Riccardo Inge e la sua DeLorean

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Inge è il progetto discografico di Riccardo Diaferia in arte, appunto, Riccardo Inge.

La domanda sembra essere scontata: da Diaferia a Inge qual è il percorso? Semplice, Inge sta per ingegnere perché Riccardo ha due vite, una artistica e una, chiamiamola cosi, “normale”. Certo, perché di questi tempi, fare il cantautore di mestiere è diventata un’impresa quasi eroica, almeno in Italia.
Riccardo Inge ha suonato un po’ ovunque, per citarlo testualmente “dalle spiagge siciliane ai teatri milanesi”. Lo abbiamo visto sul super stage del MEI nel 2017 e tra i finalisti di 1Mnext dello stesso anno, in lizza per esibirsi al concertone del Primo Maggio a Roma.

“Cosa resterà di noi”, il singolo estratto dal suo primo EP, è stato scritto con Cranio Randagio, giovane rapper prematuramente scomparso nel 2016. Il video del brano è stato il primo ad essere girato sulla diga del Vajont e per questo motivo, è stato anche presentato negli studi di RAI Italia per la trasmissione Community.

In questo anno un po’ complicato, dove l’unico mezzo per farsi sentire è la rete, Riccardo Inge pubblica due singoli che anticipano l’album in arrivo dopo l’estate. Il primo brano si intitola Mose, una sorta di grido disperato di aiuto. Usa frasi semplici come ’ho bisogno di amore” accompagnate da un sound decisamente pop ma con sfumature che ci portano al mondo it-pop, magistralmente messe insieme da Simone Sproccati, uno dei produttori più in vista in questo momento.


Riccardo racconta Mose con queste parole” Tutti abbiamo bisogno d’amore, ma non sempre riusciamo a darlo o a riceverlo. Le mancanze e le paure si materializzano più facilmente quando si è da soli, di notte, davanti a un PC che passa le notizie del momento e qualche video su Youtube senza senso” e conclude con una frase estratta dal brano “affonderò come Venezia e finirò come il Mose che nemmeno poi funziona”, e se lo dice lui, che il Mose neanche funziona, non possiamo che dargli credito.

Di recente, il cantautore milanese, ha pubblicato DeLorean, un pezzo dai risvolti rock dove la chitarra è la vera protagonista. Nella canzone, Inge sogna una macchina del tempo immaginando diverse vite parallele che prendono forma a seconda delle decisioni prese agli incroci della vita. Chi non ha mai visto, almeno una volta, la trilogia di “Ritorno al futuro”? Chi non si è immedesimato nei personaggi di Marty Mc Fly o di “Doc”?


Riccardo ci racconta il suo pezzo con queste parole: “Il concetto di realtà parallele, del “cosa sarebbe successo se” o della possibilità di poter modificare alcune scelte fatte in passato mi ha sempre accompagnato durante la vita. In diverse canzoni che ho scritto c’è già questa traccia, ma mai discussa in maniera così chiara e forte come in questo brano. A chi non piacerebbe avere una macchina del tempo (anzi, una DeLorean) nel proprio cassetto da usare a proprio piacimento?”.

Aspettando l’album che, ne siamo certi, sarà ricco di sorprese e argomenti interessanti, possiamo dire che Riccardo Inge è un cantautore maturo ma allo stesso tempo attuale, per niente scontato e con un modo originale di intendere la musica pop.

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