Con “Where The Wind Blows”, Dario Distasi torna con un brano che affronta il tema della libertà personale e della necessità di smettere di cambiare per compiacere gli altri. La canzone racconta il momento in cui si arriva a un punto di rottura consapevole, scegliendo di restare fedeli a sé stessi anche a costo di perdere certezze costruite nel tempo. È un pezzo che parla di identità, coraggio e rinascita, trasformando una resa apparente in un gesto di emancipazione.
Il brano si sviluppa attraverso una scrittura essenziale ed emotiva, accompagnata da sonorità intime che crescono progressivamente fino ad aprirsi in uno sfogo liberatorio. Chitarra acustica, elettrica e pianoforte costruiscono un’atmosfera autentica e senza sovrastrutture, dove ogni elemento è al servizio del racconto. Con “Where The Wind Blows”, Dario Distasi sceglie una direzione più classica e senza tempo, mettendo al centro la sincerità del messaggio e una visione artistica guidata dalla libertà espressiva.
“Where The Wind Blows” racconta il momento in cui si smette di cambiare per compiacere gli altri. Quanto c’è di autobiografico in questo brano?
Un po’. Ho utilizzato il “veicolo” di una storia d’amore per parlare dell’importanza di poter dire dei basta. Da persona prima ancora che da artista, ho vissuto dei momenti nei quali ho sentito l’esigenza di mettere un punto e intraprendere una strada tutta mia. È un messaggio universale, perché capita a tanti.
Descrivi la canzone come un atto di libertà più che una resa. Pensi che oggi sia sempre più difficile restare fedeli a se stessi?
Stavolta, ti rispondo da un punto di vista strettamente artistico.
Ho scritto cose molto diverse tra loro, ma puntando sempre a mettere al centro la mia identità.
So che si può essere sé stessi anche attraversando i generi e gli stili. Le mode passano, la sincerità arriva sempre e resta.
Musicalmente il brano parte in modo intimo per poi aprirsi emotivamente nella parte centrale. Quanto è stato importante costruire questo crescendo per raccontare il significato della canzone?
Il brano inizia come un dialogo, o meglio raccontando cosa non funziona più in un rapporto. Tutto cresce d’intensità e doveva essere anche e soprattutto la musica a raccontarlo.
Hai raccontato di aver affrontato sonorità più classiche rispetto al tuo solito stile di songwriting. Cosa ti ha spinto verso questa direzione artistica?
La necessità che ho sentito era quella di scrivere un brano senza tempo. Anche il tipo di scrittura ha istintivamente seguito questo impulso. Ho asciugato la mia scrittura e pensato direttamente al messaggio, senza dare peso da presto a come avrei “confezionato” il brano.
Dopo oltre dieci anni di carriera e un percorso sempre più internazionale, quale pensi sia oggi la caratteristica che definisce maggiormente l’identità artistica di Dario Distasi?
La libertà. Non sto in una gabbia, non ci riesco. La musica è la mia stella polare e la seguo, ovunque mi porti.
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