poeti, scrittori, filosofi, registi, sceneggiatori, non ci sarebbero state le più grandi esperienze artistiche del Novecento (e non solo). Nel corso della modernità (dall’ Ottocento in poi), infatti, la produzione artistica si è spostata dai salotti borghesi, a luoghi sempre più “maledetti”. In epoca contemporanea, l’arte, sempre più marginalizzata dalla società, trova spazio esclusivamente e necessariamente nei centri sociali.
In Italia, se non fossero esistite le occupazioni dell’ Asilo (Torino), del Leoncavallo (Milano), del TPO (Bologna), dell’Officina 99 (Napoli)  e tutta la ricca realtà romana (della quale il Nuovo Cinema Palazzo è solo un esempio), insieme all’articolata rete di radio indipendenti nazionali, tanta musica, la stessa che ora è arrivata perfino a calcare il palco di Sanremo, non avrebbe avuto origine né condivisione, tanti fumettisti non sarebbero stati conosciuti e il teatro sarebbe morto (e già così “non si sente molto bene”).
L’esclusione dell’arte, della cultura, del sapere e della formazione dai contesti urbani (scuole, quartieri, ecc) a favore invece, esclusivamente, del consumo di massa,  è una decisione politica, l’opposizione a questa esclusione è la necessaria e irrinunciabile forma di resistenza.
L’arte vive nell’umano e tra gli uomini. Gli uomini, a loro volta, non possono vivere senza questa esperienza che, forse, è ciò che, più di ogni altra, li rende tali. Svuotare le città di questi spazi è un delitto, difenderli è un dovere, (ri)appropriarsene un imperativo.

“Non ogni opera è un atto di resistenza e tuttavia, in un certo senso, lo è”, Gilles Deleuze.

Presidio del 25 novembre, fuori dal Nuovo Cinema Palazzo, poco prima delle cariche della polizia: “giù le mani dal cinema palazzo”
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