C’è chi rincorre le etichette e chi, invece, preferisce superarle. Gli INUDE appartengono alla seconda categoria: una delle realtà più interessanti della scena alternativa italiana, capaci di muoversi tra indietronica e alt-pop con uno stile personale e riconoscibile. La loro musica nasce proprio dal desiderio di sfuggire alle categorie: ogni brano cerca una forma nuova, un equilibrio tra istinto e costruzione, tra immediatezza emotiva e cura maniacale del dettaglio.
Nati in Salento e cresciuti artisticamente lontano da ogni schema rigido, Giacomo, Flavio e Francesco hanno costruito negli anni un percorso coerente e in continua evoluzione, fino ad arrivare ai nuovi singoli Cent’anni (di cui abbiamo già scritto qui) e Malencunia, che anticipano una nuova fase del progetto.
Per chi li scopre oggi, questa intervista è un punto di partenza. Per chi li segue da tempo, invece, è uno sguardo più profondo dentro il loro presente.
Chi sono gli INUDE: dalle origini nel Salento a un sound internazionale
Gli INUDE sono prima di tutto tre amici di lunga data. Un legame nato nell’adolescenza e trasformato col tempo in qualcosa di ancora più solido.
“Ci conosciamo da sempre. Da ragazzi avevamo già una band e negli anni siamo praticamente diventati famiglia”.
Il progetto prende forma ufficialmente nel 2016 con l’EP Love Is in the Eyes of the Animals, primo tassello di una visione musicale che fin dall’inizio rifiuta i confini.
Fare musica insieme, raccontano, è sempre stato naturale: un’esigenza spontanea prima ancora che una scelta strategica.

INUDE e il rapporto con la Puglia: radici ritrovate
Anche se il loro suono guarda spesso oltre i confini italiani, il legame con la terra d’origine resta centrale. Un rapporto non sempre lineare, ma oggi più consapevole.
“Ci sono stati momenti in cui stare a casa non ci dava stimoli e li cercavamo altrove. Oggi invece viviamo bene il nostro essere in Puglia e, anche nella scrittura, abbiamo trovato un equilibrio”.
Negli ultimi anni, anche grazie alla collaborazione con il Canzoniere Grecanico Salentino, il trio ha riscoperto sonorità, melodie e linguaggi vicini alle proprie radici.
Da dove iniziare ad ascoltare gli INUDE?
A chi non li conosce ancora, la band consiglia un ascolto non frettoloso: non un singolo, ma un intero disco.
“Diremmo Clara Tesla. Non un brano, ma l’album. Oggi concedersi tempo per ascoltare davvero è un lusso, ma può essere anche un modo per entrare nel viaggio di chi fa musica”.
Avvicinarsi al loro suono significa lasciarsi trasportare nel loro mondo: uno spazio intimo e autentico, dove ogni brano è parte di un racconto più ampio. Per loro, infatti, la musica nasce da un’espressione sincera di sé, capace proprio per questo di creare un legame profondo con chi ascolta.
Come nascono le canzoni degli INUDE
Nel loro processo creativo tutto parte spesso da una vibrazione: un suono, un accordo, un ritmo. Poi arriva il lavoro collettivo in studio, dove ogni idea viene scolpita, modificata, messa in discussione fino alla forma definitiva.
“Cerchiamo di bilanciare istinto e ricerca. A volte lavorare troppo su una canzone rischia di snaturarla, allora facciamo un passo indietro. Altre volte, invece, è proprio lì che avviene la svolta”.
È proprio questa tensione continua tra spontaneità e perfezionismo ad aver costruito la loro identità sonora.

Malencunia: significato del nuovo singolo degli INUDE
Con Malencunia, gli INUDE trasformano la malinconia in materia sonora. Il sentimento diventa paesaggio, corpo, atmosfera. La canzone nasce dal passaggio tra estate e inverno: da una stagione viva e in movimento a un tempo sospeso, più fermo e introspettivo.
Raccontano di voler creare un brano fisico, con percussioni sempre presenti, synth asciutti, cori e archi che accentuano quella sensazione che arriva quando tutto rallenta.
Il risultato è uno dei brani più evocativi del loro repertorio recente. Per la prima volta, il gruppo introduce italiano e dialetto nei propri testi: una scelta maturata senza forzature.
“Per noi la voce ha sempre avuto lo stesso valore degli altri strumenti. Italiano e dialetto hanno prodotto suoni che non hanno snaturato il nostro modo di scrivere”.
Una svolta importante, che apre nuove possibilità narrative senza rinnegare il passato. Cent’anni e Malencunia aprono la strada al prossimo disco che, spiegano, non sarà interamente legato al territorio, ma nemmeno distante dalle radici: piuttosto, un equilibrio tra identità locale e visione aperta.
“Sentivamo il bisogno di esplorare le nostre radici, ma senza porci confini”.

Gli INUDE oggi, in una frase
Gli INUDE sono una band che ricerca l’eleganza nell’istinto e che fa del romanticismo un viaggio attraverso i paesaggi sperduti delle nostre menti.
In un panorama musicale spesso dominato dalla velocità e dall’omologazione, scelgono ancora il dettaglio, la profondità e la libertà creativa. Ed è forse proprio questo il motivo per cui vale la pena ascoltarli: sanno essere contemporanei senza inseguire le mode, emotivi senza retorica, sofisticati senza perdere immediatezza.
Noi non vediamo l’ora che esca il nuovo album e intanto ecco a voi le prime date estive del “Malencunia Tour”, un calendario nazionale e internazionale che porterà la band tra Italia, Albania, Montenegro, Kosovo e Macedonia del Nord, alternando appuntamenti del proprio percorso live e date condivise con il Canzoniere Grecanico Salentino.
Nel frattempo…godetevi la live session nata dal rapporto costruito negli ultimi anni tra gli Inude e il Canzoniere: un incontro tra elettronica contemporanea, alt-pop e radici popolari che trova nella performance dal vivo una forma ancora più diretta e condivisa.
CREDITI LIVE SESSION
Prodotto da: Inude
Video: Balto
Assistente produzione: Laura Stracapede
Audio: Francesco Bove
MUSICISTI
Flavio Paglialunga
Giacomo Greco
Mauro Durante
Alessia Tondo
Emanuele Licci
Giancarlo Paglialunga
Giulio Bianco
Gaia Rollo
