Con “E poi arrivi tu”, Veneficus firma un brano che affronta con sensibilità il tema dell’insicurezza personale e del disagio emotivo, una condizione sempre più diffusa soprattutto tra le nuove generazioni. La canzone racconta il percorso di chi si ritrova a fare i conti con lo smarrimento e la perdita di punti di riferimento, ma trova la forza di rialzarsi grazie all’arrivo di una presenza capace di restituire fiducia e speranza.
A rendere interessante il singolo è anche la scelta di un sound reggae, che accompagna il racconto con leggerezza e positività senza attenuarne il significato. Il contrasto tra le sonorità solari e il tema affrontato contribuisce a rendere il messaggio ancora più immediato, trasformando “E poi arrivi tu” in un invito a non arrendersi e a credere nella possibilità di una rinascita anche nei momenti più difficili.
“E poi arrivi tu” affronta il tema dell’insicurezza e dello smarrimento personale. Da dove nasce l’esigenza di raccontare una tematica così delicata e attuale?
Prendo spunto basandomi su quello che si vede oggi, sulla difficoltà che hanno moltissime persone ad affrontare i problemi, su come sia difficile trovare un equilibrio e vivere in un mondo pieno di ostacoli. Dove moltissime persone che non hanno questi problemi si mostrano indifferenti, superficiali ed egoiste, io invece voglio raccontare tutto questo attraverso la musica.
Nel brano descrivi un momento di grande difficoltà seguito da una rinascita. Quanto c’è della tua esperienza personale in questa storia e quanto invece rappresenta una realtà condivisa da molte persone?
Questo brano racconta una fase della mia vita; è stata breve fortunatamente, e sono stato altrettanto fortunato ad uscirne, ma molta gente vive ancora questo disagio e purtroppo non tutti ne vengono fuori facilmente. E, quel che è peggio, non tutti hanno voglia di uscirne. Spero che attraverso la mia musica qualcuno possa ritrovare la forza di salire quei gradini che sembrano così pesanti da affrontare.
La figura che porta luce e speranza nel racconto può essere interpretata in modi diversi. Chi o cosa rappresenta per te questo “tu” che dà il titolo alla canzone?
Il mio “tu” è l’arrivo di qualcosa di straordinario: nel mio caso la musica, che arriva come un tornado e spazza via tutte le cose negative, ma può essere interpretato in tantissimi modi. Può essere rappresentato sotto forma di un amore, di un amico, di un lavoro; in ogni caso, rappresenta un qualcosa di positivo che arriva nella tua vita.
Hai scelto sonorità reggae per accompagnare un testo che affronta temi profondi. Come è nata questa scelta e perché pensi che questo contrasto funzioni così bene nel trasmettere il messaggio del brano?
Questa volta ho scelto la musica reggae per trattare un argomento di una certa importanza, per alleggerire il peso del testo. Io spero che funzioni, perché comunque è un fatto insolito usare un sound e un testo completamente opposti tra di loro. Voglio uscire dagli schemi che si usano normalmente; penso che l’arte della musica preveda anche questo, cioè creare la novità.
Oggi molti giovani si trovano ad affrontare momenti di fragilità emotiva e senso di inadeguatezza. Quale messaggio vorresti arrivasse a chi ascolterà “E poi arrivi tu”?
Vorrei che il brano “E poi arrivi tu” fosse un appiglio per tutti coloro che in questo momento vivono un periodo brutto, e desse una spinta per riprendere il controllo della propria vita, una vita che, nonostante le difficoltà, vale la pena di essere vissuta. Il messaggio è di aggrapparsi con tutte le forze non alle cose negative, ma soprattutto a ogni cosa positiva che si presenta davanti a noi. “E poi arrivi tu” parla di rinascita, di risalita.
Il videoclip accompagna il pubblico in un percorso che va dal buio alla luce. Come avete lavorato sulla componente visiva per rappresentare al meglio le emozioni raccontate nella canzone?
Il videoclip è stato girato in due contesti completamente diversi: uno in un posto un po’ cupo, pieno di ricordi e rimpianti, che esprime lo stato d’animo di chi sta soffrendo; l’altro in una location che si avvicina allo stile armonioso del reggae, per raccontare il messaggio di ripresa, in un luogo immerso nella natura e pieno di vita. Rappresenta lo stato di rinascita usando un sound e una location appropriati.
Il tuo percorso artistico nasce da esperienze di vita autentiche e dalla volontà di trasmettere messaggi positivi. In che modo “E poi arrivi tu” rappresenta una tappa importante della tua crescita come artista e come persona?
Semplicemente per il fatto che si tratta di un testo scritto da me. Tra l’altro, è il primo brano in assoluto che scrivo, quindi per me passare da interprete a cantautore rappresenta una vera crescita professionale. Mi sto impegnando per migliorare sempre di più; per me sono ottimi risultati e stimoli per studiare ancora. La crescita di un artista avviene soltanto attraverso lo studio. Unendo studio, realtà e costanza, bisogna seguire degli step gradualmente per formarsi sia dal punto di vista artistico, sia a livello di crescita personale.
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