Il punto croce è come un pixel

10 domande a Aheneah

Ana Martins, conosciuta come Aheneah, è una giovane artista portoghese che mescola tecniche di lavoro a maglia con la street art.
Le ho fatto alcune domande per conoscere meglio i suoi lavori:

1- Iniziamo dal tuo nome d’arte. È la pronuncia in portoghese delle lettere del tuo vero nome? Come va letto?
Sì, il mio nome d’arte è veramente molto logico. Devi solo pronunciare, lettera per lettera, il mio nome, Ana: “Ah” è il suono della lettera A e “Ene” è quello della lettera N scritte singolarmente. Solo questo!

2- Come mai hai scelto di mescolare una tecnica antica, come il lavoro a maglia o il ricamo, con uno stile visivamente contemporaneo? È stata una tua idea o ti ha ispirato qualcosa?
Sono cresciuta vedendo le mie bisnonne, le mie nonne e mia madre cucire, sferruzzare e ricamare insieme. Le ricordo mentre si scambiavano consigli e riviste specializzate. Era inevitabile che anche io volessi provare, così ho iniziato chiedendo loro di insegnarmi. In qualche modo ho sempre voluto far parte di quel ‘club’ e, quando è successo, ho scoperto il miglior modo per passare il mio tempo libero imparando al contempo qualcosa di nuovo. Poi, un giorno, durante i miei studi universitari, ho visto mia nonna usare il punto croce su un panno da cucina e ciò mi ha lasciato a bocca aperta. Ho presto compreso che il punto croce funziona come un pixel: sono due unità simili nate in generazioni differenti, una molto tradizionale e realizzata a mano, l’altra emersa con l’evoluzione digitale.
Mentre studiavo Graphic design, il pixel era la mia unità di lavoro, quindi ho capito subito le potenzialità del punto croce. Non ci ho pensato due volte prima di sperimentare un po’ e portarlo ad un altro livello.

3- Ho visto che hai iniziato questa tua tecnica utilizzando la carta come supporto e, solo in seguito, hai deciso di applicarla ai muri.
Inizialmente, ho usato la carta perché, studiando Graphic design, era un materiale a me familiare.
Poi, con l’influenza dei graffiti, era solo questione di tempo prima che io decidessi di applicare la mia tecnica sui muri delle città.

4- Recentemente hai anche realizzato alcune opere su plexiglass, legno, juta…
Hai un approccio differente quando usi nuovi supporti? Hai in programma di provarne di nuovi in futuro?
È sempre super stimolante provare nuovi materiali e capire quale influenza abbiano sul risultato finale.
Certamente supporti diversi necessitano di processi e grafiche diverse.
Al momento, la mia sfida è ritornare al tessuto e capire come mantenere un’estetica contemporanea usando però un supporto della tradizione.

4- Il tuo metodo di lavoro è diviso in precise fasi differenti e penso che alcune di esse siano molto lunghe e ripetitive. Come riesci a fissare tutti i chiodi o a sistemare tutte le croci in lana?
Il mio iter lavorativo è molto particolare: inizio sempre programmando tutto, compreso il pattern finale, su un supporto digitale. Poi prendo tutti i chiodi, i fili, le forbici e inizio la fase manuale. In alcuni casi, ritorno su una piattaforma digitale per sistemare i dettagli finali.
Salto’ spesso dall’analogico al digitale e viceversa. Quando applico il punto croce alle pareti, è ancora più strano perché un giorno sono a casa con le mie nonne a preparare i gomitoli di lana e il giorno dopo sono in laboratorio con gli attrezzi, il legno, le viti e i chiodi.
Ovviamente, questo è un processo molto lento ed intenso. Di recente, durante la fase di produzione, lavoro sempre con assistenti del mio gruppo e, quando è possibile, cerco anche di coinvolgere la comunità del luogo in cui mi trovo.
È un’esperienza davvero arricchente lavorare con persone diverse che hanno tante storie e consigli da condividere e scambiare.

5- Come riesci a far durare più a lungo le tue opere di street art realizzate con la lana? Ci spruzzi sopra qualcosa per renderle impermeabili?
Sì, applico una vernice per proteggere la lana dalla pioggia e dal sole. Comunque sono conscia che il mio lavoro sia effimero e che la sua durata dipenda da molti fattori tra cui il luogo, gli agenti atmosferici, l’umidità…

6- Mi puoi dire qualcosa a riguardo dell’opera Semear?
Semear” è un lavoro che ho installato a Figueiró dos Vinhos, una città nella zona interna del Portogallo conosciuta per i pittori naturalisti che vi hanno vissuto nel passato.
Questo è il motivo per cui ho deciso di raffigurare una contadina.

7- E a proposito dell’installazione ad Estau o del cubo di Quadrilatero cultural?
L’installazione ad Estau è nata dalla mia prima vera partecipazione ad un festival di street art. Era la prima volta che lavoravo in uno spazio pubblico ed è stato molto stimolante. Ho sfruttato l’occasione per sperimentare alcune idee che avevo e per sbizzarrirmi con colori e filati cercando al contempo di creare uno spazio in cui i visitatori potessero sentirsi coinvolti.
A proposito di Quadrilatero cultural, invece, ho realizzato una grafica differente per ognuno dei quattro lati del cubo, in quanto questo progetto è incentrato su quattro città portoghesi (Barcelos, Braga, Famalicão, Guimarães). Ispirata proprio dalla storia di queste città, ho selezionato quattro luoghi storici come punto di partenza per l’evoluzione di quest’opera.

8- Il libro su Means Sans è molto interessante sia perché non è interamente formato da carta stampata, sia perché il carattere di scrittura da te progettato è creato apposta per essere ricamato. Come hai avuto questa idea?
Means Sans era un progetto per il corso di tipografia. L’insegnante ci aveva sfidati a creare un carattere tipografico per un uso specifico. Non ci ho pensato due volte e ho subito deciso di progettarlo per essere cucito. All’epoca ne esistevano già alcuni tipi ma mi sembravano tutti estremamente tradizionali e datati, perciò ho creato un carattere brutalista e netto da poter incorporare alle mie opere.

10- Hai anche animato alcuni dei tuoi lavori come B for Plano B realizzato insieme a Joao Varela. Mi puoi raccontare come sia nato questo progetto?
Negli anni in cui studiavo all’università, erano in voga l’animazione e la grafica in movimento.
Erano stati distribuiti nuovi metodi digitali per produrle e tutti realizzavano progetti animati innovativi.
Sono stata assai influenzata da ciò e quindi ho deciso di mescolare il mio lavoro con l’animazione.
Sorprendentemente, ho usato uno dei primi metodi di animazione, lo stop motion.
Il risultato finale era affascinante e in questo progetto la fusione tra la tecnica digitale e quella analogica è diventata persino più visibile.

Link utili: sito web di Aheneah
Pagina Instagram di Aheneah
Pagina Facebook di Aheneah

English version: Cross stiches as pixels

Photo credits: Aheneah, Mariana Vasconcelos, Rute Ferraz, Pedro Seixo Rodrigues, Sara Pinheiro

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