Danilo Dolci una rivoluzione nonviolenta: 50 anni fa inventò le radio libere

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Danilo Dolci una rivoluzione nonviolenta: 50 anni fa inventò le radio libere

Danilo Dolci con una rivoluzione nonviolenta in terra Siciliana, ha portato una nuova speranza a chi ha perso tutto. Eppure, la storia di chi inventò cinquant’anni fa, il prototipo delle radio libere è sicuramente una delle meno note a livello nazionale. Il 25 marzo del 1970, Danilo Dolci trasmise dal piccolo comune di Partinico in provincia di Palermo, un sos da una piccola emittente radiofonica di fortuna. Nel lungo comunicato, denuncia l’eccessiva burocrazia dello Stato, ma soprattutto la scarsa volontà delle forze politiche di allora di far fronte all’emergenza delle zone del Belice e dello Jato distrutte dal terremoto del 1968. 

Ripercorriamo i momenti più importanti della rivoluzione nonviolenta di questo importante sociologo e poeta che il mondo della cultura ha chiamato, il “Gandhi Italiano”. 

Danilo Dolci una rivoluzione nonviolenta: gli studi e le prime ribellioni 

Danilo Dolci, nasce nel 1924 a Sesana allora provincia di Trieste, ora territorio sloveno. Il padre Enrico Dolci è un ferroviere bresciano, mentre la madre è una donna slovena credente e molto religiosa. 

A causa del lavoro del padre, che lo costringe sin da piccolo a viaggiare molto, cambierà più volte scuola e città nel corso della sua infanzia. Nel 1943, prenderà il diploma per geometri e la maturità artistica a Brera. Durante gli anni del regime fascista il giovane Danilo mostra fin da subito avversione verso la dittatura. Questo lo porta a rifiutare la divisa della repubblica sociale di salò. Per questo gesto di ribellione, l’esercito fascista lo arresta, ma riesce in seguito a fuggire e a ripararsi per un periodo nell’Appennino Abruzzese. 

Dopo la guerra, frequenta la facoltà di Architettura all’università la Sapienza di Roma. In questo periodo studia con il professore Ernesto Buonaiuti. Tornato in Lombardia, insegna per un periodo in una scuola serale e stringe un forte legame con la classe operaia. Per un periodo aderì anche alla comunità di Nomadelfia di Don Zeno Saltini. 

Nel 1950, scrive una raccolta di poesie intitolata “parole nel giorno” che poi pubblicherà solo nel 1956. 

Gli anni 50: l’arrivo in Sicilia

Nel 1952, si stabilisce a Trappeto, nella Sicilia Occidentale in provincia di Palermo. Fin dal suo arrivo lotta contro i soprusi degli operai, i crimini della mafia, la povertà o ancora le corruzioni. In questo modo si rende anche protagonista di numerosi scioperi della fame. 

Nel 1956, in particolare inviterà oltre 1000 persone a protestare contro la pesca di frodo. Questa attività costituiva una vera minaccia per la gente del posto, privandola del principale mezzo di sostentamento. In quello stesso anno però, la figura di Danilo Dolci sale agli albori della cronaca perché si fa promotore di uno sciopero all’inverso secondo il cui principio un disoccupato dovesse avere il diritto di lavorare. Fu così che centinaia di disoccupati si misero a costruire in modo non violento una strada da tempo abbandonata. I lavori però privi delle dovute autorizzazioni furoni fermati dalle forze dell’ordine che arrestarono Danilo Dolci e gli scioperanti per oltraggio a pubblico ufficiale. 

SOS… qui si muore da poveri cristi – Radio Partinico Libera 25 marzo 1970

“SOS SOS… Qui parlano i poveri cristi della Sicilia occidentale, attraverso la radio della nuova resistenza. Siciliani, Italiani, uomini di tutto il mondo, ascoltate: si sta compiendo un delitto di enorme gravità, assurdo, si lascia spegnere un’intera popolazione. La popolazione della Valle del Belice, dello Jato e del Carboi, la popolazione della Sicilia occidentale non vuole morire. “ (Passi di: Guido Orlando e Salvo Vitale. “Danilo Dolci. La radio dei poveri cristi”. )

Inizia così la trasmissione di Radio Partinico Libera. Questa radio, nasce per trasmettere a quante più persone, un appello disperato della popolazione che sta soffrendo a causa del terremoto che ha distrutto il Belice nel 1968. Due anni dopo la situazione in quelle zone era ancora in stallo. Il governo fu di fatto incapace di fronteggiare le esigenze di una popolazione estremamente povera e con un alto tasso di disoccupazione. 

La genesi – nascita di un progetto 

Il motivo per cui si decise di comunicare alla popolazione della Sicilia Occidentale via radio, è facilmente intuibile. Si trattava di zone estremamente disagiate dove la maggior parte della gente era analfabeta o comunque non abituata a leggere libri e giornali. I mezzi di telecomunicazione disponibili allora erano affidati esclusivamente allo Stato che ne aveva il monopolio. 

L’esigenza era quella di trasmettere attraverso un mezzo di comunicazione che fosse democratico e che potesse raggiungere tutti. Per questo motivo si optò per la radio, non solo per l’economicità del mezzo, ma anche perché poteva parlare a tutti. Il principio di base era quello che aveva mosso le radio clandestine che combattevano la resistenza durante la seconda guerra mondiale. 

In un primo momento, si pensò in accordo con i giuristi dell’epoca di noleggiare un’imbarcazione e di trasmettere in acque internazionali. Il progetto non andò mai in porto a causa degli alti costi. Si pensò quindi di trasmettere per circa 48 ore, preparando un programma di cultura e attualità. La direzione organizzativa è stata che affidata dai collaboratori Pino Lombardo e Franco Alasia. Da sottolineare che durante la trasmissione, si chiusero nello studio con 50 litri di Benzina,

I giornali dell’epoca diranno che la benzina sarebbe servita per suicidarsi qualora fossero arrivate le forze dell’ordine a interrompere le trasmissioni. In realtà Pino Lombardo dichiarerà in varie interviste che la benzina sarebbe dovuta servire qualora si fosse interrotta l’energia elettrica. 

Radio Partinico libera : l’interruzione delle trasmissioni e la solidarietà dal mondo della cultura

La trasmissione di Radio Partinico Libera, venne interrotta dopo 27 ore da una schiera di forze dell’ordine e dai vigili del fuoco. All’uscita di Danilo Dolci e dei suoi collaboratori, la popolazione cercò di impedire che venissero portati via. 

Ad ogni modo, il mondo della cultura e grandi personaggi internazionali dettero un grande sostegno, esprimendo messaggi di solidarietà. Una sopraggiunta amnistia impedì infine che la faccenda potesse avere delle conseguenze giudiziarie. 

Danilo Dolci una rivoluzione nonviolenta: il metodo maieutico 

Il metodo di lavoro era il fulcro centrale dell’operato di Danilo Dolci. Basato sulla maieutica socratica, egli preferiva portare esempi concreti e pratici attraverso un coinvolgimento diretto piuttosto che insegnare teorie trite e ritrite. Ecco quindi che attraverso delle vere e proprie tavole rotonde si confrontava su tematiche sociali legate alla vita di tutti i giorni. 

Nacque così la diga dello Jato. Questa costruzione diventerà un punto cruciale per lo sviluppo economico della zona. Ebbe anche il merito di togliere potere alla mafia, che controllava all’epoca le modeste risorse idriche.

Danilo Dolci una rivoluzione nonviolenta: i riconoscimenti e l’influenza su Radio Aut 

Nel corso del suo ultratrentennale operato in difesa dei più deboli, Danilo Dolci è stato insignito di numerosi premi internazionali. I più importanti a livello internazionale in ordine di tempo sono il premio Lenin per la pace insignito dall’Unione Sovietica nel 1957, e il premio socrate di Stoccolma. Quest’ultimo premio gli è stato riconosciuto per la sua attività nell’educazione in favore della pace. 

Non di minore importanza è la grande influenza che il lavoro di Danilo Dolci ha avuto su quello che sarebbe diventata Radio Aut sette anni dopo grazie al coraggio e alla determinazione di Peppino Impastato. Quest’ultimo aveva sentito parlare delle proteste di Danilo Dolci durante gli anni in cui frequentava il liceo classico di Partinico, tanto che lui stesso partecipò diverse volte attivamente negli scioperi. Non per niente chi semina raccoglie e sicuramente possiamo dire che l’operato di queste due leggende ha lasciato dei segnali molto forti nella società di oggi. 

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