Con “Adesso buona fortuna”, Larossi racconta la fine di un rapporto in cui l’amore e l’impegno non sono bastati a tenere unite due persone. Attraverso immagini evocative e un ritornello costruito su un crescendo di metafore, il brano affronta il tema del lasciar andare e della necessità di scegliere sé stessi quando gli incastri non funzionano più.
Dietro il titolo si nasconde un’ironia amara: non un semplice augurio, ma una presa di coscienza definitiva. Una canzone intensa e sincera che trasforma un’esperienza personale in una riflessione universale sulle relazioni e sulla libertà di ricominciare.
“Adesso buona fortuna” nasce da una storia personale ma riesce a parlare a molte esperienze diverse. Quando hai capito che quel racconto intimo poteva diventare qualcosa di universale?
In realtà me ne sono accorta mentre la stavo scrivendo. Partiva da una situazione molto precisa della mia vita, ma più andavo avanti e più capivo che non stavo raccontando solo una persona o una relazione. Stavo raccontando tutti quei rapporti in cui ci si ama, ci si prova davvero, ma gli incastri non arrivano mai. Credo che chiunque abbia vissuto qualcosa del genere possa riconoscersi in questa canzone.
Nel brano descrivi una relazione fatta di tentativi, fragilità e incastri che non trovano mai davvero la loro forma. Quanto è stato difficile trasformare una ferita personale in una canzone?
All’inizio è stato difficile perché scrivere significa guardare le cose senza filtri. Però la musica per me ha sempre avuto una funzione quasi terapeutica: mi permette di dare un senso alle emozioni e trasformarle in qualcosa che posso condividere. Quando una ferita diventa una canzone smette di essere soltanto dolore e diventa anche consapevolezza.
Il ritornello costruisce un crescendo molto forte attraverso immagini simboliche come la rosa, il sole, la stella e la luna. Come sono nate queste metafore e cosa rappresentano per te?
Volevo raccontare l’idea del dare sempre di più. La rosa rappresenta un gesto bello ma ancora semplice, il sole qualcosa di più grande e vitale, la stella un desiderio e un sogno condiviso, mentre la luna è quasi il massimo che si possa offrire simbolicamente a qualcuno. Quel crescendo racconta quanto si possa investire emotivamente in una relazione e quanto, a volte, il risultato non dipenda dalla quantità di amore che si mette in gioco.
Il titolo sembra contenere un augurio positivo, ma ascoltando il testo emerge un significato molto diverso. Quanto conta per te l’ironia come strumento per raccontare emozioni complesse?
Conta tantissimo. L’ironia è uno dei modi che conosco per dire cose molto profonde senza renderle pesanti. Quel “Adesso buona fortuna” non è davvero un augurio: è un modo elegante, quasi amaro, per dire “adesso vai per la tua strada”. Mi piace l’ambiguità perché spesso anche le emozioni più forti sono ambigue.
Uno dei temi centrali del brano è la libertà: la scelta di lasciare andare qualcuno anche quando il sentimento è ancora presente. Pensi che oggi sia più difficile accettare una fine o riconoscere il momento in cui bisogna scegliere sé stessi?
Credo che la parte più difficile sia riconoscere quel momento. Accettare una fine fa male, ma spesso continuiamo a restare in situazioni che sappiamo non funzionare perché speriamo che qualcosa cambi. Scegliere sé stessi richiede coraggio e onestà. È una decisione che raramente arriva quando il sentimento è finito; spesso arriva proprio quando il sentimento c’è ancora.
La tua scrittura si distingue per autenticità e immediatezza, senza rinunciare a una forte componente emotiva. Come lavori sull’equilibrio tra esperienza personale e identificazione dell’ascoltatore?
Parto sempre dalla verità. Se quello che scrivo non emoziona me per prima, difficilmente potrà emozionare qualcun altro. Poi cerco immagini, parole e situazioni che non siano troppo legate al mio vissuto specifico ma che possano appartenere anche a chi ascolta. Mi piace lasciare spazio all’interpretazione, perché una canzone è davvero completa quando chi la ascolta riesce a metterci dentro la propria storia.
Dopo i recenti concerti nei principali club italiani e il crescente interesse attorno alla tua musica, che momento stai vivendo artisticamente? “Adesso buona fortuna” rappresenta un nuovo punto di partenza per Larossi?
Sto vivendo un momento molto intenso e stimolante. I concerti mi hanno dato la conferma che le canzoni, una volta uscite, non appartengono più solo a me ma alle persone che le fanno proprie. “Adesso buona fortuna” rappresenta sicuramente un passaggio importante perché racchiude molti aspetti della mia identità artistica: l’autenticità, l’ironia, la fragilità e la ricerca della libertà. Più che un nuovo punto di partenza, la sento come una tappa del mio percorso.
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