Scoprire Dente nella sua “ultima chiamata”

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Live report Dente Ph: Alessia Pastorelli (MONO)

La vita prende strade inaspettate, oscillando fra desiderio e nostalgia. No, non siamo qui per dare lezioni di psicologia, bensì per raccontare l’attimo artistico di Dente, andato in scena proprio ieri sera, giovedì 18 Settembre, al MONK di Roma per il suo evocativo finale di tour e di carriera (?). Un live genuino, che ha trasudato cantautorato e auto-ironia, tipici di chi vuole soltanto portare la sua idea di musica ancora una volta e sedersi attorno a un fuoco con gli amici che inevitabilmente si spegnerá all’alba. Ed è stato uno abbastanza grande quello che ha circondato l’artista di Fidenza, capace di farci sudare letteralmente per quasi due ore, tra ardore sentimentale e paura del dichiarato buio artistico.

Ph: Alessia Pastorelli (MONO)
Ph: Alessia Pastorelli (MONO)


Un fiume d’amore verso un “delta” oscuro

In questo ultimo live del fortunato tour “Santa Tenerezza”, in nome del suo ultimo album uscito a Marzo 2025 (Inri Records/Metatron), Dente ha voluto generare via social un clima trepidante e in un certo senso nostalgico, fra desiderio di live e nostalgia per la “conclusione” dei suoi live. Una specie di “ultima chiamata”, prima di chiudersi nel “sarcofago” come da lui dichiarato, con l’augurio di rivedersi nel futuro perché “nel passato ci abbiamo già pensato“. E in questo trip temporale, abbiamo unito le nostre esperienze sentimentali alla poetica di Dente, cercando di trovarne analogie e in un certo senso rassicurazioni.

Ph: Alessia Pastorelli
Ph: Alessia Pastorelli

Sentirsi in un certo senso compresi quando veniamo scossi da una persona che apparentemente nemmeno ci guarda, ad esempio su vie celebri come Corso Buenos Aires , con l’augurio che possa trasformarsi in una reciprocità lieta, o una “Favola”. Ma Dente, con i suoi testi intrisi di fragilità e leggerezza, delinea pure gli scenari più oscuri, avvalendosi di sonorità coinvolgenti che ricordano il cantautorato di una volta. Il pianoforte, il sax, la batteria e il basso hanno contribuito a scaldare l’atmosfera del club romano, lasciando di fatto scorrere le lancette senza accorgersene e facendo unire le voci in maniera spontanea, anche quando si va per la prima volta a un suo live come nel mio caso.

L’elogio della spontaneità e della brevità

In questa serata Dente ridefinisce il concetto di live, mantenendo in un certo senso la popolarità acquisita in questi anni di carriera, in una dimensione intima, da artista retrò che cerca un contatto visivo e genuino con i suoi fan. Nonostante una platea ai limiti del sold-out, l’artista emiliano si è diletta in brevi battute, sull’onda emotiva che caratterizzava gli intervalli fra una canzone e l’altra. Da quel “sì, lo so”, in risposta all’esclamazione “sei bellissimo”, all’auto-ironia che ha decostruito l’immaginario mitico del “bis” – etichettato ironicamente a ‘spumeggiante’ – Dente ha saputo riempire con audacia i salti in scaletta a voce, ricordando sempre con eleganza e cortesia come andasse avanti per “consenso ricevuto”.

Una veste umile, che si spoglia di pailettes e di artifici visivi, in nome di un rapporto ravvicinato con chi lo segue tra live, dischi e merchandising, lungo una linea temporale “incerta”. Perché si sa, la fama arriva come si può perdere in un attimo: Dente, infatti, in un raro momento di dialogo con il suo pubblico romano, ha proprio posto l’accento su come la vita possa cambiare, com’è capitato proprio a lui simbolicamente dalla penombra vissuta “in magazzino tra i cavi” fino alla pluriennale ribalta musicale, verso un futuro ancora da decifrare. Nel frattempo però ci siamo gustati i suoi cosiddetti “grandi classici italiani”, le “canzoni allegre che non sembrano tristi ma lo sono”, fino allo “spumeggiante bis” che certifica la chiosa finale su un live brillante che dà ancora luce e valore al cantautorato italiano, in spazi predisposti alla loro riuscita!

Ph: Alessia Pastorelli
Ph: Alessia Pastorelli

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