Le etichette indipendenti che hanno fatto la storia dell’indie italiano

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C’è poco da discutere: l’indie è il protagonista assoluto delle classifiche italiane. L’evoluzione unica che ha subito durante gli anni duemila lo ha trasformato in un genere musicale vero e proprio, dotato di caratteristiche precise e riconoscibili, che oggi è al vertice della popolarità.
Tuttavia non è sempre stato così. Infatti, il termine “indie” nella sua accezione più pura si riferisce semplicemente al metodo di produzione e distribuzione – per l’appunto indipendente, ovvero slegato dal sistema delle majors discografiche. È quindi nelle etichette indipendenti che risiede il cuore dell’indie che oggi tutti conosciamo ed ascoltiamo.
Fu negli anni ’80 che, sull’onda internazionale della new wave, fecero capolino le prime etichette indie nostrane che supportarono la crescita dell’alternative made in Italy, abbattendo una dopo l’altra le barriere della tradizione.

Coraggiose, lungimiranti e visionarie: andiamo a scoprire insieme alcune delle etichette indipendenti che hanno lanciato gli artisti più importanti della scena alternativa italiana.

Gli anni ’80: l’esordio dell’indie – Toast Records

toast-etichette-indipendenti

Negli anni ’80 in Italia scatta improvvisamente la magia: la penisola intera si accorge che il palco di Sanremo non è il solo a cui prestare attenzione, che il pop non è l’unica via percorribile dai suoi artisti. La spinta del rock cantato in italiano raggiunge finalmente il grande pubblico (o quasi).
A questo proposito, la Toast Records di Giulio Tedeschi è considerata un passaggio essenziale nella storia del rock alternativo. Nata nel 1985 in mezzo al fermento del panorama musicale di quegli anni, la Toast dimostra di vederci lungo. Nel suo anno di inaugurazione tiene testa a tutti con la distribuzione del primo disco degli psichedelici No Strange. Nell’88 segue il lancio di All the Good Children Go to Hell degli Afterhours e di Vacanze degli Statuto. Nomi che rimarranno impressi nella hall of fame dell’indie italiano.

Gli anni ’90 e il synth rock – Mescal Music

Acidi e Basi, 1995

Gli anni ’90. Anche la musica indipendente si schiarisce, si ammorbidisce adattandosi all’influenza globale. Una delle etichette-simbolo del decennio è la Mescal Music, fondata da Luciano Ligabue e Valerio Soave. La missione della label è diffondere artisti meritevoli che, a causa di una stampa selettiva e poco aperta, rischiano di passare in sordina. Mantiene la promessa promuovendo Acidi e basi, il disco d’esordo dei Bluvertigo del 1995. Altro loro fiore all’occhiello sarà il primo album dei Subsonica, pubblicato nel 1997 – anno in cui viene lanciata anche Cristina Donà. Le iniziative della Mescal non si fermano alla discografia: nel 2001 l’etichetta finanzia il festival itinerante Tora! Tora! che porta in giro per l’Italia il meglio dell’altern-rock nazionale, fungendo da cassa di risonanza della scena alternativa per cinque anni consecutivi.

Gli anni ’00, la svolta – La Tempesta Dischi

I duemila sono stati sicuramente decisivi per il modellamento dell’indie: a scandire il rintocco dell’apertura del decennio sarà il celebre Sussidiario illustrato della giovinezza dei Baustelle.
Dicevamo che molte etichette sono state create dagli artisti per potersi auto-produrre, guadagnandosi il titolo di “vanity label”: è il caso de La Tempesta Dischi di Enrico Molteni, il bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Nonostante sia stata fondata nel 2000 per promuovere i lavori del gruppo, a partire dal 2004 inizierà ad allargarsi, dimostrando la lungimiranza di chi sa bene cosa sta bollendo nella pentola del panorama italiano. A La Tempesta dobbiamo la diffusione di Canzoni da spiaggia deturpata (2008), l’esordio che ha ricoperto di meriti Le luci della centrale elettrica di Vasco Brondi. Tra le sue fila anche i Fine Before You Came che con La Tempesta distribuiscono Sfortuna, il loro primo disco in italiano.

Dai ’10 ad oggi: l’avvento dell’itpop – 42 Records e gli altri

Il sorprendente album d’esordio de I Cani, 2011

L’anno della romanissima 42 Records è il 2011, che si apre in pompa magna con Il sorprendente album d’esordio de I Cani del progetto I Cani di Niccolò Contessa. Questo disco è considerato “lo spartiacque” tra il vecchio concetto di musica indipendente e la nuova corrente itpop, dove due generi da sempre antitetici trovano finalmente un punto d’incontro. E l’indie si getta a capofitto nel panorama mainstream.
Da questo momento, il ritorno alla collaborazione tra le etichette indipendenti e le majors si rivelerà un tassello fondamentale della nuova distribuzione.
Nel 2015 Bomba Dischi di Davide Caucci si accaparra il secondo album di Calcutta, Mainstream, distribuito nientepopodimeno che dalla Sony. Lo stesso esplosivo successo lo ottiene con Polaroid di Carl Brave x Franco126, distribuito da Universal. E come non citare Garrincha Dischi, culla de Lo Stato Sociale, che porteranno l’itpop sul palco di Sanremo?
Anche la giovane Maciste Dischi si distingue col lancio di Gazzelle e dei Canova, entrambi punti di riferimento dell’indie contemporaneo.

Impossibile non segnalare infine il MEI, il Meeting delle Etichette Indipendenti. Nato nel 1995 a Faenza come festival delle autoproduzioni, è oggi una manifestazione musicale che raduna le labels indipendenti e gli artisti emergenti, favorendo uno scambio fresco e solidale all’interno dell’underground italiano. Nemmeno l’infausto 2020 ferma il MEI: nell’anno del suo 25esimo compleanno il festival avrà luogo a Faenza il 2, 3 e 4 di Ottobre. Un appuntamento da segnare sul calendario.

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