Con “Girasole d’Inverno”, Rossella dà voce a un percorso di crescita personale che passa attraverso le delusioni, la fragilità e la riscoperta della fiducia. Il brano nasce dall’incontro tra esperienze condivise e riflessioni intime, trasformandosi in una canzone che parla della capacità di accogliere la bellezza anche dopo i momenti più difficili.
Sorretto da un’atmosfera intensa e da una scrittura ricca di immagini evocative, il singolo racconta il coraggio di mostrarsi per ciò che si è davvero e di aprirsi nuovamente agli altri. Un messaggio di speranza e autenticità che trova espressione sia nel testo che nella dimensione musicale del brano, costruita per accompagnare un’emozione che cresce fino a diventare liberatoria.
“Girasole d’Inverno” racconta il passaggio dalla paura di soffrire alla riscoperta della fiducia. Quanto c’è della tua esperienza personale in questo percorso emotivo?
La canzone è nata da una storia che mi stava raccontando un mio amico, era arrivata una persona che gli ha fatto “togliere il freno” dopo tante delusioni e chiusure. La sua storia è risuonata con la mia. Quello che ha mosso la canzone è la nostra capacità di accettare qualcosa di bello nella nostra vita e non farci condizionare da altre esperienze negative.
La metafora del girasole che continua a brillare anche in mezzo alla neve è molto potente. Quando hai capito che questa immagine rappresentava perfettamente il cuore del brano?
Ho scritto di getto queste parole durante una lezione e in quel momento ho capito che potevano essere il titolo del brano. Era il concetto chiave del testo, racchiudeva un’immagine reale insieme alla fragilità emotiva e all’idea di rinascita. Il mio termometro è l’emozione del momento in cui scrivo. Se per caso arriva la commozione o un senso di felicità, vuol dire che quelle parole sono il titolo giusto.
Nel testo scrivi: “ho giocato così tanto a nascondino col mondo che lui non mi ha più trovata e che io ho perso la voce”. È uno dei passaggi più intensi della canzone: cosa significa per te oggi quella frase?
Questa frase è la parte di testo che in assoluto mi mette più a nudo. Ho passato un periodo molto buio anni fa, in cui ero totalmente disallineata da me stessa e divisa tra il mio sogno di cantare e quello che stavo realmente facendo nella mia vita.
Questa domanda mi tormentava, mi chiedevo chi mi avrebbe conosciuta davvero, per ciò che portavo dentro, se tutto fosse finito in quel momento. E la voglia di scoprirlo mi ha salvata dai pensieri brutti che facevo.
Ricordarlo mi ha fatto male, perché una parte di te non dimentica mai come si è sentita, ma ora che ne sono fuori provo anche una grande gratitudine per tutto il bene che mi ha portato e anche perché sono stata in grado di ascoltarmi profondamente e assumermi la responsabilità di un vero e proprio cambio di vita. Quando non ascolti subito i tuoi sogni, può essere che bussino alla nostra porta in modo meno gentile.
Nel brano l’amore non viene raccontato come qualcosa di perfetto, ma come un incontro tra fragilità. Pensi che oggi sia più difficile lasciarsi vedere per ciò che si è davvero?
Per me è molto importante raccontare la fragilità perché si rischia di appiattire l’amore e costringerlo in una visione patinata che ha poco di autentico. Non ne farei un discorso di tempi, altrimenti rischiamo di cadere nella retorica che “prima si stava meglio”; lasciarsi vedere è sempre difficile e lo è sempre stato, diciamo che oggi i social facilitano dei contatti meno diretti e mantenere l’autenticità nei rapporti e nella manifestazione delle emozioni è la nostra grande sfida. Per me l’amore è più un incontro di vulnerabilità che si accolgono che un romanticismo flat.
Lo sguardo assume un ruolo centrale nella narrazione del pezzo, quasi più importante delle parole. Quanto credi che la comunicazione autentica passi ancora attraverso gesti semplici come guardarsi negli occhi?
Ci credo tantissimo. È la sfida di cui parlavo prima. Credo che lo sguardo umano contenga un mare di informazioni su di noi, scambiarselo e lasciarlo aperto all’altro è un gesto sempre rivoluzionario, ma una delle più grandi risorse che abbiamo. Nello sguardo c’è un viaggio.
Dal punto di vista musicale, il brano cresce gradualmente fino a un ritornello molto intenso e liberatorio. Come hai lavorato con Tommaso Sgarbi per trasformare queste emozioni in suono?
Lavorare con Tommaso Sgarbi è stato emozionante. È stato un dialogo continuo, ma ci siamo intesi al volo. Tommaso ha tradotto la mia idea di tenerezza che però sfociasse in una grinta passionale e spalancata, come l’amore di cui ho raccontato.
Tra musica, videoclip e cover art, “Girasole d’Inverno” si presenta come un progetto artistico molto coerente. Qual è il messaggio che speri arrivi a chi sta attraversando il proprio “inverno dell’anima”?
Grazie. Spero che questa canzone possa lasciare più fiducia negli altri a chi la ascolterà, ma anche in sé stessi. Perché spesso l’amore che accettiamo dipende da quello che pensiamo di meritare. Accogliere la bellezza è sempre un percorso non scontato, spero che la mia canzone accenda una scintilla per crederci ancora.
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