Halley torna con “Niente”, un brano che racconta la fine di un amore senza lasciarsi trascinare dalla nostalgia o dal rimpianto. Al centro della canzone c’è la consapevolezza di aver superato una fase difficile, lasciandosi alle spalle sentimenti ormai spenti e ferite che non fanno più male. Il percorso emotivo del protagonista si riflette anche nella costruzione musicale del pezzo, che passa gradualmente da atmosfere più intime e introspettive a sonorità leggere e luminose, simbolo di una ritrovata serenità.
Nato in un momento di forte ispirazione e scritto in pochissimo tempo, “Niente” conferma la capacità di Halley di trasformare esperienze personali in canzoni sincere e immediate. Un percorso artistico che si sviluppa attraverso una scrittura istintiva e una ricerca sonora costruita insieme al produttore Lorenzo Celata.
Con lui abbiamo approfondito la nascita del brano, il valore dell’autenticità nella scrittura e il modo in cui la musica può diventare uno strumento di crescita personale.
“Niente” è nata in meno di due ore: cosa ricordi di quel momento in studio?
Che ero stra-gasato, sentivo che sarebbe uscita una canzone clamorosa.
Quando scrivi preferisci seguire l’istinto o lavorare molto sulle parole?
Istinto, poi le parole si costruiscono dopo. Una canzone è come costruire qualcosa: prima si fa il progetto legato all’istinto e all’ispirazione, poi si completa e si definisce piano piano.
Nel brano non racconti tanto i fatti quanto le emozioni vissute: è questo il tuo modo naturale di scrivere?
Di base si, racconto principalmente le emozioni perché è molto più facile che la gente ci si ritrovi rispetto al fatto singolo.
Quanto è importante per te mantenere autenticità nei testi?
Io baso tutto sui testi, ormai persino la mia vita di tutti i giorni. Uso i testi come continuo sfogo, come luogo di rifugio. E soprattutto mi fa stare bene perché mi sento libero, libero di scrivere tutto e non mi sono mai vergognato di ciò che scrivevo.
Hai mai paura che raccontare certe fragilità possa esporti troppo?
Può essere, ma io sono così. Il mio percorso è basato anche sull’esporsi “a nudo” e devo ovviamente mettere in conto i lati negativi, pur essendone consapevole.
Con Lorenzo Celata avete costruito un’identità sonora precisa: come nasce il vostro lavoro insieme?
In realtà nasce in modo casuale. Una volta quando avevo 11 anni circa sono andato in studio, e c’era lui al rec delle voci. Mi sono trovato subito bene, così ho iniziato a chiedere di farlo solo con lui. Poi abbiamo iniziato a lavorare seriamente anche alle produzioni, e penso che tanto sia merito suo.
C’è una frase di “Niente” che senti particolarmente tua?
“Chiuso nel mio mondo tipo Narnia, ma resto nella caverna, odio la verità.”
Chi è Halley
Alessandro Piazza, in arte Halley, nasce a Roma nel 2008. La sua passione per la musica emerge fin da bambino, quando inizia a scrivere e comporre i suoi primi brani in modo spontaneo e istintivo. La svolta arriva a soli 11 anni, con la prima esperienza in sala di registrazione, occasione che gli permette di conoscere Lorenzo Celata, producer con cui avvia una collaborazione destinata a diventare centrale nel suo percorso artistico.
Per Halley la musica rappresenta prima di tutto una necessità espressiva: uno spazio in cui trasformare emozioni, fragilità e vissuti personali in canzoni capaci di parlare anche agli altri. I suoi testi nascono come uno sfogo e una forma di consolazione, con l’obiettivo di raggiungere chi vive le sue stesse sensazioni e offrire, attraverso la musica, quel senso di comprensione e vicinanza che lui stesso ha spesso cercato.
Fin da giovanissimo coltiva il sogno di fare della musica la propria strada, mettendo al centro autenticità e condivisione emotiva. Oggi Halley prosegue il proprio percorso artistico all’interno del roster di Red&Blue Music Relations di Marco Stanzani, collaborando con professionisti del settore come Massimo Calabrese, Marco Lecci e Valerio Calisse.
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