Gli Inude tornano il 1° ottobre con Cent’anni. Un brano intimo e potente, sospeso tra amore, tempo e distruzione.
Il trio pugliese Inude torna sulla scena musicale con Cent’anni, il nuovo singolo in uscita l’1 ottobre 2025 per l’etichetta Factory Flaws. Il brano segna l’inizio di un nuovo ciclo creativo per la band, anticipando il prossimo album previsto per metà 2026. Una ballata elettronica carica di significato, in cui il tempo non è più una misura, ma una condanna emotiva.
“Lava via gli occhi, lava via i sogni” – un gesto che non salva, ma cancella.
Un nuovo linguaggio sonoro ed emotivo
Con Cent’anni, gli Inude esplorano un terreno sonoro più maturo e riflessivo. La traccia si muove su un equilibrio delicato tra minimalismo elettronico e profondità emotiva. Arpeggiatori, synth orchestrati e ritmi essenziali accompagnano una voce che si fa preghiera, confessione, respiro. La scrittura è poetica, intima, capace di toccare corde profonde senza mai urlare.
Una particolarità del brano è l’alternanza tra lingua italiana e inglese. “L’inglese come distanza, l’italiano come nudità”, spiegano i membri della band. La lingua diventa così un’estensione dell’emozione, una scelta espressiva che amplifica la tensione tra intimo e universale.
Abbiamo scelto di muoverci tra due lingue, come se la lingua stessa fosse parte del passaggio: l’inglese come distanza, l’italiano come nudità. Non è una scelta definitiva, ma un gesto. Un’apertura. Anche il suono è tornato a cercare il corpo: l’elettronica, i synth, il vuoto tra le frequenze. Volevamo spazio. Volevamo silenzio. Cent’anni è una canzone sull’intimo e sul collettivo. Sul tempo che non guarisce, ma condanna. Parla di qualcosa che cade, inesorabile. Lo si intuisce anche solo ascoltando il respiro. In copertina, Le Parche dell’illustratore Andrea Calisi vegliano su ciò che non si può controllare. Non sono lì per spiegare. Sono lì da sempre.
INUDE
Il tempo come condanna
Cent’anni è una riflessione sul tempo che non cura, ma consuma. I versi — “I’ll be down on my knees for centuries” e “Sono cent’anni a pena” — evocano un’umanità piegata dal senso di colpa, in lotta per affermare sé stessa. Il brano non racconta una storia lineare, ma si muove tra sospensioni, silenzi e tensioni emotive.
“I’ll be down on my knees for centuries” – il tempo che diventa condanna.
A dare un volto visivo a questo mondo è l’opera Le Parche dell’artista Andrea Calisi, che raffigura le tre dee del destino greco: figure immobili, testimoni di una fine che arriva senza rumore. Una metafora potente per raccontare l’ineluttabilità del tempo e delle scelte.
“Sono cent’anni a pena” – il peso che resta.
Un progetto in evoluzione
Questo singolo rappresenta il primo passo verso un nuovo album che promette una svolta significativa nel percorso degli Inude. Dopo l’EP Primavera (2022) e Split (uscito a maggio 2025), il trio è pronto a presentare un progetto che fonde elettronica e corporeità, con uno spettacolo dal vivo immersivo dove suono, danza e visual si incontrano.
Chi sono gli Inude?
Nati nel 2014 nel sud Italia, Francesco, Giacomo e Flavio formano un trio che unisce elettronica, pop alternativo e atmosfere romantiche. Dopo il debutto con Love is in the Eyes of the Animals e l’album Clara Tesla, la band ha calcato i palchi di festival internazionali come il Montreux Jazz Festival, Locus e Home Festival, condividendo la scena con nomi come Moderat, Alt-J e The Notwist.