Dose: “La mia musica nasce dall’urgenza di essere autentico”

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Con il nuovo singolo “Au Revoir”, Dose continua il suo percorso di introspezione e verità, confermandosi una delle voci più sincere e dirette della scena urban contemporanea. Il brano è un saluto amaro, un addio che sa di liberazione e consapevolezza, dove parole e immagini diventano specchio di un mondo emotivo complesso e autentico.

Attraverso un linguaggio immediato ma denso di significato, Dose mette a nudo fragilità e coraggio, raccontando la difficoltà di restare fedeli a sé stessi in un ambiente che spesso impone maschere e compromessi. “Au Revoir” è il risultato di una ricerca personale e artistica che passa per la scrittura istintiva, per la sperimentazione del freestyle e per un legame profondo con la musica come forma di espressione vitale.

Nel corso dell’intervista con Indie Life, Dose parla della sua esigenza di autenticità, del valore delle parole nei suoi testi e del rapporto complesso tra arte e vita privata. Un racconto diretto, senza filtri, dove emerge la forza di un artista che ha scelto di restare vero anche quando costa caro.

Il testo di “Au Revoir” è denso di immagini forti e metafore: quanto contano per te le parole nell’esprimere il tuo messaggio artistico?

Per me contano tantissimo, so che a volte così facendo mi tiro addosso tante critiche ma a dirla tutta nulla cambierà mai il mio pensiero verso i miei testi: trasparenza e autenticità

Ti capita di scrivere prima i versi o la musica quando componi un nuovo brano? Qual è il tuo processo creativo di solito?

Dipende tantissimo, uno dei miei lavori in “cantiere” è nato da una risposta che ho mandato a un amico tramite vocale WhatsApp, mi ha risposto “mettila in un testo!” e così ho fatto.

Altre volte per tenermi allenato faccio un sacco di freestyle, e magari da un concetto nato in modo improvvisato nasce un intero ragionamento e argomento per un testo nuovo.

 Posso dire che capita anche il contrario, sento che una determinata base dovrebbe parlare di un preciso argomento allora li creo il testo in modo inverso diciamo.

Quanto influisce il linguaggio urbano e lo slang sul tuo modo di raccontarti attraverso la musica?

Penso di usarlo unicamente perché suona bene quando si ascolta, nemmeno tanto perché lo voglio fare ma è proprio come una cosa naturale che mi viene mentre registro, sento come una mancanza, un vuoto e allora si aggiunge.

Si può anche dire che a volte lo uso come citazione di altri artisti, essendo che non è consuetudine mia usare magari una determinata parola la metto proprio in un determinato contesto che può essere già stato trattato da terzi.

Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato nella tua carriera musicale fino ad oggi e come l’hai superata?

Sicuramente il riuscire a far capire a chi mi è vicino che la mia assenza non è cattiveria o un modo di mettere un gradino sotto alla musica le persone, ma un mio percorso per stare bene. Diciamo che ho avuto legami che si sono chiusi perché rifiutavo più volte di uscire dicendo che stavo a casa per registrare o scrivere brani, veniva vista come una scusa e non veniva capita quanta devozione c’è da parte mia verso quello che ho costruito e sto costruendo.

Non penso questa duna è stata superata, ma capita dalle persone che davvero tengono a me.

Se potessi riassumere “Au Revoir” in una sola parola diversa dal titolo, quale sceglieresti e perché?

Sceglierei la parola “DOSE”.

Semplicemente perché questo brano e testo funge per me come un ricordo di tante situazioni passate che, se non avessi mai creato il mio personaggio non so se sarei riuscito ad affrontare tutto quanto con la stessa spinta e carisma che ho imparato ad avere grazie alla musica.

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