Bluedaze: “Sforzarsi di amare è un gesto (quasi) rivoluzionario”

Bluedaze è il nome della band dream pop che si è formata nella provincia di Varese nel 2017. Il progetto ha sonorità sicuramente internazionali, non a caso i brani sono in inglese e sfiorano anche un approccio synth pop.

In questa intervista, la band ci racconta del singolo “Dreamwalk”, un brano onirico, che porta la mente a galleggiare sull’immaginazione.

Intervista ai Bluedaze

Partiamo dalle origini. Come è nato il progetto Bluedaze?

Ciao e grazie a voi per l’opportunità! I Bluedaze nascono una sera in un club a Varese, quando ancora si faceva questa cosa di andare ai concerti. Ci conoscevamo da moltissimo, in verità, ma solo quella sera abbiamo seriamente parlato di creare un nuovo progetto musicale. Da allora, prima di iniziare a suonare per davvero, è passato almeno un anno. Ma quando ci siamo incontrati per la prima volta in sala prove abbiamo tutti capito subito che ci sarebbe stato da divertirsi. Probabilmente eravamo tutti in cerca di qualcosa di nuovo, musicalmente parlando, e ci siamo trovati.

Da dove deriva la scelta di cantare in inglese?

Questa è una cosa che abbiamo discusso a lungo fin dal principio. Ci sono almeno due motivazioni che ci hanno spinto a scegliere l’inglese. La prima è che quasi tutti avevamo alle spalle progetti in italiano e ci piaceva l’idea di misurarci con qualcosa di diverso, consapevoli della difficoltà che avrebbe comportato. L’altra motivazione è che negli ultimi anni la musica indipendente in Italia (e in italiano) si è organizzata attraverso dei canoni e dei modi di fare musica che sentiamo poco nostri, soprattutto perché abbiamo ascolti principalmente internazionali. Per questo abbiamo pensato che scrivere in inglese potesse posizionarci un po’ più vicino alla musica che ascoltiamo.

“Dreamwalk” è il vostro nuovo singolo, un brano onirico e psichedelico. Cosa si intende con la parola “dreamwalk”?

Letteralmente Dreamwalk indica la sensazione di essere separati dal proprio corpo, come se stessimo vivendo in un sogno. Ci sembrava una rappresentazione perfetta del momento che stiamo vivendo: come se la nostra vita fosse stata rimpiazzata da un surrogato strano, che ne ha le stesse sembianze, ma molte meno possibilità. Questo ci rende tutti più ansiosi, più spaventati, più arrabbiati, delusi. Ed essere ancora noi stessi è diventato terribilmente difficile. “Dreamwalk” è una canzone che parla però di amare ed essere amati, nonostante tutto questo. Sforzarsi di amare e di farsi amare, oggi, è un atto quasi rivoluzionario. Non dovremmo darlo per scontato.

Il brano ha sonorità decisamente internazionali. Come è andata la fase di produzione?

La fase di produzione è stata caotica, come ogni fase di produzione. La canzone (e anche tutte le altre del nostro disco Skysurfers, ha vestito migliaia di abiti sonori, prima di arrivare a quello che sentite. Questo dipende dal fatto che ci siamo ripromessi, fin dal principio, di non fermarci mai alla prima opzione, ma di cercare invece di andare sempre un po’ oltre rispetto ai nostri limiti.

Possiamo avere uno spoiler sul vostro album in prossima uscita?*

E’ composto da 8 brani, che si rifanno a due immaginari distinti ma complementari. Alcuni hanno sonorità più distese e solari, altri invece sono più scuri e groovy. In generale hanno però tutti a che fare con il concetto di equilibrio: tra luce e ombra, gioia e disperazione, paura e voglia di vivere e tra tutte le persone che siamo ogni giorno. Equilibrio, come quello del surfista sulla tavola, cavalcando l’onda. In più Skysurfers per noi è anche una condizione mentale, una sorta di rifugio dove rintanarci quando ne sentiamo il bisogno. Quanto può essere figo surfare il cielo e le nuvole? Secondo noi moltissimo!

*Skysurfers è il disco d’esordio dei Bluedaze, fuori dal 19 novembre. L’intervista è stata scritta prima.

Leggi anche l’intervista a Portobello!

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