Kanestri con “Nel buio”, solitudine condivisa e crepe emotive nel nuovo singolo

0
72

Con “Nel buio”, Kanestri prosegue un percorso di scrittura che mette al centro l’esposizione emotiva come scelta, non come posa. Il brano affronta la solitudine come esperienza condivisa, fatta di crepe riconosciute e di un bisogno profondo di essere accolti anche quando ci si mostra nel proprio lato più scomodo, mentre resta viva la tensione verso il cambiamento.

La canzone si muove in un territorio notturno e diretto, dove il buio non viene raccontato come una fase da superare, ma come una condizione da abitare. Qui l’assenza di filtri diventa linguaggio e la vulnerabilità smette di essere un limite per trasformarsi in materia narrativa. Kanestri sceglie di non addolcire il racconto, evitando soluzioni facili e lasciando spazio a una sincerità ruvida.

Terzo passo verso il disco d’esordio, “Nel buio” occupa un ruolo centrale nel percorso dell’artista: è il punto in cui l’oscurità diventa messa a fuoco, uno spazio in cui imparare a riconoscere ciò che conta davvero. Un brano che non chiede identificazione immediata, ma invita a restare, ad ascoltare e a condividere una condizione comune.

“Nel buio” arriva come un brano molto esposto emotivamente: quanto è stato difficile metterti così a nudo in questa canzone?

Scrivo canzoni perché ho capito l’inutilità dell’indossare maschere e lasciare in panchina la tua personalità, i tuoi pensieri, i tuoi sogni. A quel punto mettersi a nudo non è solo inevitabile, è anche molto facile. Mi fa sentire vivo, giusto, coraggioso. Alle 3 di notte a volte ci penso più del solito, ma alla fine è l’unico modo che conosco per restare sincero e autentico ai miei valori.

Nel testo parli di solitudine condivisa: per te è più una ferita o una possibilità di salvezza?

La solitudine ti salva la vita. Pesa, ti fa sentire sbagliato, ti isola in mezzo agli altri.

Cerchi appigli dove non ne troverai. Solo quando smetti di viverla come qualcosa da nascondere, un malus, cambia forma, si evolve. Diventa una possibilità di salvezza, un linguaggio universale.

Non la capisci subisci, è ostile. Come i bravi maestri.

Accettare le proprie crepe è un tema centrale del singolo. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che non andavano più nascoste?

Le crepe fanno parte della mia emotività, io sono le mie crepe, e loro la mia penna.

Quando scrivo non ho filtri e non mi faccio problemi, non ho davvero limiti.

La ricerca di una giusta forma invece è l’esercizio di stile che sto portando avanti, ma il contenuto deve rimanere sano e fedele alle emozioni che provo mentre scrivo.

La parte più difficile è pubblicare le canzoni una volta finite.

Ma questo sono ora, e questo farò.  

Questo brano rappresenta il terzo passo verso il tuo disco d’esordio: che ruolo ha “Nel buio” nel racconto complessivo dell’album?

C’è una frase in questo brano alla quale sono molto legato: “nel buio si vedono meglio le stelle”.

È la prima frase che ho scritto, il concept del brano. Uno dei capitoli fondamentali del disco, dove il buio diventa luce perché ti fa vedere meglio le cose che contano davvero. Ora.

E se dovessi dargli un vero ruolo sarebbe senz’altro lo sceneggiatore.

Se dovessi lasciare all’ascoltatore un pensiero dopo aver ascoltato “Nel buio”, quale vorresti che fosse?

“Anche a me stanno sul … tutti! Ma chi è questo Kanestri?”

Segui Kanestri su Instagram

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui