Alberto Conti racconta il suo disco d’esordio “Oleandri”

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Con “Oleandri”, il disco d’esordio, Alberto Conti firma un lavoro intimo e generazionale, che racconta relazioni fragili, promesse mancate e desideri che resistono nonostante tutto. Un album nato dall’attesa e dall’incertezza, dove la delicatezza dei brani più raccolti convive con momenti sonori più decisi, restituendo il ritratto sincero di un giovane autore capace di trasformare la fragilità in racconto.

Il cantautore ci racconta il percorso creativo di “Oleandri, tra simboli, scelte musicali e storie personali.

“Oleandri” nasce in un tempo di attesa e sospensione: quanto è stato importante per te fermarti dentro quell’incertezza invece di cercare risposte immediate?

Scrivere queste canzoni è stato molto stimolante poiché mi ha permesso di raccontare delle emozioni e dei rapporti che mi affascinano molto. Secondo me lo stato di incertezza e attesa è, per ognuno di noi, il momento in cui siamo più concentrati a ragionare su noi stessi ed il momento in cui si riescono a percepire emozioni che se no scorrerebbero via più facilmente.

disco d'esordio Oleandri di Alberto Conti - Indielife

Il titolo dell’album richiama un fiore bellissimo ma velenoso. In che modo questa immagine ti ha aiutato a raccontare relazioni che sembrano promettenti ma finiscono per ferire?

L’oleandro è una pianta che mi ha sempre affascinato tantissimo e, avendo anche origini marchigiane, l’ho sempre vista molto. Ho voluto usarla come metafora dell’amore perché, secondo me, incarna perfettamente quello che può essere una relazione: a primo impatto è bellissima ma nasconde insidie contro cui, inevitabilmente, andrai a scontrarti.

Nei brani più intimi come “Acrobati” e “Frammento” mostri un lato molto fragile di te, mentre in altri emerge una forza sonora più decisa. Come hai lavorato sull’equilibrio tra delicatezza ed esplosione emotiva?

Di base io sono una persona emotiva e nei brani più intimi riesco a sentirmi a casa e a raccontarmi nella maniera più vera possibile. Questo album l’ho pensato e scritto come se fosse una storia d’amore senza lieto fine, anzi si arriva a pensare che sia stato tutto frutto della propria immaginazione. Ho lavorato molto sull’equilibrio sonoro di tutti i brani e ogni canzone rappresenta un particolare momento della relazione: “Sogni in svendita” e “Mantra” descrivono i primi tempi di questo amore, mentre “Acrobati” e “Frammento” descrivo il momento in cui ci si accorge che magari era tutto finto e questa persona non è mai esistita.

Molte canzoni parlano di legami, distanze e cambiamenti visti con gli occhi di un ventenne. Quanto c’è di autobiografico e quanto invece di osservazione delle storie che ti circondano?

Ho preso spunto un po’ da tutto quello che mi circonda e che ho anche vissuto. Alcuni brani come “Acrobati” e “Notti Senza Stelle” sono sicuramente i più autobiografici dell’album. Spesso parlo di legami, distanze e attese, poiché mi affascina molto fare dei focus su come le persone si sentono in quei momenti e ho cercato di raccontarlo parlando, anche, delle mie esperienze.

Dal punto di vista musicale, il disco alterna momenti essenziali ad arrangiamenti più potenti. In che modo la tua formazione tra chitarra classica e jazz ha influenzato questo approccio?

Io e Alex Bagnoli, il produttore con il quale ho scritto questo album, ci siamo divertiti molto a cercare di arrivare ad un equilibrio tra ricerca e immediatezza sonora che ci soddisfacesse. In generale ho cercato di far sì che la mia formazione e i miei ascolti influenzassero l’album senza ostentare e far sì che al primo posto ci fossero i brani.

“Notti Senza Stelle” compare come bonus track unplugged, quasi in forma incompleta. Cosa rappresenta per te questo brano e perché hai scelto di lasciarlo, per ora, solo come frammento?

“Notti Senza Stelle” è un brano molto significativo per me, in questo album ho deciso di inserirne una parte in versione unplugged poiché è una canzone che si presta a questo tipo di ascolto. Io e il produttore Alex Bagnoli stiamo lavorando per chiudere questo brano in una versione completa che uscirà tra circa un anno.

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