C’è chi nella vita si costruisce un personaggio, e chi invece lo butta giù con la spontaneità. Una dote che Antonio Mazzariello – in arte Mazzariello, incontrato nella cornice di Indiepanchine per Testaccio Estate – si porta dietro dai tempi del liceo, quando per cavarsela a scuola capì che essere simpatico funzionava. “Mia madre mi aveva fatto conoscere Massimo Troisi da piccolo, e credo di aver assorbito quella cosa lì…la verità è che dico un sacco di stronzate, faccio il cazzone”, racconta ridendo.
Mazzariello al Testaccio Estate, foto di Simona d’Agnone – IndieLife
Quella spontaneità oggi prova a conservarla anche nella musica: “Lo faccio per divertimento, anche se non è sempre facile. Mi faccio un sacco di paranoie su come vengo percepito. Però alla fine le canzoni che scrivo sono spesso più vere di me. In questo processo c’è tanta fede.”
“Per un milione di euro” farei da Salerno a Londra a piedi!
Con il primo EP “Ufficio oggetti smarriti” ho percepito un racconto intimo, una voce sussurrata, qualcosa di piccolo ma potente. Poi sei arrivato al secondo EP “ANTISOMMOSSA” un’altra storia! Più suoni, melodie piene e ritornelli incalzanti.
Qual è stata l’evoluzione di questo processo creativo?
Voglio farmi i soldi! (ride) NO! NO! (tornando seri) In realtà avevo notato che comunque le canzoni che ho pubblicato prima di ufficio oggetti smarriti avevano comunque un tiro certe volte un po’ incalzante e quindi per tradurre tutto all’aspetto live ho capito che mi serviva molta più dinamica. Credo anche che in base agli ascolti che ho fatto nel tempo, la creatività è sfociata in quelle chitarre elettriche e nelle ultime cose che che ho pubblicato.
Quando hai scoperto che saresti diventato quello che sei oggi, come l’hai presa?
Non mi sono mai posto il la domanda perché comunque è tutto in continuo divenire. Certo, rispetto al me del liceo – 5 anni fa- comunque qualcosa sono contento di averla fatta!
Mazzariello, e se finissero le idee?
Non ho paura che finiscano le idee perché comunque è il mio modo di comunicare, di dire le cose, di vivere e di fare musica…ma comunque i blocchi non me li vivo benissimo! Ovviamente questo è bruttissimo e mi fa paura anche perché sono una persona ansiosa. Però ho un modo per superare il blocco: mi sforzo di scrivere e pur di fare qualche rima, scrivo una canzone di merda che però non pubblico. Questa cosa mi aiuta a superare il blocco per poter riniziare a scrivere di nuovo.
Mazzariello al Testaccio Estate, foto di Simona d’Agnone – IndieLife
Ci sono anch’io, spero solo che non sembri una stupidata
C’è un momento, nella nostra chiacchierata con Mazzariello, in cui il tono cambia. Le battute si diradano, le risate si abbassano di volume. Si entra in quel territorio fragile dove non si parla più solo di musica, ma di ciò che ci circonda e di come va il mondo.
“La situazione palestinese, ad esempio, me la sto vivendo malissimo. Mi sento paralizzato. Ogni volta che provo a scrivere qualcosa, mi sembra banale. Io, dal divano di casa mia, che dico cose. Ovviamente sono Free Palestine, su questo non si discute. Ma trovare il modo giusto per parlarne… non è semplice. Voglio dire ‘ci sono anch’io’, ma ho paura che sembri una stupidata. Mi giudico molto.“
Ed è proprio l’attualità l’argomento di cui fa più fatica scrivere, ma non è l’unico tema, ci racconta anche che ci sono delle volte che gli risulta difficile “scrivere di ansie o di cose che comunque non mi hanno fatto stare bene o vivere bene determinate situazioni” ma a differenza dell’attualità pian piano riesce a trovare la chiave e parlarcene.
In fondo Antonio resta così: un cantautore che trasforma paranoie e insicurezze in canzoni vere, con la leggerezza di chi sa ridere di sé stesso. Magari il segreto è tutto lì: scrivere anche “una canzone di merda”, ricominciare e trovare, tra un cazzeggio e un ritornello, la propria rivoluzione gentile.
Per un milione di euro Scritto da Mazzariello, DEMA, Jacopo Musolino e Ugo Crepa
Etichetta indipendente – Futura Dischi Casa discografica: Epic Records Italy
Grandissimo mazzariello