Kostja: “Nothing But Dust”, il racconto di uno smarrimento necessario

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“Nothing But Dust” segna l’inizio di una nuova fase per Kostja e anticipa Drift Migration, album che ruota attorno al tema dello smarrimento e della deviazione da percorsi prestabiliti. Il singolo fotografa un momento di sospensione, nato dal confronto con scelte di vita e cambiamenti improvvisi, trasformando l’incertezza personale in una riflessione più ampia e condivisibile.

Arrangiato in modo progressivo e accompagnato da un immaginario visivo coerente, il brano si pone come primo manifesto del nuovo progetto. Su Indie Life, Kostja racconta la genesi di “Nothing But Dust” e le coordinate artistiche di un lavoro che segna un passaggio netto verso una dimensione più personale e consapevole.

Nothing But Dust è il primo singolo che anticipa Drift Migration: in che modo questo brano introduce l’immaginario e le tematiche centrali del nuovo album?

Questa canzone vuole raccontare il senso di smarrimento che mi è capitato di provare in seguito a delle scelte di vita, e nel mezzo del percorso la realtà è cambiata sotto i miei occhi. In questi casi ci si ritrova a chiedersi se andare avanti a testa bassa o cambiare strada finché si è in tempo.

In questo senso, Nothing bath Dust si ricollega alla tematica centrale dell’album, ovvero il ritrovarsi fuori da dei binari prestabiliti e dover fare i conti con una realtà diversa da quella che si aveva idealizzato.

Il titolo dell’album richiama un termine scientifico legato allo smarrimento degli uccelli migratori. Quanto ti riconosci in questa idea di “deviazione dalla rotta” e come si riflette nella scrittura del singolo?

Ovviamente è quasi impossibile non inserire dei riferimenti al proprio percorso personale. I volatili smarriti che si ritrovano a migliaia di chilometri di distanza dalla loro meta originaria si ritrovano a doversi adattare alle nuove condizioni ambientali. In questo vedo anche qualcosa di positivo e di stimolante, che può portare ad un arricchimento personale.

Nel testo racconti una fase di stallo e di indecisione, legata anche a un sovraccarico lavorativo. Quanto è stato importante trasformare un’esperienza personale così concreta in un racconto più universale?

Nello scrivere testi ho sempre trovato potere esorcizzante. Mi ritrovo a sonare e risuonare queste canzoni fino a quando anche per me assumono nuovi significarti, e inizio a vedere le tematiche di cui scrivo da una prospettiva differente e meno drammatica.

L’arrangiamento del brano si costruisce progressivamente, fino a trovare una forma compiuta solo nel finale. È una scelta che rispecchia anche il percorso emotivo narrato dalla canzone?

Solitamente compongo le canzoni partendo dalla parte strumentale, aggiungendo il testo solo quando il brano, almeno nella sua forma primordiale, è completo. Quindi in qualche modo l’emotività che si esprime nel testo è già presente in forma implicita nell’arrangiamento strumentale.

L’artwork firmato da Davide Palombo introduce la figura dell’uccello smarrito in un paesaggio industriale, destinata a tornare nei prossimi singoli. Quanto è centrale per te l’aspetto visivo nella costruzione del progetto Drift Migration?

Non riesco a ritenere compiuto un progetto discografico senza associargli l’aspetto grafico. Nel corso delle pubblicazioni precedenti ho trovato una linea di congiunzione rappresentata dal formato “diapositiva” in cui vengono inquadrate le illustrazioni.

Anche in questo caso ho voluto associare alle canzoni delle illustrazioni, piuttosto che partire da materiale fotografico, perché ritengo che abbiano il potere di dare una nuova interpretazione alla musica. Mi piacere lasciarmi sorprendere da come qualcun altro traduce le mie canzoni in immagini e colori.

Guardando a Nothing But Dust come punto di partenza, cosa rappresenta per te oggi: un momento di sospensione o il primo passo verso una nuova direzione artistica?

Senz’altro rappresenta un nuovo capitolo verso una direzione più personale. Questo singolo, come del resto tutto l’album di cui fa parte, contiene molte prime volte: la prima volta in cui metto la mia voce al centro degli arrangiamenti, la prima volta in cui mi occupo interamente di arrangiamento, produzione e missaggio delle mie canzoni, la prima volta in cui inserisco degli arrangiamenti di fiati… sono molto contento del risultato e penso che continuerò in questo solco.

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