More

    Wowdrugo e la ricerca di una forma nuova: belvedere sullo spazio

    Incontrare wowdrugo significa entrare in uno spazio in movimento, dove le cose non sono mai completamente ferme né definitive. Un luogo fatto di relazioni, trasformazioni e possibilità, in cui anche un disco già pubblicato continua a cambiare insieme a chi lo ha scritto. Nel suo primo album, uscito il 19 giugno 2026, “belvedere sullo spazio”, wowdrugo ci racconta un percorso personale fatto di incontri, mancanze e ricerca di una propria forma. Non un’identità da fissare una volta per tutte, ma qualcosa che continua a trasformarsi attraverso le esperienze e le persone che attraversano la vita.

    “Siamo tantissimo le persone che incontriamo e le cose che facciamo. È difficile definirmi al di fuori di un contesto umano. Essere in relazione con qualcuno o qualcosa secondo me è la chiave della vita. Quello che sono oggi è fatto molto più dalle persone che ho incontrato che da qualcosa che viene prima”.

    Un album nato dal bisogno di dare una forma alle cose

    “belvedere sullo spazio” arriva dopo un percorso lungo. Molte delle canzoni che lo compongono sono nate anni prima, in momenti diversi della sua vita, e solo successivamente hanno trovato una direzione comune. Per molto tempo la musica è rimasta in una dimensione privata: idee, frammenti, registrazioni, brani fatti ascoltare agli amici ma mai davvero conclusi.

    Pubblicare il disco significa quindi affrontare un passaggio importante: lasciare andare qualcosa che fino a quel momento era rimasto personale. “Mettere fuori queste canzoni vuol dire al mondo: questa cosa la faccio. Poi magari arriverà a qualcuno oppure no, ma intanto esiste”.

    La sindrome dell’impostore: quando fare musica non basta per sentirsi artisti

    Uno dei temi più curiosi del percorso di wowdrugo è il rapporto con la sindrome dell’impostore. Non è tanto la paura di non avere qualcosa da dire, quanto la difficoltà di sentirsi davvero autorizzato a occupare quello spazio. Il suo percorso musicale nasce senza una formazione tradizionale. Quando arriva all’Officina Pasolini a Roma, si trova accanto a persone con esperienze molto diverse dalla sua: musicisti che avevano già pubblicato album, studiato al conservatorio o costruito percorsi artistici strutturati. Il confronto alimenta una sensazione di distanza. “Mi sembrava sempre che quello che facevo non fosse abbastanza”.

    La sindrome dell’impostore, però, nel suo racconto non riguarda il talento, ma il riconoscimento di sé. Per molto tempo fare musica e sentirsi musicista sono state due cose separate. Pubblicare il disco diventa allora un passaggio fondamentale. “Mi serviva dire: questa cosa la faccio”. Non è la certezza di essere arrivato, ma la scelta di smettere di aspettare il momento perfetto!

    “Sarò contento”: il valore del tentativo

    Questa consapevolezza arriva anche attraverso uno dei brani più importanti del disco: Sarò contento. La canzone nasce proprio dal rapporto con l’errore, con il fallimento e con l’idea che il valore di un percorso non dipenda soltanto dal risultato finale. “Spesso siamo portati a valutare le cose solo nel momento in cui accadono e ci dimentichiamo da dove siamo partiti. Invece il percorso ha un valore”. Per wowdrugo il fallimento può diventare una forma di vittoria quando nasce dal tentativo: “Vale tantissimo il fatto di averci provato”.

    Il disco diventa così anche un modo per riconoscere il proprio percorso e accettare di essere diventato qualcosa che prima sembrava difficile immaginare.

    Lasciare andare per creare spazio

    Un altro tema centrale dell’album è quello del lasciare andare. Non come perdita, ma come possibilità di creare spazio per qualcosa di nuovo. “Ci sono cose che vorremmo trattenere sempre, ma alcune bisogna lasciarle andare”. Questo concetto ritorna in Traccia nuvola, il brano più recente arrivato nel disco.

    Quando spingi una nuvola stai creando uno spazio. Quello spazio può essere riempito da qualcosa di nuovo, oppure può anche semplicemente restare lì”. L’album diventa quindi una fotografia di un momento preciso, ma non un punto definitivo. “Questo disco per me è un punto di arrivo, ma soprattutto un punto di partenza”.

    La musica prima delle parole: come nasce una canzone

    Per wowdrugo la canzone nasce prima di tutto dalla musica. Le parole sono fondamentali, ma arrivano dentro un movimento più grande. “La musica vince sempre sui testi. Le persone spesso ricordano un motivetto prima ancora di ricordare cosa dicesse una canzone”. Il suo processo creativo parte spesso dall’istinto.

    “Molte canzoni nascono da me che prendo la chitarra e faccio delle cose senza avere piena coscienza di quello che sto facendo”. A volte nasce una melodia, altre volte una frase, altre ancora una sensazione. “Succede qualcosa e poi provo a capire cosa significa”. Questa dimensione spontanea è qualcosa che promette di non perdere anche mentre continua a studiare e ad ampliare le proprie possibilità musicali.

    Crescere senza perdere la propria identità

    Il futuro per wowdrugo sembra essere quello dell’esplorazione: nuovi strumenti, nuove possibilità, un rapporto più consapevole con la musica. Studiare, per lui, non significa correggere quello che è stato fatto prima, ma avere più possibilità espressive. “Voglio avere più strumenti, ma senza perdere quella parte istintiva che mi porta a seguire il cuore prima ancora della tecnica”.

    La sfida è trasformarsi senza diventare qualcun altro. “L’unica mia prerogativa è che nel diventare qualcos’altro io rimanga me stesso”. Perché il percorso artistico, prima ancora di essere una ricerca di perfezione, è un movimento continuo. Un viaggio fatto di incontri, errori, intuizioni e nuove forme.


    Un album che profuma di speranza

    Dopo aver attraversato mancanze, dubbi e trasformazioni, il disco lascia una sensazione precisa: quella di un lavoro che nonostante tutto guarda avanti. L’album ha un buon sapore. È gentile. Profuma di speranza. Una definizione che parte da una contraddizione: nell’album la parola che ritorna più spesso è forse proprio quella della mancanza, ma il modo in cui viene raccontata non è mai definitivo.

    Le canzoni non sembrano fermarsi su ciò che è perduto, ma cercano uno spazio nuovo. Si percepisce un desiderio di guardare oltre. Ed è forse questa la tensione più forte del disco di wowdrugo: partire da ciò che manca per arrivare alla possibilità di qualcosa che ancora deve accadere… buon ascolto!


    belvedere sullo spazio
    TESTI E MUSICHE: WOWDRUGO (IL TESTO DI “PAO PAO” È TRATTO DALL’OMONIMO LIBRO DI PIER VITTORIO TONDELLI)
    PRODUZIONE E ARRANGIAMENTI: MATTEO RUPERTO
    SEZIONE RITMICA: FILIPPO CORNAGLIA
    REGISTRATO PRESSO: LOAD – LIBERATION OF ARTS DISTRICT

    Latest articles

    Related articles