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    A tu per tu con Frambo

    Ciao Frambo, identikit in tre aggettivi più uno, che proprio non ti appartiene. 

    Curioso, ordinato, impaziente e troppo soggetto agli sbalzi d’umore. Ti lascio intendere qual è quella che non mi appartiene.

    Il tuo nome suona benissimo! Semplice cognome e radice più misteriosa?

    È l’abbreviazione del mio cognome.

    Sei al tuo esordio con “Guerra”, il tuo primo brano per La Clinica Dischi: quanto lo hai aspettato? Ci racconti un po’ come sei entrato nell’orbita dell’etichetta spezzina?

    Abbiamo aspettato quanto basta per farci smaniare l’uscita. Il nostro incontro è stato frutto di casualità e combinazioni magiche, ma ho capito subito fossero le persone giuste con cui lavorare, mi han subito trasmesso qualcosa di positivo.

    “Guerra” è un brano leggero, che però sa scendere alla giusta profondità. Hai sonorità cool, certo, ma non manchi di piglio intimista: ci racconti quali sono le tue principali ispirazioni musicali? E “Guerra”, com’è nata?

    Ho sempre ascoltato tutto, dal rock al jazz. Dalla musica classica fino al rap. Sicuramente questo fenomeno indie ha influito non poco sulle scelte sonore e di scrittura dei miei pezzi. Guerra è nata per caso durante una serata frustrante, non ricordo per quale motivo, ma è uscita dalla mia testa come se niente fosse. 

    La canzone che vorresti aver scritto?

    Probabilmente quella che ancora non ho scritto.

    Classica delle chiose: progetti per il futuro.

    Riuscire a raggiungere ogni paio di cuffie, far capire a tutti quello che voglio buttare fuori. Portare tanta aria fresca.

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