Con “Un po’ ci conviene”, Lingue aprono un nuovo capitolo del loro percorso artistico, anticipando il disco in arrivo nel 2026. La band abruzzese, attiva dal 2017 e oggi composta da Federico Vittorini, Marco Fontana e Valerio Giuliani, torna con un brano che mette al centro un tema universale e scomodo: la convivenza con un dolore che non passa, ma che con il tempo diventa quasi familiare.
Il singolo si muove su un equilibrio fragile, sospeso tra bisogno affettivo e autodifesa, raccontando quel territorio emotivo in cui restare può sembrare più semplice che cambiare. Una tensione che attraversa tutto il brano, sostenuta da un impianto sonoro essenziale e diretto, costruito attorno a strumenti reali e a un approccio analogico che restituisce autenticità e urgenza espressiva.
Dopo un percorso fatto di oltre cento date live, riconoscimenti importanti e una costante crescita artistica, i Lingue arrivano oggi a una nuova consapevolezza. “Un po’ ci conviene” ne è la sintesi: un brano che non cerca soluzioni definitive, ma si concentra sulla necessità di restare, sentire e trovare – anche solo temporaneamente – un equilibrio possibile.
“Un po’ ci conviene” sembra raccontare un conflitto tra bisogno affettivo e autodifesa: da dove nasce questo equilibrio fragile?
Nasce dal tentativo di proteggersi senza rinunciare a sentire. È una tensione continua: voler stare vicino a qualcuno ma allo stesso tempo avere paura di quanto questo possa ferirti.
Le chitarre e la voce sono il cuore del brano: quanto contano ancora gli strumenti “fisici” in un panorama musicale sempre più digitale?
Per noi contano tantissimo. Non è una questione di nostalgia, ma di connessione. Suonare davvero uno strumento ti mette in relazione diretta con quello che stai esprimendo, e questa cosa si sente.
Il titolo suggerisce quasi un compromesso emotivo: davvero, a volte, convivere con il dolore “conviene”?
In un certo senso sì, o almeno sembra così. È una forma di adattamento: restare in qualcosa che conosci, anche se imperfetto, può sembrare più facile che affrontare il cambiamento. Non è detto che sia giusto, ma succede.
Il videoclip utilizza contrasti e montaggi in reverse: quanto avete lavorato sul linguaggio visivo per raccontare la storia?
Il video lo abbiamo pensato direttamente per tradurre la sensazione di dolore e di situazioni complicate che la vita ti mette davanti. Il protagonista attraversa una condizione di malessere e, in qualche modo, si “pulisce” trasferendo quelle sensazioni alla band, che rappresenta la canzone stessa.
Guardando al vostro percorso dal 2017 a oggi, cosa rappresenta questo nuovo capitolo per Lingue?
Rappresenta una presa di coscienza. Siamo più consapevoli di chi siamo e di cosa vogliamo dire. È un capitolo più onesto, forse più esposto, ma anche più nostro.
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