BANKSY APPRODA A PARMA CON LE SUE OPERE

La mostra di Banksy arriva a Parma. Curata e supervisionata dalla Fondazione Archivio Antonio Ligabue, con la speciale supervisione di Vittorio Sgarbi, l’esposizione apre Sabato 18 Settembre. Dopo le critiche, le presentazioni, le code dei visitatori, le dichiarazioni con cui Banksy stesso si discosta dalla mostra in suo onore, che indica come “fake” in un’apposita sezione del suo sito, è doveroso tirare le somme dell’allestimento  ideato da MetaMorfosi Associazione.

L’IDENTIKIT DI UN UOMO SENZA VOLTO

Banksy è oggi.

Banksy è un ratto in un angolo della strada.

Banksy è una ragazza che abbraccia una bomba.

Banksy è la ribellione contro un poliziotto.

Banksy è una quantità di immagini che sono assolutamente reali.

Vertice espressivo di un movimento, la Street Art, che fa della provocazione il proprio punto di forza, Banksy con la sua mostra è andato oltre.
Oltre alle sue opere, oltre ai suoi disegni e oltre alle sue sculture, trasformandosi in qualcos’altro: un maître à penser, che analizza la società e le sue contraddizioni, un uomo che rende accessibile a tutti la sua arte, rendendola reale e immediata.

Un’arte accessibile a tutti eppure monumentale, perché i graffitisti hanno una doppia anima per natura: scendono in strada e si sporcano le mani, passano le dita sul calcestruzzo e sul cemento dei palazzi vecchi, e quel muro lo riempiono tutto, per opere grandiose. Opere monumentali.
Sono gli eredi naturali dei realisti, riportano in alto la pittura antica, la pittura dei grandi affreschi che raccontano la storia delle corti, le vicende dei contadini, dei parmensi, degli uomini e delle donne. E come i realisti non si preoccupano di abbellire quello che vedono. Lo riportano e lo buttano direttamente su tela – o su parete. E le opere di Banksy, in una mostra tutta da vivere, lo testimoniano.

Compito degli affreschi (pensate a Michelangelo e alla Sistina), infatti, è quello di occupare grandi spazi, e i graffitisti fanno lo stesso: hanno riportato la pittura dalle piccole dimensioni di Morandi, quadri da camera, quadri da psicoanalisi, quadri da riflessione, a qualcosa che invece è l’immediatezza del tutto.
Banksy con la sua mostra l’ha fatto con una semplicità e una sintesi che gli permettono di stare tra i grandi pittori classici esposti nelle mostre precedenti di Palazzo Tarasconi.

Quando si va a vederlo non si pensa di andare a vedere un quadretto in cui si concentra una grande tensione intellettuale. Con questa mostra Banksy vuole raccontare le dimensioni del mondo sui muri. L’averlo portato in un museo significa avere cercato di trasformare la sua lezione, il suo racconto in qualcosa che mostrasse di essere classico come la grande arte che è riconoscibile sempre. In questi spazi protetti, in questo equilibrio, le sue opere assumono una grandissima dignità. E dimostra come siano altrettanto grandi, e vere, anche sui muri. Banksy è riconoscibile come Raffaello e Michelangelo.

E Palazzo Tarasconi veste Banksy perfettamente perché Banksy è classico per natura. Un artista di street art in un edificio rinascimentale ci sta perché la vita è classica per natura, e lui racconta la vita. Un uomo, insomma, come gli altri uomini, immerso nella vita come tutti noi, con gli stessi pensieri, le stesse fatiche. Ma è andato oltre la dimensione di uomo normale, superando il confine tra l’arte e la vita, rendendo universale ciò che per ognuno di noi è particolare.

Non è un caso, infatti, che la sua arte venga dal writing, il cui motto è ‘Less is more’.

A Parma abbiamo sentito il racconto del nostro tempo con un’attualità, una vita che Banksy miracolosamente è riuscito a preservare nello spirito della tradizione essendo però modernissimo: anche uno che non sa niente d’arte sente che la mostra di Banksy parla di qualcosa che lo riguarda.

Quando lo guardiamo sentiamo di essere con lui, lui rappresenta ciò che pensiamo e sentiamo con una grandissima semplicità. La poesia della semplicità.

DA SETTEMBRE INIZIA LA RIVOLUZIONE TARGATA BANKSY CON LA MOSTRA DI PALAZZO TARASCONI

E tutto questo si è provato a racchiuderlo in un percorso di oltre 100 opere, raccolte da collezioni private, ed  è stato ideato per mettere sotto la lente d’ingrandimento l’immaginario banksiano, esaminato attraverso riferimenti, stampe, aneddoti, schizzi e aforismi.

Dalle copertine di album musicali a magliette, da banconote false a sculture prese dalla mostra di un distopico parco divertimenti, Dismaland, il viaggio dentro l’arte – e dentro la psiche – di Banksy prende lo spettatore per mano e lo accompagna dentro un mondo immaginifico e concreto allo stesso tempo.

L’esposizione di Parma accetta e non prova a smorzare le esplosioni di colori, le critiche: si limita a contenere la loro forza espressiva nelle sale rinascimentali di Palazzo Tarasconi, dando un seguito logico al percorso dell’artista britannico, accogliendo le sue inquietudini e i suoi slanci.

Proprio lui, che da sempre è stato contrario all’idea di chiudere le sue opere in un allestimento:

“When you go to an art gallery you are simply a tourist looking at the trophy cabinet of a few millionaires.”

“Quando vai in una galleria d’arte sei semplicemente un turista che osserva l’armadietto dei trofei di alcuni milionari.”

La mostra di Banksy è così grande da provare a contenere tutto il potere espressivo dell’artista, tutte le sue contraddizioni. Una mostra che va oltre, e prova a dare una risposta all’ormai famosa domanda: la street art può essere esposta nelle gallerie o appartiene esclusivamente alla strada?

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