Er Pablo racconta il suo EP d’esordio “Cronache”

Dalla formazione teatrale allo studio dei maestri del rap romano, passando per gli strumenti suonati da autodidatta tra le mura di casa. Con il suo EP d’esordio “Cronache”, Er Pablo porta una visione cruda, istintiva e profondamente umana del rap d’autore. L’artista capitolino ci racconta il processo creativo condiviso con il producer Violea, la metanarrazione di “Vita da tango”, l’urgenza di dare voce alle proprie paure e l’evoluzione del suo percorso artistico.

Dai palchi teatrali allo studio di Primo Brown e del rap capitolino, fino alla scelta di imbracciare gli strumenti da autodidatta: come si sono incastrate queste anime per arrivare al tuo rap suonato e strumentale?

La mia vena artistica è sempre stata molto forte e si è sempre nutrita della mia quotidianità.

Sono entrato in teatro con alle spalle già qualche testo scritto, ma lo studio della recitazione mi ha insegnato a trovare l’emotività nelle parole.

Il rap mi si è palesato in varie forme, e più lo scoprivo e più mi innamoravo di lui. Ho avuto la fortuna di avere già gli strumenti dentro casa, un vecchio pianoforte, una vecchia chitarra e qualche tamburo sparso in giro per casa. L’unica cosa a legare tutto questo sono sempre stato io, studiavo i testi rap come se fossere copioni teatrali, e scrivevo monologhi come se fossero strofe, una volta imparati quei pochi accordi al piano è stato naturale unire le due cose.

Il titolo del tuo primo lavoro, “Cronache”, evoca subito un senso di verità cruda e presa diretta sul quotidiano. Quanto di ciò che canti nasce da un bisogno personale di esorcizzare le notti insonni e quanto invece dal fotografare le complessità del mondo che ti circonda?

Scrivere per me è una cosa molto naturale, i miei occhi e le mie orecchie vagano nel quotidiano alla ricerca di uno spunto creativo o di un’immagine evocativa.

Il nome ed il concetto di “Cronache deriva proprio da questo, ogni traccia racconta una parte di me e di come vedo il mondo.

In “Vita da tango” c’è una forte dimensione metanarrativa: dialoghi apertamente con chi è alle macchine («dammi la cassa in quattro», «lasciami il kick») mentre il testo scava nell’introspezione. Come nasce questa continua tensione tra l’aspetto tecnico della produzione e l’istinto delle parole?

Come si scrive una canzone?

Questa era la domanda che avevo in mente mentre nasceva il testo di “Vita da Tango”. La mia risposta è stata semplicemente dire agli strumenti cosa volevo che facessero. Una volta trovata questa idea iniziale è stato facile scrivere il resto del testo, l’estrema naturalezza con cui è stata scritta, fa si oggi la considero la traccia che più di tutte mi rappresenta, d’altronde la mia vita è sicuramente caratterizzata dall’improvvisazione.

Nell’EP si passa con disinvoltura dal calore acustico delle chitarre a ritmiche serrate con cassa dritta, come in “Limite”, fino ad atmosfere più avvolgenti come “Cosce e angosce”. Che tipo di sinergia si è creata con il produttore Violea per cucire questo “abito” sonoro su misura per i tuoi testi?

Ormai sono 3 anni che collaboro con Violea, e dopo tante canzoni e tante ore in studio la nostra visione artistica è in perfetta armonia. Non mi è mai successo di non essere in accordo con lui e anzi possiamo dire che senza il nostro lavoro non sarei arrivato a scrivere questo Ep. Ha l’abilità di entrare nel cervello di un artista per vedere con i suoi occhi la singola traccia, grazie a questo, e al mio grande amore per la musica, siamo riusciti ad essere versatili su diversi sound.

Hai dichiarato che per te l’aspetto più stimolante è scoprire cosa il pubblico ritrova tra le tue rime, lasciando la porta aperta a interpretazioni personali. C’è un verso o un passaggio di “Cronache” che per te ha un significato precisissimo ma che speri venga stravolto da chi ascolta?

Di tante cose che dico in Cronache, credo che Limite sia la traccia con più interpretazioni possibili. Nello specifico, nella seconda strofa dico: “La penna è atroce, un po come l’autore, vagabondiamo tra le mie domande”. Per me questa frase parla delle mie paure e non riesco ad interpretarla in maniera diversa.

«Se questa vita è un tango, allora ballerò con le angosce sul limite della notte»: una frase che riassume l’attitudine dell’EP. Dopo questo esordio, quali sono i prossimi passi per portare queste storie dalla dimensione intima dello studio al confronto viscerale con il palco?

Oggi sto lavorando a più progetti, la mia penna continua a scrivere ed oggi ci sono 3 pezzi nuovi che aspettano solo di uscire, e un altro paio che sto finendo di scrivere. Non mi piace dare false certezze, ma a breve ci risentiremo per parlare dei passaggi delle note, dei giochi che si possono fare con le gambe, e delle cure che questo mondo ci propone a 20 anni.

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