Con il suo nuovo singolo “Come fanno gli altri”, Matis affronta uno dei temi più sentiti della sua generazione: l’ansia. Un brano che riflette la difficoltà di vivere nel presente quando i pensieri e le preoccupazioni prendono il sopravvento. La fusione di sonorità elettroniche e jazz crea un’atmosfera unica, capace di trasmettere la sensazione di sospensione emotiva.
Il videoclip del brano amplifica il messaggio, rappresentando la frustrazione di sentirsi esclusi da un mondo che sembra andare avanti senza di te. Un tema universale, che tocca le difficoltà di molti giovani oggi, ma che trova una forma espressiva unica grazie alla musica di Matis.
In questa intervista per Indie Life, la cantautrice e musicista calabrese racconta come la musica sia diventata il suo mezzo per affrontare e condividere temi complessi come l’ansia sociale, invitando gli ascoltatori a non sentirsi mai soli nelle loro emozioni.
“Come fanno gli altri” esplora il tema dell’ansia, particolarmente sentito tra i giovani. Cosa ti ha spinto a scegliere questo argomento per il tuo nuovo singolo e come pensi che risuoni con il pubblico di oggi?
Ho scelto questo argomento in quanto è un tema che vivo in prima persona e che penso se ne parli poco nella musica, oggi l’ansia è purtroppo una costante nella vita di molti giovani. Anche dai feedback, infatti, è risultato che in molti si riconoscono nel brano ed è importante parlarne per normalizzare il tema!
Nel brano, mescoli sonorità elettroniche con note jazz, creando un’atmosfera unica. Come hai sviluppato questa fusione tra generi e quale effetto volevi suscitare nell’ascoltatore?
Mi piace sperimentare e creare un’atmosfera che sia 100% mia, sono molto affezionata all’ Rnb e al jazz, ma mi piacciono le sonorità elettroniche, quindi abbiamo voluto creare questo mix che riuscisse a risultare comunque equilibrato e creasse un’atmosfera unica e “sospesa”.
Il videoclip di “Come fanno gli altri” riflette l’incapacità di godersi il momento mentre ci si sente esclusi. Quali elementi visivi hai voluto usare per rappresentare questa frustrazione emotiva e sociale?
Assolutamente dare l’idea della “festa” intorno e che, per quanto tutto quello che ci circonda possa essere bello e divertente, quando la mente non sta al passo con il presente, perché presa dai suoi pensieri, è impossibile godersi qualsiasi cosa.
Pochi brani musicali trattano tematiche come l’ansia sociale. Come pensi che la musica possa essere un veicolo per affrontare e normalizzare questi temi in modo più ampio?
Assolutamente sì! La musica è una forma di comunicazione potentissima, affrontare determinati temi in modo diretto ma delicato aiuta all’identificazione di chi può sentirsi solo dinanzi ad un problema che può sembrare insopportabile, ma che in realtà può essere comune a molti.
Il brano tocca un tema universale, ma con un focus particolare sulle difficoltà giovanili. Quali reazioni o feedback hai ricevuto finora e come ti ha influenzato il riscontro del pubblico?
Ho ricevuto tanti feedback in cui spesso mi veniva detto dagli ascoltatori che riuscivano a riconoscersi nelle mie parole; mi si è riempito il cuore di gioia nel sapere che qualcuno si sia sentito compreso!
Guardando al futuro, quali direzioni musicali o tematiche pensi di esplorare? C’è qualcosa che ti piacerebbe provare in futuro che non hai ancora affrontato nei tuoi lavori precedenti?
Vorrei continuare in questa direzione, far sì che il progetto prenda una piega sempre più personale, soprattutto che possa trasparire “la verità” che il progetto vuole far emergere: la verità di una ragazza di vent’anni alle prese con la vita; questa sarebbe la vera vittoria. Vorrei continuare a promuovere dei temi sociali che mi sono molto a cuore.

