I Nomera, vis a vis con il gruppo toscano

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In occasione dell’uscita del loro nuovo singolo “Vis a vis”, ne abbiamo approfittato per fare quattro chiacchiere, a tu per tu, con i Nomera. Ecco quello che abbiamo chiesto ai ragazzi.

Bentrovati Nomera! Sentite un po’, ma il vostro nome, Nomera, da dove viene?

Eccoci! Sul nostro nome ci piace lasciare un velo di oscurità… Possiamo solo dire che c’è chi dice che venga dal nome di montagne nepalesi, chi pensa che venga dal russo e significhi “numeri” e c’è addirittura chi pensa che sia una parola appartenete all’esoterismo.

Voi siete toscani, vero? Quanto ha influenzato – in qualche modo – la vostra musica il vivere la vostra terra? 

Sicuramente la mamma Toscana ci ha plasmato, soprattutto nell’ultimo periodo grazie agli esponenti musicali a cui essa ha dato i natali (come Motta o gli Zen Circus). 

“Vis a vis” è un brano che sembra mettere di fronte due amici che si vogliono bene, ma che hanno bisogno di distruggersi per dimostrarselo. Ho detto qualcosa di sensato? Ce ne parlate meglio?

Nella società odierna è sempre più difficile trovare del tempo per parlarsi faccia a faccia ed essere sinceri. “Vis a vis” è un dialogo tra due individui in cui vi è una libera e totale associazione d’idee, senza nessun freno o censura da parte della ragione. E’ un dialogo fluttuante. L’idea è quella che anche la sincerità, nel mondo di oggi, sia un argomento di cui si può far canzone e di come l’uomo per essere sincero debba distruggersi o eliminare i propri freni inibitori.

Oggi l’amicizia sembra essere un valore “poco cool” per il mainstream musicale, impegnato più a piangere su amori impossibili. Che importanza ha, per voi che siete band, l’amicizia?

L’amicizia è fondamentale, prima di essere membri di una band siamo veri amici. Siamo cresciuti insieme, abbiamo condiviso e condividiamo tutt’ora qualsiasi esperienza di vita, non solo quella musicale. Tra di noi c’è un sano rapporto di rispetto e di fratellanza. Tra di noi siamo, o quantomeno cerchiamo di essere, come ci sentite nella canzone: sinceri, spontanei e onesti.

Tra l’altro, vi avevamo lasciato alle prese con la fine della quarantena e l’uscita del vostro ritorno discografico a giugno. Ma in questi mesi, che è successo? State pensando anche ad un cambio di sound, che in qualche modo sembra evidente nel passaggio a “Vis a Vis”?

Siamo alla continua ricerca di un sound che possiamo definire “nostro”, anche se difficile. “Vis a vis” suona sicuramente più fluttuante e forse nebulosa rispetto al nostro lavoro precedente, ma ciò è dovuto alle tematiche che essa tratta: l’associazione  di idee e i processi inconsci che ne stanno alla base. Ogni brano, insomma, ha il suo vestito e questo ci sembrava quello più appropriato proprio in virtù degli argomenti trattati.

E la quarantena, ha lasciato in voi qualche strascico? Avete raggiunto nuove consapevolezze?

La quarantena ha inevitabilmente lasciato un segno in tutti noi che forse non sparirà mai. E’ proprio l’assenza delle relazioni sociali dal vivo che, probabilmente, ci ha spinto a puntare molto su questo brano.

Consigliateci un film da guardare stasera, che in qualche modo ricordi il mood della vostra musica.

Un bel film per stasera potrebbe essere “Frank”, commedia drammatica irlandese basata su una band dal nome impronunciabile e sul conflitto tra fare musica “che senti” o quella che “sentono gli altri”. Nessuna allusione, è un filmone.

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