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    Oltremanu racconta “Sbuccio la frutta”: la semplicità dei gesti e delle emozioni

    In un panorama musicale sempre più veloce e dominato dall’immediatezza digitale, Oltremanu sceglie di rallentare il ritmo e riportare l’attenzione su ciò che spesso passa inosservato. Il nuovo singolo “Sbuccio la frutta” nasce proprio da questa esigenza: raccontare la delicatezza di una prima infatuazione attraverso immagini quotidiane e gesti semplici, capaci di racchiudere significati profondi.

    Con sonorità che richiamano gli anni Ottanta e una scrittura sincera, il brano si muove tra nostalgia e autenticità, evocando un tempo in cui le attenzioni più piccole avevano un valore speciale. Il gesto di sbucciare un frutto diventa così il simbolo di un affetto nascente, di quelle emozioni sospese che precedono l’innamoramento e che spesso trovano spazio soltanto nei pensieri.

    “Sbuccio la frutta” racconta le emozioni di una prima infatuazione. Come è nata l’idea di trasformare un gesto così semplice in una canzone?

    Credo semplicemente guardandomi intorno; il gesto l’ho considerato pensando di dare una continuità al legame che ho con la campagna e la vita lenta, concetto già presente in altre mie canzoni; il fatto di collegarlo ad una prima infatuazione, deriva da scene di vita quotidiana, nelle quali incroci sguardi di persone che generano spesso pensieri e scene immaginarie, soprattutto se sei single da molto tempo come me. 

    Nel brano dai grande importanza ai piccoli gesti quotidiani come espressione dell’affetto. Pensi che oggi si sia perso un po’ il valore di queste attenzioni?

    Sì, penso che si sia perso decisamente il valore di queste attenzioni, probabilmente un po’ per i social e per gli standard che sono diventati altissimi per ognuno di noi. Quello che cerco di fare io con i miei lavori è di ricordare che una volta c’era una vita vera, prima che fosse al 90% online e che venivano valorizzati gesti molto più semplici, che non valorizziamo più per paura del confronto o perché li paragoniamo a situazioni di altre persone, che magari nella nostra vita sarebbero indubbiamente impossibili.

    Hai definito la canzone come un ritorno a una vita più semplice e autentica. Quanto contano i ricordi personali nella tua scrittura?

    Contano il 100% perché è l’unico bacino di informazioni da cui attingo; nella mia vita ho sempre cercato di ricordare il più possibile ciò che ho vissuto, un po’ per evitare di fare gli stessi errori, un po’ per riuscire a raccontare situazioni che ho passato, nelle quali magari ho pure sbagliato, ma che potrebbero aiutare coloro che si imbattono nelle mie composizioni.

    Le sonorità del brano richiamano gli anni Ottanta. Cosa ti affascina di quel periodo musicale e perché hai scelto proprio queste atmosfere per accompagnare il racconto della canzone?

    Mi sono voluto ispirare a quelle sonorità perché appartengono ad una decade nella quale la sperimentazione era ancora fondamentale, cosa che amo molto; inoltre volevo associare la vita lenta di cui parlo spesso, ad un periodo nel quale faceva da padrona. Senza parlare del fatto che a me affascina tutto ciò che esiste di vintage, mi piace molto la storia e penso di essere anche un po’ vecchio dentro, che a differenza di altri, la trovo una cosa meravigliosa.

    “Sbuccio la frutta” descrive una fase iniziale dell’amore, fatta di emozioni, dubbi e aspettative. Qual è stato l’aspetto più difficile da raccontare in musica?

    Forse ho provato ad imbattermi in una delle situazioni più difficili; credo sia più semplice descrivere l’amore durante il momento dell’innamoramento, o la tristezza dovuta a una rottura, piuttosto che la fase ancora prima della nascita dell’amore; ci sono talmente tante sfaccettature, che è difficile anche giudicare cosa sia più semplice o complicato.

    Nel tuo percorso artistico hai sempre cercato di mantenere un approccio sincero e lontano dai cliché. Quanto è importante per te raccontare esperienze reali e vissute?

    Non è solo importante, è fondamentale. Il mio obiettivo principale nella scrittura è sicuramente la ricerca della verità e la descrizione dei sentimenti e dell’amore, nel modo in cui si faceva fino agli anni ‘90; sono stato fortunato ad avere due genitori che mi hanno insegnato questo tipo di approccio.

    Nelle tue influenze convivono soul, blues, country e pop contemporaneo. In che modo questi mondi musicali hanno contribuito alla nascita di “Sbuccio la frutta”?

    Penso che ognuno di noi sia intrinsecamente legato ai generi che l’hanno cresciuto e formato, quindi senza neanche volerlo, si sentono le influenze di essi. Il soul e il blues sono quelli da cui derivano più spesso le mie melodie, dal country cerco di ispirarmi per le sonorità del brano e dal pop per rendere le canzoni più vendibili.

    Guardando al futuro, quale messaggio speri arrivi al pubblico attraverso questo nuovo singolo e quali sono i prossimi passi del progetto Oltremanu?

    Spero che si torni al più presto alla semplicità perché ne sento veramente la mancanza, dialoghi più immediati, l’apprezzare la natura di ognuno di noi così com’è, senza sempre giudicare a tutti i costi. Per il futuro ho già in mente 3 singoli che seguiranno la mia essenza più black, quindi sonorità ispirate maggiormente al soul e blues anni 80.

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