Non era facile mangiare spaghetti con questo caldo torrido, ma abbiamo fatto un’eccezione. A Testaccio, precisamente a Città Dell’Altra Economia, abbiamo vissuto un weekend gastron…pardon, artistico di grandissima fattura, figlio di un percorso lavorativo che ha avuto gestazione di parecchi anni.
Spaghetti Unplugged infatti prende coraggio e riesce ad allargarsi a un intero weekend di fine Luglio, dopo essere stato aggiunto come sinonimo alla parola “domenica” da ben 13 lunghi anni. E nonostante il periodo e le temperature sopra le medie stagionali, il pubblico ha dato il beneplacito e ha invaso Testaccio Estate, con una partecipazione ritenuta anche dagli organizzatori “sorprendente”. Si contano circa 4.000 tagliandi staccati, metà circa per serata, con un livello di disordini vicini allo zero. Un level up raggiunto con audacia e un pizzico di follia, perché si sa, Roma è sempre imprevedibile! Ma entriamo nel dettaglio, per dare quel pizzico di condimento in più a un piatto musicale ormai collaudato e pronto a diventare un rito collettivo annuale.

Spaghetti Festival 2025, le voci dagli organizzatori

“Dare voce a tutti e creare con musica e partecipazione un futuro diverso”. Le premesse di Davide Dose, fondatore e direttore artistico del progetto Spaghetti erano chiare dagli annunci delle scorse settimane ma chiaramente dovevano essere vagliate dal giudice supremo, il tempo. E proprio quello ci ha restituito oggi un’immagine positiva, basata su un’area gremita, unita sotto gli acuti di Emma Nolde e di Joan Thiele e la grinta di Centomilacarie e Giuse The Lizia, per dirne alcuni. Un pubblico trasversale, con idee personali che hanno trovato appoggio in più esperienze dentro al festival, tra food, tattoo, marketing, stand-up e talk show. Idee diverse, anche assimilabili tra loro che hanno reso gli Spaghetti Festival un appuntamento immersivo che non ha richiesto nemmeno troppi sbattimenti anche a livello logistico. Anche lo stesso Dose ne ha ammirato a margine con noi la “super partecipazione”, che fa gridare speranzoso a un proseguimento nel prossimo anno con numeri, chissà, anche più alti.
“Abbiamo saputo unire le note alle parole” – indica lo stesso – “creando così divertimento e riflessione al tempo stesso”. Ricordiamo infatti che oltre alla line-up artistica con nomi chiave della scena indie contemporanea, nelle aree circostanti si sono avvicendati anche volti interessanti legati alla comicità, politica, impegno sociale fino ai temi della tecnologia. Una spaghettata per tutti i palati culturali, dunque, che ha fatto scorrere piacevolmente le due serate partite dal tardo pomeriggio.
Spaghetti Festival 2025, la musica aromatizzata per ogni commensale
“Belle emozioni” è lo status psicologico designato dal quartier generale degli Spaghetti, e non possiamo di certo contraddirlo. A partire da sabato infatti abbiamo assistito a una moltitudine di suoni, uniti proprio sotto al comun denominatore delle good vibes. Lo testimoniano decine di fan già sottopalco qualche oretta prima del live nel main stage, pronti a urlare a squarciagola proprio a due passi dal loro beniamino.

E gli artisti hanno apprezzato, con la loro personalissima reaction. Da Anna Castiglia che ha iniziato a dibattere musicalmente i suoi temi sociali più importanti (fino alle rivendicazioni con noi in backstage), allo scatenato Centomilacarie che si è lanciato tra la folla in un bagno di folla molto punk, fino a quel Giuse The Lizia che tutti hanno imparato a cantare, in un karaoke collettivo da far venire i brividi. Si son difesi bene anche nel piccolo palco centrale anche i vari Doppelganger e Icaro nella prima serata e la coppia EMSAISI-Sacchini nella seconda, generano così un flow musicale che ha toccato corde trap, rap e cantautorali di piacevole scoperta.



La domenica poi, l’aria di Spaghetti è stata ancora più saporita, grazie all’adrenalina di Amalfitano che si è affidato in parte anche alla grazia vintage di Mille, all’irrequietezza artistica di Emma Nolde e al glamour esotico dell’attesissima Joan Thiele. Tutti, anch’essi uniti, da un repertorio vasto di hit ormai diventate compagne di viaggio per moltissimi di noi.



Ma quindi gli Spaghetti erano ‘boni’ oppure ‘sciapi’?
Per chiudere questo banchetto lugulliano durato due giorni, è tempo di capire se questo naturale ‘appesantimento’ fisico è davvero stato necessario. E la risposta, con estrema franchezza, non può che essere affermativa, per una serie di ragioni.
La prima è legata proprio al concetto di coerenza, base sempre più sdrucciolevole nei festival. Infatti qui l’idea di mantenere coerente quello che succede indoor durante l’anno era molto forte e confermiamo che è stata rispettata. Non a caso si son affacciati volti noti anche dietro le quinte, da Gazzelle a Motta, in una vesta tipicamente chill che fa proprio da scudo a chi vede Spaghetti come mero trampolino.
Il secondo punto è l’organizzazione dello spazio, con un palco all’avanguardia per ogni cantante salito, e una manovalanza che ha saputo proprio reggere il principio fondante, l’invisibilità, rendendo così lo spettacolo senza intoppi. Intorno pure non si sono riscontrati disagi, confermando che i token, se gestiti in maniera intelligente, possono essere utili durante un evento.
Il terzo motivo non può che essere quello legato all’ambizione. Perché Spaghetti ha dimostrato di sapersi evolvere anche nel periodo delle meritate “ferie”, garantendosi così un’aura di “continuità” che rafforza ulteriormente il progetto e lo lancia sempre più nel panorama nazionale come crocevia della musica emergente, per buona pace del mainstream!

