Tra genio e sregolatezza – la pazza vita delle rockstar – Parte I

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Tra genio e sregolatezza – la pazza vita delle rockstar – Parte I 

Come sono nate alcune delle star più grandi che hanno vissuto la loro vita tra genio e sregolatezza? Matto, spregiudicato, temerario, folle. Sono solo alcuni degli aggettivi che utilizziamo per definire lo stile e i comportamenti delle rockstar e le popstar più famose del mondo. Del resto, chiunque ha in mente almeno uno o due nomi di artisti che hanno condotto la vita in modo esageratamente sregolato e non solo. Non è certo un segreto che grandissimi musicisti hanno composto i loro migliori sotto l’effetto di alcool e stupefacenti.

Pensiamo a Michael Jackson, Nico, David Bowie, Madonna, Kurt Cobain, Freddie Mercury o ancora Sid & Nancy. Queste personalità sono state la prova vivente che per essere creativi e geniali è necessaria, oltre a tanta fortuna, anche un pizzico di follia. 

Molti di questi geni, hanno vissuto sia a livello familiare che psicologico, dei profondi disagi. Possiamo anzi dire che questi disagi li hanno portati poi ad essere quello che abbiamo tanto ammirato. Genio e sregolatezza sembrano essere quindi gli ingredienti speciali che portano alla nascita di vere e proprie supernove. Cominciamo quindi con cinque rockstar che hanno vissuto la vita sul filo del rasoio. 

Nico – la bugiarda cronica  

Christa Päffgen ( in arte Nico) nasce Colonia il 16 ottobre del 1938. Cantante, modella, attrice, è conosciuta soprattutto per essere stata la musa ispiratrice di Andy Warhol. Con lui collaborerà insieme ai Velvet Underground nel capolavoro “the Velvet Underground and Nico” del quale lo stesso Warhol realizzerà la copertina. 

Fin da piccolina, è sempre stata una bambina dalla bellezza fuori dal comune che sboccerà particolarmente durante l’adolescenza. Il suo incredibile fascino la porterà nel giro di pochissimi anni ad apparire su vere e proprie bibbie della moda come “Vogue” ed a calcare le sfilate più importanti al mondo. La sua vita sembra dunque almeno in apparenza lanciata verso una strada lastricata d’oro. Ma dietro la luce c’è sempre l’oscurità. Nico dichiarerà di avere subito uno stupro ad opera di un afro-americano, nel 1952 mentre lei aveva appena 13 anni. 

Se lei abbia subito o meno questo stupro, fu un mistero perché non risultano documentazioni volte a stabilire la veridicità del fatto. Certo è che utilizzò spesso questa sua testimonianza almeno all’inizio per lanciare la sua carriera. 

Tra genio e sregolatezza: la tormentata storia con Alain Delon e il declino

A inizio anni ‘60 conoscerà Alain Delon con cui avrà una tormentata storia d’amore. Nel 1962 da questo amore nascerà l’unico figlio Christian Aaron,  chiamato affettuosamente dalla coppia Ari. Quando la relazione termina, Nico cade nel vortice profondo della droga dal quale non uscirà più. Nico non sarà esattamente un gran modello di madre. Il figlio Ari, verrà cresciuto principalmente dai nonni, anche se poi con gli anni il rapporto madre figlio viene gradualmente recuperato. 

Nico muore nel 1988 a soli 50 anni cadendo dalla bicicletta durante una vacanza con il figlio. Ironia beffarda per una star il cui inizio di carriera era stato a dir poco fulmineo e che ha vissuto la sua intera vita in perenne equilibrio tra genio e sregolatezza.  

Syd Barrett – il genio dal fascino penetrante

Ora parliamo di uno di quegli artisti che entra a pieno diritto dell’elenco di quelli “larger than life” o, come si suol dire, da leggenda. Parliamo in questo caso di una vera e propria stella cadente che ha sprigionato una luce potentissima anche solo per poche stagioni. Il suo nome è Roger Keith Barrett (in arte Syd). Negli anni verdi della sua vita, era uno di quei bellocci che sembravano fuoriusciti da un fotoromanzo o meglio da una favola. Capelli ricci e scuri e sguardo ammaliante, ha trascorso la sua infanzia con i pennelli in mano. Questo, fino a quando non entrerà in possesso della mitica Fender Esquire. Si tratta di amore a prima vista. 

Syd però, oltre ad essere bellissimo e geniale, è anche schizofrenico e si vocifera una sua non conclamata sindrome di Asperger. Questa sua follia, mista alla sua creatività, lo porteranno nel 1964 a Londra, dove incontrerà quelli che diventeranno poco dopo i Pink Floyd. Con i Pink Floyd comporrà alcuni dei capolavori più belli che il mondo ricordi come l’album del 1967 “The Piper at the gates of dawn”. Questo album contiene dei brani cult come l’indimenticabile “See Emily play” che neanche troppo velatamente, fa riferimento all’utilizzo di droga che a quel tempo scorre a fiumi. 

La droga e l’addio ai Pink Floyd

Nella mitica Summer of love, Syd Barrett vivrà una vita dissoluta, tra donne che cambia continuamente e l’uso smodato della droga che portano i restanti membri della band a sbatterlo fuori e a sostituirlo con tale David Gilmour, tra l’altro amico di vecchia data di Syd. 

L’ultimo incontro tra i Pink Floyd e Syd Barrett avvenne nel 1975 durante la registrazione di “wish you were here”. L’incontro fu breve eppure significativo per la band. Syd, inizialmente non venne riconosciuto in quanto sebbene avesse solo 29 anni all’epoca, era senza capelli, visibilmente ingrassato e con lo sguardo perso nel vuoto. La droga lo aveva compromesso. 

Si ritira a vita privata, conducendo una vita tranquilla in una villa in campagna, Muore nel 2006 alla sola presenza di familiari e amici più stretti. 

Tra genio e sregolatezza: Freddie Mercury – l’istrione con il cuore di un gigante

Il trionfo del film “Bohemian Rhapsody”, ha fatto innamorare tutto il mondo delle follie e dell’immensa creatività di Freddie “the Queen” Mercury, decretando tra l’altro la vittoria agli oscar (meritatissima) del bravissimo Rami Malek. 

Gli appassionati del genere e i fans dei Queen, sanno quanto Freddie non fosse semplicemente estroverso, ma fosse letteralmente un istrione, dal carisma unico, capace di incantare milioni di spettatori. Chi però ha vissuto con lui tra la fine degli anni ‘70 e la prima metà degli anni ‘80 sa quanto questa follia, non si limitasse solo all’esibizione sul palco, ma anche nella vita reale dove lo spettacolo andava letteralmente avanti proprio come il grande successo del 1991 “The Show Must go on”. 

Numerosi amanti e una vita di eccessi fatta da festini dove l’alcool e la droga scorrevano copiosi hanno condotto per un periodo Freddie Mercury verso il baratro. In una delle sue ultime interviste nel novembre del 1991, Freddie dichiarò che si sentiva in dovere verso i fans di replicare la sua immagine di star h24. Quando la situazione degenerò Mercury tirò fuori il coraggio da leone come solo lui sa fare e riprese in mano la sua vita. 

L’amore per i gatti

Freddie Mercury aveva anche delle abitudini insolite. Amava smodatamente i suoi gatti tanto che era sua abitudine prima di un’esibizione parlare con loro al telefono tramite la sua buona amica e vecchia amante Mary Austin. Freddie però era anche una persona che amava di un amore vero, sincero, ma anche smisurato. Qualche mese fa, alcuni degli affetti più stretti di “The Queen” hanno dichiarato di ricevere regali di Natale nonostante sia morto da ormai 28 anni. 

Insomma non tutta la follia porta del male, ma rivoluziona le piccole cose di chi vuole bene in modo inaspettato. 

Tra genio e sregolatezza: Phil Spector – Il compositore imprevedibile 

Ci sono gli artisti che alternano la lucidità a momenti di pazzia e c’è invece chi è solo matto e basta. Questo è il caso di Phil Spector (al secolo Harvey Philip Spector), conosciuto universalmente per essere uno dei produttori e compositori più geniali della storia della musica. 

Nato nel 1939 a New York, debutta inizialmente nella band i Teddy Bears dove riesce a raggiungere le classifiche americane con brani dal sound “Lollipop” tipico degli anni ‘40 – ‘50. In seguito a questa breve esperienza come musicista deciderà di dedicarsi a tempo pieno alla produzione musicale a inizio anni ‘60. 

Sarà in quegli anni che prenderà corpo il leggendario “Wall of sound”. Si tratta di una tecnica che prevedeva l’utilizzo di strumenti ad arco e a percussione normalmente utilizzati nell’orchestra. Questi suoni sovrapposti più volte, creavano un riverbero che rendeva particolarmente bene sui Jukebox e le radio dell’epoca. Grazie a questo effetto, il suono risulta più pieno e forte proprio come un disegno che poco a poco si riempie di colore. 

In questo periodo lavorerà con gli artisti più grandi del panorama internazionale. Ike & Tina Turner, I Beatles, I righteous brothers, le Ronettes e tantissimi altri. 

Cosa significa lavorare con Phil Spector

Lavorare con Phil Spector è però veramente dura. Maniacale fino all’eccesso, spesso aveva degli scatti di ira repentini e non si presentava mai in studio senza la sua pistola e senza il look stravagante che tanto lo contraddistingue. Un boccone difficile da mangiare giù. Lo sa bene Veronica Bennett in arte Ronnie Spector e leader delle leggendarie Ronettes che è stata sposata dal 1968 al 1974 proprio con Phil. Il matrimonio tra Phil e Ronnie fu tutt’altro che felice a causa delle continue gelosie di lui che frenarono bruscamente la carriera dell’originale ragazza del rock and roll. L’epilogo della loro relazione arrivò soltanto nel 2001, quando il tribunale americano condannò Spector a pagare quasi 3 milioni di dollari più interessi maturati a causa del mancato pagamento di diritti d’autore mai riscossi dalle Ronettes. 

Nel 2003 accade l’impensabile. Il 3 febbraio viene ritrovata morta nella casa di Phil Spector l’attrice e modella Lana Clarkson. Anche qui la baraonda più totale. Spector dichiara agli inquirenti che si tratta di un banale incidente, ma per l’allora 67enne produttore ci sarà poco da fare. Nel 2016 viene condannato a 19 anni di prigione e potrà essere rilasciato sulla parola solamente nel 2028. 

Brutto epilogo per il leggendario produttore che nel 1989 ha ricevuto la stella sulla rock and roll hall of fame. Quello che è certo, è che personalità come Spector non si dimenticheranno facilmente.

Fonte: storie di ordinaria follia rock, di Massimo Padalino, edito da Giunti Editore spa, ed. Febbraio 2019

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