Frida, chi è chi sa di non voler essere più

Frida è una delle voci nuove del cantautorato femminile: tre singoli attivo, un timbro graffiante e una scrittura in fase di costante crescita – in rincorsa verso la definizione di un’identità che, di questo passo, non tarderà ad arrivare e a farsi inconfondibile – fanno da corredo alla presentazione minima di un progetto che, dalla provincia pugliese, sembra destinato a guardare al mercato nazionale e a platee importanti per vocazione personale, per debito con sé stesso.

Sì, perché Frida di esperienza alle spalle ne ha già un bel po’, e la musica è diventata una componente fondamentale di quella sua piccola terapia quotidiana fatta di resistenza, e resilienza: scrivere per dimenticare, per ricordare a sé stessi chi si è; cantare per sentirsi, e non arrendersi al silenzio del rumore.

Era triste Bologna” dipinge la trama di un amore intento a ricorrersi sotto i porticati materni della città felsinea, iconica ambientazione di una storia che di mainstream (smettiamola di etichettare negativamente questa parola, perché sarebbe ipocrita da parte di tutti; proprio noi, consumatori compulsivi!) è intrisa fino al midollo, e che trova nell’arrangiamento curato da Molla il giusto trampolino di lancio, utile a spizzare il cuore fuori dal petto e lasciar scender giù dalla frontiera delle ciglia la giusta dose di empatica, catartica disperazione.

Alla fine, “Era triste Bologna” strappa la lacrimuccia raccontando la storia di chiunque, proprio perché così intensamente privata, sincera, umana. Ultima nota, ma non per importanza – e a mò di postilla: Luppolo Dischi conferma la sua attitudine allo scouting e continua il filotto di buone uscite che, negli ultimi mesi, sta consacrando l’etichetta romana a nuova potenziale next big thing della discografia emergente; occhi aperti sul loro roster, più che mai in ebollizione. Noi, per ora, ci siamo fatti qualche chiacchiera con Frida.

Ciao Frida, tre aggettivi per presentarti ai nostri lettori.

Ciao lettori di IndieLife! Per presentarmi userei: malinconica, sognante e sensibile.

Frida, hai un nome che sa di arte allo stato puro. Ce ne spieghi la scelta?

Io vivo di arte a 360 gradi. Amo l’arte in tutte le sue sfaccettature. Il mio nome ricorda appunto la celebre pittrice Frida Kahlo, una donna che ammiro molto perché nonostante il suo dolore interiore, gli infiniti tradimenti da parte del marito e gli svariati incidenti, non ha mai smesso di amare la vita. È l’incarnazione della resilienza, è anticonformista, è indipendente ed è da sempre la mia musa ispiratrice (ho anche tatuato sul mio braccio il suo volto, a metà con quello di Amy Winehouse).

Regalaci due aneddoti diversi: il primo, riguardo al momento più bello che hai vissuto sul palco. Il secondo, invece, riguardo quello più imbarazzante!

Penso che il momento più bello sia quando vedi la gente cantare con te, le tue canzoni e non più quelle di altri artisti. Di imbarazzanti invece, ne avrei a bizzeffe ma ve ne cito solo qualcuno, altrimenti staremmo qui ore a parlare solo delle mie gaffe. Sono parecchio impacciata a volte e mi capita tipo di inciampare fra i cavi, di balbettare o di inventarmi parole di sana pianta. Insomma, ci si diverte ai miei concerti! 

Sei oggi al tuo terzo singolo per Luppolo Dischi. Ci racconti un po’ com’è nato il tuo percorso con l’etichetta? Quanto realmente è importante oggi, secondo te, avere il supporto di una realtà discografica? In tanti, intraprendono la via dell’”indipendenza”…

E’ successo tutto un po’ per caso e inaspettatamente. Subito dopo aver prodotto i primi brani, ho deciso di inviarli all’etichetta, la Luppolo Dischi di Roma, e con mio enorme stupore ho ricevuto subito risposta positiva. Non riuscivo a crederci, ma era tutto vero. Mi hanno sin da subito accolto nella loro famiglia e fatto sentire a casa, lasciandomi libera di esprimere, sia nella scrittura che nella composizione. C’è stato un bel lavoro di squadra sin da subito. Confido molto in loro, nei loro consigli, nella loro esperienza. Sono davvero delle splendide persone!

Secondo me è molto importante avere il supporto di una realtà discografica, perché ha un ruolo fondamentale nella produzione, distribuzione e promozione della musica, soprattutto in questo periodo in cui il mercato musicale è ormai saturo di roba. L’etichetta valorizza le potenzialità dell’artista e lo segue passo dopo passo nella sua crescita artistica. È un punto di riferimento.

Parliamo di “Era triste Bologna”. Come nasce il brano?

Allora il brano nasce ad aprile del 2020, durante la prima quarantena, nel silenzio della mia stanzetta, tra fogli di carta sparsi, luci soffuse e candele profumate. Mi sono ritrovata, forse per la prima volta, davvero da sola con me stessa, spogliandomi delle mie insicurezze e riversandole dentro un testo, questo appunto. Dopodiché ho finalmente trovato il coraggio di farlo leggere ad un amico produttore, Molla, a cui è da subito piaciuto e dopo una lunghissima chiacchierata, abbiamo deciso di metterci al lavoro, a distanza (causa Covid), scambiandoci audio, registrazioni su WhatsApp e successivamente registrando ognuno dal proprio studio.

Facciamo un giochino, che ammicchi al gossip con eleganza; nel tuo ultimo singolo, si racconta una storia di emozioni intense finita non propriamente bene. Lascia qui un messaggio per il destinatario della canzone, se ti va: il tuo personale invito ad ascoltare questo pezzo di te.

Grazie per aver tirato fuori la parte migliore di me, che per troppo tempo è restata nascosta perché non avevo il coraggio di mostrare; grazie per aver tirato fuori le parole giuste che non pensavo di avere; grazie perché finalmente ora so chi sono e cosa NON voglio. Se sono arrivata fin qui, lo devo anche e soprattutto a te.

Lasciaci con un consiglio da intenditrice: un film da guardare stasera, che in qualche modo ti appartiene e che senti possa raccontare un po’ di te.

Uno dei miei film preferiti è “Mine Vaganti” del grandissimo regista Ferzan Özpetek. Se l’avete guardato bene, se non l’avete fatto, vi prego fatelo subito. Tocca diversi temi importanti come la famiglia, l’omosessualità e l’amore, con continui intrecci fra passato e presente, mescolando sapientemente commedia e dramma. Il film è ambientato a Lecce, quindi nella mia bellissima Puglia, e racconta la difficoltà di due fratelli, di essere omosessuali in un ambiente ancora retrogrado e pieno di pregiudizi e tabù. 

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