Un viaggio interiore, guidato dal vento e dalla ricerca di un luogo che forse esiste solo dentro di noi. È questo il cuore di “Altrove”, il nuovo singolo di Cardo, disponibile dal 13 marzo sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica.
Il brano si presenta come una ballata rock melodica che esplora il desiderio umano di spingersi verso mete immaginarie, lasciandosi guidare da un’energia invisibile che diventa simbolo di spirito e anima.
Il viaggio evocato dal brano prende forma anche nel videoclip di “Altrove”, in anteprima su Indie Life, diretto da Nicola Gamberi. Il video segue il cammino di un uomo accompagnato da una ragazza, figura metaforica del vento, tra una villa storica, binari deserti e boschi innevati. Tra immagini sospese tra realtà e sogno, fumo scuro e un tornado conducono alla distruzione della villa, simbolo del definitivo superamento del passato.
Nell’intervista che segue, Cardo racconta la genesi di “Altrove”, il lavoro creativo dietro il videoclip e il suo percorso da produttore autodidatta, tra sperimentazione musicale e libertà espressiva.
“Altrove” viene descritta come una ballata rock che unisce l’energia delle chitarre alla modernità di 808 e sintetizzatori, arricchita da un’intera sezione orchestrale. Come sei riuscito a far convivere queste anime così diverse senza perdere l’immediatezza del brano?
Credo in generale che la diversità sia una ricchezza. Ciò detto penso che la difficoltà di fare convivere anime musicali diverse nasca più che altro da abitudini culturali che non da limiti compositivi oggettivi. Credo che la musica sia energia e come tale evolutiva e sperimentale per natura; pertanto, non può che evolversi per continuare a risultare immediata.
Cosa rappresenta per te, a livello emotivo, aver finalmente esaudito questo desiderio grazie alla collaborazione con musicisti come Ceroni, Bagnoli e Graziani?
Per me la creazione in studio è la parte più bella, avere la possibilità di farlo con musicisti di quel calibro è un onore.
Hanno valorizzato ed arricchito in modo importante e significativo il brano, a livello emotivo provo molta gratitudine.
Nel videoclip diretto da Nicola Gamberi, elementi come il tornado e la distruzione della villa segnano il superamento del passato. Qual è stata la sfida più grande nel tradurre in immagini oniriche il concetto di “viaggio interiore” e la figura metaforica del vento?
La sfida più grande è stata quella di creare immagini spirituali, epiche ed oniriche senza decadere in luoghi comuni e stereotipi. Per fare questo il video è stato girato in luoghi dalla bellezza intrinsecamente potente. Le riprese sono poi state arricchite di elementi ed immagini evocative e di fantasia che ne espandono il significato senza travolgere la base realistica. La figura del vento è un’idea geniale di Nicola ed è rappresentata da una ragazza vestita di bianco con i capelli rossi, a significare purezza e insieme energia.
In che modo la tua evoluzione da produttore autodidatta ha influenzato il tuo modo di raccontare sentimenti e riflessioni sociali oggi che ti rivolgi a un pubblico senza distinzione di età?
Essere autodidatta ha vantaggi e svantaggi. Tra i vantaggi potrei citare quello di approfondire i linguaggi musicali seguendo le mie ispirazioni piuttosto che percorsi didattici precostruiti. Fare musica senza un target di età credo dipenda dal fatto che io stesso musicalmente sono privo di età dato che ascolto i generi più disparati.
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