La rivoluzione versatile: a tu per tu con CASTO

CASTO è un artista che ho particolarmente a cuore, e sul quale mi va di spendere qualche parolina in più.

Le motivazioni sono diverse, da quelle puramente “campanilistiche” (io e Simone condividiamo i natali liguri, e chiunque sia come noi cresciuto “musicalmente” in Liguria sa quanto sia difficile trovare spazio creativo dalle nostre parti) a quelle più strettamente artistiche; sì, perché parlare di un “genere” per CASTO è complesso alla luce di un percorso che si è diramato in più direzioni nel corso di una gavetta lunga il giusto, che ora trova lo sbocco giusto nella chiave fortemente crossover di “Weekend”, il primo singolo ufficiale del giovane talento spezzino.

Simone viene dall’hip-hop, è vero, ma sembra ben deciso a mettere da parte ogni fondamentalismo musicale per aprirsi ad un approccio meticcio capace di pescare dal rock, dal pop e dalla canzone d’autore; se chiedete a CASTO cosa ama ascoltare, la lista di artisti che ne verrà fuori basterà a fugare ogni dubbio sulla versatilità di una sensibilità incapace di sentirsi contenuta in qualche scatola definitiva: Simone ama la musica, e sopratutto la sensazione di libertà che solo una frequentazione un po’ nomadica e transgenerica del linguaggio musicale può assicurare.

Foto di Francesco Quadrelli

“Weekend”, in tal senso, non è solo il sunto più efficace di una personalità artistica sfaccettata, ma anche il punto di partenza di un progetto intenzionato ad uscire dalla definizione chiusa di “rap” piuttosto che a reclamare una qualche integrità dura e pura del genere: nel 2021, inutile dirlo, non può che essere questo l’atteggiamento vincente che ogni emergente (o aspirante tale) dovrebbe avere.

Insomma, se CASTO è qui non è solo per qualche forma di cameratismo ligure, quanto piuttosto perché capace di interpretare, nella germinalità esplosiva della sua proposta, un’intelligente alternativa alle barricate musicali, alle definizioni generiche e ai cliché di settore. Se poi a questo si aggiunge la forza evocativa di un videoclip (girato da Francesco Quadrelli, altro orgoglio spezzino) che da questo pomeriggio potrete trovare su tutte le piattaforme, allora l’alchimia diventa davvero irresistibile.

Chi è CASTO, quindi? Lo chiediamo direttamente a lui.

Ciao Simone, benvenuto su Indielife. Senti un po’, il tuo nome d’arte non passa inosservato. Che cosa significa per te, oggi, essere “Casto”? La domanda può sembrare ambigua, ma può aiutare davvero a capire chi sei. 

Ciao Indielife! Come già immaginavo, il mio nome d’arte non passa inosservato! Nasce dal diminutivo del mio cognome e non l’ho scelto io, è nato durante i primi anni di scuole medie tra amici e compagni. Casto per me è un abbigliamento comodo, un po’ come la classica tuta che si usa per stare in casa nei giorni di relax. Viene indossata da Simone, quello che preferisce rimanere più al riparo, che cerca di valutare qualsiasi cosa il più possibile… riflettendoci è come se si fossero invertite le parti: Casto è la vita di tutti i gironi mentre Simone è il lato più segreto e romantico…

Il percorso di Simone – prima di diventare Casto – qual’è stato? Come nasce il tuo rapporto con la musica, e qual’è il primo ricordo che colleghi al “suonare”?

Ho sempre amato la musica. Durante l’adolescenza ero immerso in un mix di rock, metal, rap, pop. Per non parlare delle canzoni d’autore italiane… Ho sempre reso la musica parte integrante della mia vita (come se avessi scelto delle colonne sonore per ogni periodo) e credo che sia stato questo attaccamento quasi morboso che mi abbia dato la spinta per provare ad immergermi del tutto.

“Weekend” sembra essere la rinascita artistica di un progetto che comunque, negli ultimi anni, ha pubblicato diverso materiale. Ma “Weekend” ha un sapore diverso: sembra che, in qualche modo, Simone sia cresciuto e abbia deciso di diventare “grande”. Senti anche tu questo stacco rispetto al passato? Ci racconti un po’ con chi hai lavorato al brano?

Weekend è un cambiamento e non solo mio; è riuscito a darci quel tanto che bastava per cambiare il mio modo di vedere la musica e farla… e ahimè anche ciò che la circonda (siamo riusciti a dare un occhiata ai due lati della medaglia). Ne parlo al plurale perché con me fin dal giorno zero ci sono sempre stati Alex (che ora posso definire mio manager) e Paolo che con me ha iniziato questo percorso nel 2014… tutti e tre con lo stesso obiettivo. “Weekend” è un fulmine a ciel sereno all’interno del mio cielo.

Tra l’altro, tutto il pezzo respira una malinconia di fondo che a suo modo permette di intuire il “romanticismo” che caratterizza la tua scrittura. C’è della poesia, in Casto, insomma. Che rapporto vivi con la scrittura? Quand’è che senti la necessità di “scrivere”, e come capisci che il brano scritto sia “quello giusto”?

La mia scrittura è molto influenzata dai miei stati d’animo, mi piace giocarci, come se fosse una valvola di sfogo. Diciamo che non cerco proprio la necessità di scrivere, mi esce inconsapevolmente ed è per questo che certe volte mi viene difficile pensare che possa diventare un lavoro. Capisco che il pezzo è quello giusto in base alle reazioni di una cerchia ristretta di persone, a cui inoltro subito i pezzi per avere dei feedback… sono abbastanza insicuro ogni volta che produco qualcosa. 

Abbiamo dato anche un’occhiata al video, che non è niente male. La storia che racconti nel brano prende vita attraverso le immagini di Francesco Quadrelli (già regista per cmqmartina e altri nomi della nuova scena pop nazionale), e la “violenza” alla fine prende il sopravvento al termine di una climax narrativa ben articolata. Che rapporto c’è, secondo te, tra “amore” e “violenza”? Alla fine i due estremi non sembrano essere così distanti…

Francesco è stato un grande, ha riportato alla lettera ciò che volevo trasmettere con le parole, la sua professionalità e il suo lato artistico si fondono al meglio, quindi aspettatevi altre collaborazioni! Amore e violenza sono più vicino di quanto si possa credere, soprattutto al giorno d’oggi viviamo in bilico tra queste due cose. 

Tre dischi che salveresti dall’apocalisse, per consegnarne la memoria ai posteri.

Noyz Narcos – “Non dormire”

Achille Lauro – “Barabba”

Red Hot Chili Peppers – “Stadium Arcadium”

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