L’orizzonte oltremare di Digiovanni

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Digiovanni è un nome nuovo per la scena nazionale, almeno sotto questa “forma”. Cantautore di lunga scuola, ha ripreso la navigazione una settimana fa con il singolo d’esordio “In piedi sopra il mare”: una vera e propria preghiera laica, un rituale quotidiano che aiuta a riassettare il punto di vista sul giusto baricentro, ad una prospettiva di distanza dal nostro disagio. Abbiamo deciso di fare qualche domanda all’artista.

Benvenuto su Indielife, Digiovanni. Per prima cosa, ti chiederei di presentarti ai nostri lettori: proviamo ad utilizzare solo tre aggettivi più uno bonus che invece non ti racconta affatto!

Ciao! Piacere di essere qui su Indielife. 

De, 3 aggettivi?? Difficilissimo! 

Posso provare a dirvi i 3 aggettivi che mi piacerebbe pensasse il pubblico che ascolta/ascolterà Digiovanni: particolare, fresco, interessante.

Uno che non mi racconta affatto…(spero) falso, nel senso di non vero.

Da dove parte la storia di Digiovanni? Perché questo, per Digiovanni, è un esordio, ma per Alessio pare non si possa dire lo stesso…

La storia di Digiovanni è relativamente breve, esteriormente. E’ sempre stata dentro di me, in realtà, ma rimasta a lungo celata o sotto “mentite” spoglie. Fondamentalmente non mi concedevo di poter essere un cantautore. 

Prima di Digiovanni c’era una band che ha fatto i suoi passi: un disco, le finali di Sanremo Giovani, una tournee a New York nei locali di Manhattan, tanti locali italiani e un passaggio sul palco del Teatro Ariston. 

Oltre alla band ci sono state delle bellissime collaborazioni come quelle con Gary Lucas, Steve Sidwell, la Metropole Orkest e soprattutto quella con Vinicio Capossela, con cui continuo ad essere in contatto. 

Passare a un progetto più cantautoriale, però, è stata una vera propria necessità. Una direzione quasi obbligata. A un certo punto tutto convergeva verso questo. 

Un grazie particolare va a Alessio Macchia che è insieme a me da sempre, che ha condiviso questo percorso e che è dentro al progetto al cento per cento. 

Tappe importanti verso un ritorno sulle scene, oggi, che non dimentica il passato. Oppure sì? Esiste un filo rosso, secondo te, capace di collegare tutte le parti della tua ricca storia?

Sicuramente sì, esiste un filo rosso. Se non avessi fatto tutte le cose che ho fatto, non sarei quello che sono, nel bene e nel male. Spero di riuscire a mettere nella mia musica tutto quello che ho vissuto. 

Oggi sento che alcune esigenze/insicurezze che mi hanno spinto, in passato, ad avere altri progetti sono risolte. Prima avevo bisogno di punti di appoggio diversi per montare sui palchi. Avevo bisogno di emozioni già vissute dal pubblico per andare “più sul sicuro”. O forse non ero pronto a mettere veramente a nudo le mie. Non so. Ora sento, grazie anche al produttore Andrea Pachetti (già produttore/collaboratore di Emma Nolde, Zen Circus, Bobo Rondelli, Dente e molti altri), di poter andare un po’ più a fondo in alcune delle mie storie. 

“In piedi sopra il mare”: un mantra, che diventa collettiva, e che alla fine rivela che tutti abbiamo bisogno, ad un certo punto, di fermarci, rallentare, andare più lenti alla ricerca di ciò che abbiamo lasciato indietro. Qual’è la storia della genesi della canzone?

Non avreste potuto farmi regalo più bello! Sapere che “in piedi sopra il mare” possa essere una sensazione estendibile ad altri, è la cosa più bella che potessi ricevere. Grazie. 

Questa canzone nasce da una chiacchierata, in realtà, con due amici che mi piace citare: Leonardo e Andrea. Loro mi hanno aiutato a rimettermi in piedi, in un certo senso. La genesi della canzone nasce musicalmente dalla mia (da sempre) propensione a sonorità e scritture più esterofile che nazionali. Il testo nasce dalla voglia di ritrovare uno stato d’animo specifico: la spensieratezza. Quella spensieratezza che solo da bambino ho avuto, quando avevo i miei genitori a supporto. Con gli anni, la loro perdita, le responsabilità, la famiglia…. mi sono creato una zona di confort basato sulla razionalità, il senso del dovere, quello che è giusto fare. Non vuole essere una canzone malinconica ma soltanto la voglia di ritrovare uno stato d’animo un po’ più sereno e spensierato. Quello stato d’animo che solo stando “in piedi sopra il mare” riesco a trovare.

Il brano termina ripetendo più volte l’immagine contenuta nel titolo. Perché hai scelto proprio questa visione per raccontare la sensazione che stavi provando?

In piedi sopra il mare” è un punto di vista, è un concetto. E’ la voglia e la ricerca di un momento, più o meno lungo, in cui si riesca ad essere un minimo in pace con se’ stessi. E’ come il film “Into the wilde”: è “semplicemente” la necessità di evadere dalla quotidianità per la ricerca di se’ stessi, di un equilibrio minimo con cui cercare di riuscire a convivere. 

Consigliaci almeno tre cantautori o cantautrici che dobbiamo scoprire e che probabilmente non abbiamo ancora scoperto. 

Non ho la presunzione di avere antenne più ricettive delle vostre. Quello che vi posso dire è che a Livorno ci sono settimanalmente degli open mic formidabili con tanti, anzi tantissimi, cantautori e cantautrici molto interessanti. Io partecipo a questo eventi sempre molto volentieri. Li cura un mio caro amico, Francesco Luongo. Se potessi vi inviterei a uno di questi, anzi non uno a caso ma al prossimo in cui io sarò headliner.

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