Portobello e la sua idea di dream-pop

Portobello è il progetto musicale di Damiano Morlupi. “Farfalle” è il suo nuovo singolo. Sonorità dream-pop, immagini quasi fiabesche e ricerca di empatia: ecco gli ingredienti di questo brano molto onirico.

Ne abbiamo parlato con Portobello per saperne di più.

“Farfalle” è il tuo nuovo singolo. Com’è andato il processo creativo e la seguente fase di produzione?

Farfalle l’ho scritta nella primavera del 2019 quando nella mia città e in buona parte del Lazio ci fu un’ invasione di questi bellissimi animali. Eravamo in piena fase di promozione del nostro album dell’epoca “Buona Fortuna”, facevamo parecchi live ma non volevo mollare la scrittura, quindi mi misi sotto e mi imposi di scrivere nuovi pezzi. La canzone venne fuori molto velocemente e mi piacque subito, poi però la band subì una frenata che portò a un cambio di rotta di questo progetto e Farfalle rimase lì nel cassetto. Durante la primavera di quest’anno, quindi in pieno lock-down, comprai un pc e una scheda audio e con Stefano Donato e Matteo Agozzino, due elementi della vecchia formazione e Luca Sabatini, new entry alla chitarra, decidemmo di registrare ognuno da casa sua le parti di questo brano. Sono contento perché per la prima volta ho potuto veramente arrivare ad un risultato per come l’avevo in mente dall’inizio. Ho fatto varie demo che ho girato ai ragazzi e alla fine ognuno ha rispettato quello che era la mia idea di canzone.

“Farfalle” racconta una storia. Mi diresti, sinteticamente, qual è la trama?

La trama è semplice, nel periodo in cui scrissi questa canzone stavo con una ragazza per cui ebbi un vero e proprio colpo di fulmine, lei aveva paura delle farfalle perché non le facevano proprio tenerezza; quindi io nel testo la sfido a rimanere con me per affrontare le sue e le nostre paure e a costruire qualcosa insieme.

Le sonorità nella musica di Portobello.

La tua musica ha sonorità pop e dream pop, soprattutto nel nuovo brano. Possiamo aspettarci un’ulteriore sperimentazione nei tuoi prossimi lavori?

L’idea sarebbe di continuare con canzoni che hanno questo sapore un po’ dream pop un po’ alternative rock anni ’90. Il prossimo pezzo ha più un sapore indie nordico alla Kigs of Convenience, ma non mi piace essere sempre prigioniero di un singolo sound, quindi come sempre ci saranno variazioni sul tema. Però diciamo che il punto di riferimento è quello, il dream pop.

Cosa determina secondo te, l’autenticità e la credibilità di un progetto discografico?

Il non svendersi, il non scendere a compromessi, ho fatto anche io come tanti ragazzi che vedo ora l’errore di scrivere in base a quello che è il trend del momento, non serve a niente fidatevi! E replichi qualcosa che ha successo, automaticamente non lo avrai. Invece sperimentare o semplicemente fare musica che ci piace potrebbe darci una chance o quanto meno non farci avere rimpianti nel caso questo successo non dovesse arrivare.

Per concluderre, cosa c’è nelle tue cuffiette in questo periodo?

Ultimamente non ascolto molta musica, ho momenti come questo in cui sono troppo saturo dagli anni precedenti di ascolti e produzione e quindi ascolto poca roba e super selezionata, quindi roba anni 90, Smashing Pumpkins, Sonic Youth, Cocteau Twins, ma anche roba più recente come Wild Nothing, Mac De Marco, Slowdive.

Grazie!

Leggi anche l’intervista al giovane bluesman Luca Notaro!

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