Con “Tempesta Elettrica”, Kilian firma un brano che cattura in pieno il cortocircuito emotivo del presente. Un flusso continuo di stimoli opposti, tra leggerezza e tragedia, che lascia addosso una sensazione di smarrimento difficile da ignorare.
Il singolo si muove proprio in questo spazio instabile: mentre tutto sembra crollare, si continua a ballare, sospesi tra fuga e resistenza. La musica traduce questa tensione in un pop elettronico serrato, dove le strofe trattengono il respiro e il ritornello esplode come un evento improvviso.
Più che dare risposte, Kilian mette a fuoco una sensazione condivisa: quella di un presente che corre troppo veloce e che spesso non riusciamo più a decifrare. “Tempesta Elettrica” è il punto in cui tutto questo prende forma — e suono.
“Tempesta Elettrica” nasce come un brano leggero e poi cambia direzione: quando hai capito che stava diventando qualcosa di più profondo?
Penso sia stato un insieme di cose a farmi fare la virata: avevo già una parte dell’arrangiamento e le strofe, ricordo che in quel periodo ascoltavo molto “In Waves”, di Jamie xx in particolare “Waited all night”, sono partito da lì per la scrittura. Arrivato al ritornello, ogni cosa provassi a scrivere mi sembrava poco personale o banale, complice il fatto che in quelle settimane non avevo il cuore leggero, anzi, faticavo a concentrarmi. Mi nutrivo di notizie dal mondo e vedevo le cose prendere una piega sempre peggiore. Aggiungiamo il fatto che da Milano era passata una delle Tempeste elettriche che almeno 1 volta l’anno da qualche tempo si abbattono sulla città, e voilà.
Ho deciso semplicemente di buttare giù il groviglio che mi si stava formando in testa.
Nel singolo racconti una sorta di “schizofrenia” contemporanea: quanto questa condizione influenza il tuo modo di vivere e di scrivere musica?
Immagino tu ti riferisca a quella social, dove prima vedi un gattino a forma di pane fatto con l’AI e subito dopo bombe che vengono lanciate da paesi “democratici” cadere sulla testa di civili. Io cerco di stare lontano per quanto riesco da questa “schizofrenia” almeno musicalmente, non sono sicuro di riuscirci ma ci provo.
Piuttosto, mi sento schizofrenico in un altro modo, cerco sempre di cambiare gli input di partenza, non mi piace creare tutte canzoni tramite formule o strutture prestabilite, cerco sempre di variare, e sono contento quando i brani escono genuinamente diversi.
L’immagine del ballare mentre tutto intorno crolla è centrale nel brano: la vedi più come una forma di resistenza o di fuga?
Nel brano direi che è più una forma di fuga, è più simile al “non voglio guardare” quello che succede perché non si hanno i mezzi per rispondere o perché si hanno troppe distrazioni.
Il pezzo gioca su forti contrasti tra strofe e ritornello: come hai costruito questo equilibrio a livello sonoro?
Una volta scritto il testo volevo ci fosse questo contrasto un po’ per dividere tra la quiete prima della tempesta e il momento in cui la tempesta si scatena. Sulle strofe ci sono dei synth morbidi con un basso un po’ ubriaco, come la persona che sta ballando che poi sul ritornello si sfoga con tutto quello che gli gira in testa. Sul ritornello e il drop, dove si apre di più il brano tutto è più frenetico, si aggiungono molti elementi.
Nei tuoi lavori convivono elettronica e cantautorato: in “Tempesta Elettrica” come dialogano questi due linguaggi?
Spesso non è facile farli coesistere, infatti sto ancora sperimentando. Essendo un produttore capita spesso di voler dare più risalto alla strumentale quindi a volte devo scegliere quale tra le due deve avere un peso maggiore. Spesso mi baso sul come nascono i brani, se parto dalla strumentale si sviluppa in un modo, viceversa se scrivo prima il testo.
Il brano tocca temi legati all’attualità e alla polarizzazione: senti una responsabilità nel raccontare il presente attraverso la musica?
Non sento di avere una vera e propria responsabilità, cerco di raccontare me stesso, quello che sto vivendo, quindi in qualche modo dentro al calderone ci finisce inevitabilmente quello che accade attorno a me.
Dopo questo singolo, quale direzione immagini per il tuo percorso artistico nei prossimi mesi?
Ho un po’ di brani, fatti con amici che vorrei far uscire presto. Ora vorrei farli uscire e suonarli live.
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