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    Intervista a Maurizio Vizzino: il racconto di “Un altro modo per chiamarmi artista”

    Con Un altro modo per chiamarmi artista in uscita il 26 giugno per Free Club Factory, Maurizio Vizzino debutta discograficamente con un album che racchiude anni di scrittura, ricerca e riflessione personale. A soli ventun anni, il cantautore italiano costruisce un immaginario già definito, in equilibrio tra tradizione del cantautorato e sensibilità contemporanea, tra riferimenti letterari e immagini evocative.

    Nel suo percorso emergono influenze importanti come quella di Fabrizio De André, il lavoro condiviso con la band e una forte attenzione al rapporto tra individuo e società. Un debutto che diventa anche una dichiarazione d’identità artistica, tra musica, parole e visione.

    Hai iniziato a scrivere molto giovane. Cosa cercavi nella musica allora e cosa cerchi oggi?

    A quattordici anni Maurizio cercava soprattutto lo stupore. Ogni nuovo suono, ogni scoperta musicale diventava un motivo per scrivere. Oggi quel senso di meraviglia si è trasformato in qualcosa di diverso: c’è più consapevolezza e una maggiore attenzione alla costruzione delle canzoni. «Ho sempre cercato la canzone come forma d’arte completa, il punto d’incontro tra musica e letteratura. Oggi non cerco più qualcosa di nuovo a tutti i costi: provo piuttosto a rileggere ciò che ho già trovato e a scoprirlo da prospettive diverse».

    Le tue canzoni sono ricche di immagini e simboli. Quanto conta lasciare spazio all’interpretazione dell’ascoltatore?

    Per Vizzino una canzone non deve necessariamente fornire tutte le risposte. «Mi interessa di più suggerire che spiegare. Credo che il pubblico sia perfettamente in grado di trovare significati personali all’interno di un brano. Quando una metafora è motivata e non fine a sé stessa, può creare un dialogo molto più profondo con chi ascolta».

    Questo approccio trova una delle sue espressioni più evidenti in Susi, uno dei brani più rappresentativi del suo percorso recente.

    Parliamo di Susi. Come nasce questo brano?

    Susi è uno dei brani che più rappresenta il modo di intendere la scrittura per l’artista. Nasce come un esperimento: «volevo raccontare il rapporto tra individuo e società senza farlo in maniera diretta, affidandomi invece a simboli e metafore. È una canzone costruita come un piccolo enigma, dove alcuni elementi ritornano e acquistano significato man mano che il brano procede». Al centro del brano c’è la paura di perdere i propri principi crescendo e di smarrire la propria identità per adattarsi a ciò che ci circonda. Più che dare risposte, Susi è un invito per chi ascolta a porsi delle domande. «È stato anche il momento in cui ho iniziato a fidarmi maggiormente dell’astrazione, lasciando che fossero le immagini a guidare il racconto. Ancora oggi la considero una delle canzoni più coraggiose che abbia scritto, perché prova a dire cose molto concrete attraverso un linguaggio volutamente aperto all’interpretazione».

    Da oltre due anni condividi il palco con una band. Quanto ha influito il lavoro collettivo sulla tua crescita artistica?

    Se la scrittura resta un momento personale, gli arrangiamenti prendono forma attraverso il confronto con i musicisti che accompagnano il progetto. «I brani arrivano in sala prove già definiti nella loro struttura, ma il lavoro sugli arrangiamenti nasce dal confronto tra tutti noi. Mattia Malagola, Andrea Fratoni e Francesco Miletta hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita. Mi hanno insegnato moltissimo, soprattutto nei primi anni».

    Anche l’esperienza alle Audizioni Live di Musicultura 2025 ha rappresentato una tappa importante nel percorso artistico del debuttante discografico Maurizio Vizzino e della sua band. «È stata l’esperienza professionale più significativa che abbiamo vissuto finora. Ci siamo confrontati con un palco importante e con un pubblico molto attento. È stato un banco di prova che ci ha fatto crescere sia artisticamente che umanamente», racconta il cantautore, sottolineando come il percorso condiviso con i musicisti continui a essere uno degli elementi centrali della sua evoluzione.

    Cosa rappresenta Un altro modo per chiamarmi artista?

    “Composto da dodici brani, in “Un altro modo per chiamarmi artista” incontrerete un piccolo Peter Pan con la sua omonima sindrome, una bambina che non vuole commercializzarsi, un topino da battaglia, un ubriacone sepolto fra i mari del sud, un mercante di perle, un vigile, un secondino, un prete, una suora, un avvocato, un giudice e poi ancora Eolo, un uomo d’affari, e Fernando Oreste Nannetti, in arte NOF4, di cui i libri di storia parlano già. Alcuni sono più concreti, altri passeggeri, molti solo nominati. 

    Non è un concept album, è un’intera adolescenza, un modo per dare un nome a sensazioni che sono di tutti e che oggi vengono già fin troppo considerate di poco conto. Un modo per dire in un’altra veste ciò che è stato già detto, come in tutte le vite, e per scoprire, magari, qualcosa di nuovo. Un modo per cercare un senso, per raccontare il ragazzino che ero. Un modo per creare un mondo, spiegarlo e farne vittoria. Un modo per chiamarmi artista, me come chiunque altro.”

    Nei tuoi testi ritorna spesso il rapporto tra individuo e società. È un tema che senti vicino anche nella quotidianità?

    «Sì, soprattutto osservando il modo in cui sta cambiando la musica. A volte faccio fatica a riconoscermi nelle tendenze dominanti, ma continuo a incontrare persone che credono davvero nell’arte e nella cultura. È questo che mi fa guardare avanti con fiducia».

    Guardando al futuro, che artista speri di diventare?

    La risposta arriva senza esitazioni. «Vorrei restare il Maurizio di oggi. Magari con più storie da raccontare, più esperienze da vivere e più persone da raggiungere attraverso la mia musica».

    Siete tutti invita al suo Release Party che si terra presso Sottoscala9 Circolo Arci (LAtina) il 26 giugno 2026 dalle ore 20.30, intanto buona visione del videoclip!

    CREDITI DELL’ALBUM

    Musica e testi: Maurizio Vizzino (tutti i brani)
    Produzione: Nick Valente (tutti i brani)
    Voce principale, piano e tastiere: Maurizio Vizzino (tutti i brani)
    Chitarre: Mattia Malagola (tutti i brani)
    Basso: Andrea Fratoni (tutti i brani)
    Batteria: Francesco Miletta (tutti i brani)
    Coproduzione: Mario Marcucci (“Pan” e “Scuse di un ipocrita”)
    Voci femminili: Laura Sangermano (“Caccia alle streghe”)
    Violini e viole: Alessandro Simboli e Stefania Cimino (“Dentro la parete” e “Romanza”)
    Violoncello: Andrea Savino (“Dentro la parete” e “Romanza”)
    Fisarmonica: Luca Lo Russo (“Dentro la parete”, “Caccia alle streghe” e “Parodia Bohémien”)

    Etichetta, distribuzione e ufficio stampa: Free Club Factory

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