AvA torna con “Requiem”: la resa che diventa forza

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“Requiem” nasce nel cuore della notte, da un sogno che AvA ha sentito l’urgenza di trasformare in melodia e parole reali. È un brano intimo, che racconta il momento in cui ci si permette di smettere di combattere e ci si lascia attraversare dal dolore per superarlo.

Anche il videoclip – un confronto simbolico tra l’AvA adulta e la sua parte bambina – porta in scena questa fragilità esposta, un tema che segna un nuovo capitolo del suo percorso: dopo anni passati a sfidare gli stereotipi di genere, l’artista sceglie di mostrare la parte più vulnerabile di sé.

Il singolo anticipa un album che rivendica i “diritti emotivi” troppo spesso negati, soprattutto alle donne nella musica italiana: tra tutti, per AvA, quello al fallimento è il più urgente e necessario per crescere davvero.

Ora il suo “squalo bianco” è pronto a cambiare direzione, in attesa dell’uscita del disco completo. Da qui parte l’intervista che segue.

“Requiem” nasce da un sogno e porta con sé un immaginario potentissimo tra luce e oscurità. Qual è stata la prima sensazione che hai provato al risveglio, quando hai capito che quella melodia e quelle parole andavano portate nel mondo reale?

Mi sono svegliata in piena notte e ho avuto l’urgenza di registrare una nota vocale sia per parti del testo che della melodia. Quindi direi che è stato tutto molto immediato: sognare canzoni per intero o parti di esse è una cosa che non mi capitava da molto tempo ma a cui non sono nuova.

Nel brano descrivi l’attimo in cui ci si arrende al dolore invece che combatterlo. Per te arrendersi è una forma di fragilità o può diventare, paradossalmente, un atto di forza?

Abbracciare il dolore, lasciarsi attraversare da esso per poterlo elaborare e superare è, secondo me, un atto di forza importante: ci vuole un gran coraggio per fare i conti con quello che fa male.

Il videoclip mette in scena un duello emotivo tra AvA adulta e la sua nemesi bambina, fino ad una “Pietà” finale di grande impatto simbolico. Quanto è stato difficile confrontarti con la tua parte più vulnerabile durante le riprese?

In realtà girare i video non è mai difficile per me considerando che sono una pessima attrice e dunque non nutro mai grosse aspettative nei miei confronti, ehehehe… diciamo che è stato più difficile scrivere Requiem che girarne il videoclip, così come è difficile cantarla dal vivo perché mi riporta al dolore che l’ha ispirata.

Il tuo percorso, da front woman delle Calypso Chaos fino al progetto solista, è sempre stato una sfida ai cliché femminili. In che modo senti che “Requiem” dialoga con questa tua identità di predatrice che cammina in equilibrio tra luce e buio?

Tutti i predatori hanno il loro punto debole e AvA non fa eccezione. Mi è servito però del tempo (e un album precedente) per decidermi a mostrare anche la mia parte più vulnerabile, questo devo ammetterlo, non è stato semplice. Poteva fare un altro disco aggressivo e invece ho optato per alcuni brani molto intimi e introspettivi.

Il nuovo album parla di diritti emotivi: diritto alla lentezza, alla malinconia, alla disperazione, perfino al fallimento. Qual è, tra questi, quello che oggi senti più urgente rivendicare per te e per chi ti ascolta?

Posto che li ritengo tutti fondamentali tanto da scriverci un disco, se devo però indicare il più urgente è proprio il diritto al fallimento perché è l’unico che implica l’accettazione del tempo che passa. E il tempo è uno stigma che colpisce esclusivamente le donne, se parliamo di musica in Italia. Ad un uomo non viene mai chiesto quanti anni ha e quanti tentativi ha fatto prima di presentarsi da qualche parte, conta solo il suo lavoro e il suo talento. Ad una donna prima le si chiede quanti anni ha e se la risposta è sbagliata, tutto il resto non viene nemmeno preso in considerazione. Nella vita reale, il successo, così come la propria identità credibile, si raggiunge dopo una somma di innumerevoli fallimenti, ma questo alle donne italiane che vogliono fare musica, non è concesso.

Dai club dove il tuo urban pop ha preso forma alle ballad più intime come “Requiem”: qual è la direzione in cui sta nuotando ora il tuo “squalo bianco”? E cosa deve aspettarsi chi segue AvA in questo nuovo capitolo?

Di sicuro pubblicherò il disco per intero, dopodiché, da bravo squalo bianco, rimetterò la testa sotto la superficie e la tirerò fuori al momento opportuno, quindi non vi resta che seguirmi perché ulteriori spoiler non ne farò! 😉

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