L’attentato alla musica dello Stato Sociale

Attentato alla musica italiana: il mega-disco de Lo Stato Sociale

Da prassi, a seguito della partecipazione al Festival di Sanremo si pubblica un album.
Lo Stato Sociale ha anticipato i tempi, rilasciando già da ben prima della kermesse i primi dei cinque mini-Ep da cinque brani che compongono Attentato alla musica italiana (Garrincha Dischi/Island Record).
All’Ariston il gruppo bolognese si è presentato con Combat Pop, che è valso la tredicesima piazza; la canzone è anche, ovviamente, tra le 25 tracce che compongono il nuovo enorme disco. Albi, Carota, Lodo, Checco e Bebo sono i titoli degli Ep che lo formano.

Albi

Combat Pop apre Attentato alla musica italiana e anche il primo mini-Ep.
Il brano sanremese però non è l’unica traccia commerciale di Albi, e la prova è la base dance un po’ sudamericana di Fucking primavera, che è il brano che più resta in mente di questo lavoro.

Carota

Il secondo mini-Ep del disco si ricollega a Sanremo grazie al featuring nel brano d’apertura, Il giorno dopo. Ecco infatti Willie Peyote, con la sua proverbiale capacità di inserire la propria musica nell’attualità:

E chi l’avrebbe detto mai che dopo Cina e America Latina

avremmo visto insieme anche una quarantena?

Com’è che si diceva? Maledetta primavera,

stare vicini è un rischio, il gioco vale la candela.

Mare di cartone, il terzo brano dell’Ep, conferma il fatto che sia l’amore il leitmotiv trattato più o meno esplicitamente in tutto il mini-disco, permeato comunque dall’ironia tipica dello Stato Sociale.

Lodo

L’Ep intitolato al frontman del quintetto bolognese è spiccatamente a cavallo tra le due linee artistiche del gruppo. Da un lato, infatti, brani come Anche oggi, domani andrà meglio ricordano i bei tempi di Ci eravamo tanto sbagliati, ma le produzioni nel complesso e canzoni come Muoio di noia ricordano che Lo Stato Sociale è ormai una realtà mainstream che cerca più le radio che la nicchia (e a Sanremo lo ha confermato).

Checco

L’apertura con i bassi distorti di Barca cattura subito l’attenzione per il quarto componente di Attentato alla musica italiana, e il testo fa ben sperare i nostalgici dello Stato Sociale indie duro e puro.
E la fede è ben riposta. Checco è decisamente l’Ep più fedele alle origini dell’album per strumentali utilizzate e
Il marchio dello Stato Sociale è evidente (basta la voce di Lodo a renderlo riconoscibile), ma questo mini-Ep è il più radicalmente rivolto al pubblico non mainstream del disco.
Ascoltare DeLorean per conferme.

Bebo

Con La senti questa forza l’ascoltatore viene proiettato in un dialogo tra Bebo e Checco sulla vecchiaia e la sua relatività, per poi trovarsi scaraventato in un monologo surreale che ha del joyceano.
Già disorientato dallo sperimentalismo più totale, l’ascoltatore finisce nella seconda traccia e il parlato non se ne va, anzi… È allora che risulta chiaro. Il mini-Ep conclusivo, Bebo, è un tributo agli Offlaga Disco Pax alias Spartiti, storico gruppo bolognese.
Cinque brani raccontati, senza canto, in tributo ad un pilastro della musica emiliana che si conclude con la struggente Sono libero.

Attentato alla musica riuscito?

Attentato alla musica italiana ha una bonus track: Non è per sempre, cover degli Afterhours, portata a Sanremo in duo con Emanuela Fanelli e Francesco Pannofino.
Concluso l’ascolto delle 26 tracce ci si sente storiditi. Non era il vecchio Stato Sociale, non era nemmeno quello commerciale sanremese, c’è ben più che una spolverata di storia della musica bolognese…
Tante cose, come dopo un’esplosione. Tante belle canzoni, alcune meno (ma su 26 è normale) e l’impressione è che, forse, sia il singolo ascoltatore a doversi esprimersi.
L’attentato alla musica è riuscito?
Di sicuro, chaos, confusione e sbigottimento ci sono. Al pubblico l’ardua sentenza.


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