Dopo una lunga pausa, Cenere torna con Game(L)over, un EP che segna una ripartenza personale e artistica. Cinque brani intimi e autobiografici che riflettono su relazioni, fragilità e trasformazione, giocando sul doppio significato della fine come nuovo inizio. Un lavoro essenziale e sincero, nato dall’urgenza di riconnettersi con se stessa, con gli altri e con la musica, e destinato a trovare nel live il suo completamento naturale.
Come nasce Game(L)over e in quale momento personale e artistico prende forma?
Nasce in un momento di ritorno alla musica e a me stessa, dopo una lunga pausa. È frutto della necessità di dare voce alle mie emozioni e alle note che le accompagnano, del desiderio di riconnettermi con le persone in un periodo storico in cui le relazioni sembrano sgretolarsi, lasciando sempre più spazio ad un individualismo disarmante.
Credo sia fondamentale ricordare l’importanza di fermarsi, dedicare cura ai rapporti umani e coltivare un contatto autentico con se stessi e con gli altri.
Il titolo suggerisce una fine ma anche una possibilità di ripartenza: quanto è importante questo doppio significato?
Per me è un concetto vitale e fa parte del ciclo naturale delle cose, la fine di qualsiasi evento porta a trasformarsi in qualcosa di nuovo e ad evolvere e a elaborare un punto di vista diverso. La metafora del video game per me è particolarmente calzante, perché più giochi, più la tua attenzione e i tuoi riflessi aumentano portandoti a raggiungere un livello successivo.
Quando hai capito che questi brani dovevano convivere nello stesso EP?
E’ stato un flusso naturale, ho abbozzato diversi brani, ma questi cinque hanno subito preso una forma e una sonorità definita, una direzione precisa, ho voluto seguire quest’ energia e concentrarmi sui brani più intimi e autobiografici, così ho scelto di racchiuderli in un concept album che parla di relazioni e stati d’animo, con quel pizzico di autoironia che mi contraddistingue, lasciando spazio però anche alle mie parti più fragili.
In che modo questo lavoro rappresenta un punto di svolta nel tuo percorso?
Questo lavoro per me rappresenta una rinascita. Rimettersi in gioco, riprendere in mano la chitarra e dare sfogo al mio istinto dopo diversi anni di silenzio.
Cosa ti auguri che resti all’ascoltatore dopo l’ultimo brano?
La voglia di riascoltarlo e la curiosità di sentirmi live, perché dal vivo ai brani si aggiunge l’emozione del luogo in cui li suoni e il contatto diretto con loro. Ne approfitto per ricordare le mie prossime date 05/02 Firenze al Circolo Aurora, 06/02 Reggio Emilia al Comes Tot e il 7/02 a Marzabotto alla Sala Polivalente della casa, della cultura e della memoria e il 26/02 a Bologna al Nassau.

