Milella ci mette il cuore (di gesso) in “Lido Nostalgia”

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Inutile dire che Milella, modestia a parte, l’ho scoperto io.

No, non è vero: Michelangelo è uno che si è fatto scoprire, a colpi di belle canzoni e di un certo modo tutto suo di raccontare la realtà, senza cedere a pose e a “maniersimi” in cui spesso inciampa l’esordiente. Milella, invece, sembra avere alle spalle un’esperienza pluriennale, e allo stesso tempo conserva l’ingenuità dello sguardo del bambino, e una prosa poetica (possiamo definirla così?) che ricorda quella del cantastorie, del favoleggiatore, del narratore alla Calvino. Di questo (e di altro ancora) mi accorsi la prima volta che ascoltai “Guerre Stellari”, il singolo di debutto di Milella, apripista di un esordio che oggi arriva lontano con “Lido Nostalgia”.

La semplicità al potere, insomma, nel caso di Michelangelo: nessun artificio, nessuna pomposa dichiarazione d’intenti che non sia nascosta tra le pieghe dense quanto volatili di cinque pezzi che si fanno divorare, divorando e assicurando all’ascoltatore un pasto musicale che non rimane sulla stomaco ma che s’incastra in testa, pur nell’embrionalità di un esordio giusto.

Milella ha tante cose ancor da raccontare. Il resto della citazione, ricordando Guccini e parafrasando il pensiero di Milella, mettetecelo voi.

Bentornato su Indielife, Michelangelo! Utilizza i titoli delle tue canzoni per raccontare chi sei!

Grazie a voi per l’accoglienza! Sono un ragazzo emotivo, dal cuore di gesso, che nel suo quotidiano combatte immense guerre stellari per portare avanti i suoi ideali, fondamentali per restare sincero, in questo oceano di social e ostentazione pubblica ingiustificata. 

Hai pubblicato da poco “Lido Nostalgia”, il tuo primo disco per Revubs Dischi. Ti va di raccontarci qualche aneddoto legato alla produzione dell’album?

Allora vi racconto un aneddoto della genesi di questo EP: poco dopo l’ingresso nel roster di Revubs, ho iniziato a inviare ai ragazzi i provini definitivi per i brani e le produzioni e, dopo aver scelto “Guerre Stellari” come primo singolo, mi metto bello concentrato nel mio home studio per registrare le chitarre e, fortuna vuole, che mi si rompa la scheda audio, in piena pandemia, con i negozi musicali chiusi e i siti che non potevano spedire in tempi brevi le cose “non utili ai fini pandemici”. È subito partita la caccia alla scheda audio o al chitarrista amico che potesse aiutarmi, ma erano tutti rinchiusi in casa lontani dai propri studi. Bellissimi momenti di panico. 

Tra l’altro, “Lido Nostalgia” è cresciuto (se così possiamo dire) in piena pandemia, in un lavoro a distanza tra te e Altrove, produttore della label. Com’è stato lavorare in questo modo, e quanto pensi che pesi il lavoro di produzione, sulla resa finale della canzone? Oggi c’è chi afferma che conti più il producer dell’autore, talvolta…

Sempre più spesso incontriamo in radio e in playlist, brani votati alla sola produzione, privi di contenuti all’interno dei loro testi e, personalmente, penso che lì faccia la differenza il solo produttore. In un lavoro come quello fra me e il buon Marco (Altrove), c’è invece la costante voglia di tenersi in contatto per rispecchiare non solo il profondo stato d’animo dei brani, ma anche il nostro gusto personale di ascoltatori e amanti della musica. 

“Lido Nostalgia”: titolo evocativo che rimanda a scene anni ’50, perfetto per descrivere il sentimento condiviso dai cinque pezzi del disco. Cosa intendi, quando parli di “Nostalgia”?

Sono sempre stato emotivo e, sin da piccolo, mi emozionano le piccole cose. Ho sempre avuto il brutto vizio di fotografare tutto, non in maniera professionale, ma come fossi un “bambino che vede le cose per la prima volta”. Ancora oggi mi piace vivere intensamente ogni piccolo momento e dettaglio, perché per me, l’unica vera eredità che costruiamo quotidianamente è proprio concentrata nei nostri ricordi. La mia nostalgia è quella, ritornare sempre lì, nei vecchi ricordi, a perdere un paio di litri di lacrime sul passato. 

C’è qualcosa che in questo album avresti voluto dire, ma che non sei riuscito a comunicare come avresti voluto? Una sorta di “non detto”, che ti è rimasto in gola?

Sicuramente il “non detto” è nei brani che ho scritto dopo la chiusura dell’EP. Questa volta sono riuscito a mettermi a nudo in 5 brani, senza essere prolisso come purtroppo faccio nel mio quotidiano. Quindi il non detto si ferma a ciò che pubblicherò in futuro.

“Oceano”, “Quotidiano”, “Fondamentale”: tre canzoni su cinque hanno titoli brevi, incisivi e diretti. La domanda è: quanto lavoro di sintesi c’è, dietro la scrittura di ogni canzone? Quand’è che capisci che un pezzo è quello giusto?

Da amante dell’arte, penso che la sintesi sia fondamentalmente alla base di ogni ambito emotivo. Dietro la mia scrittura di sono note del cellulare e blocco note pieni di storie, con tanti – tantissimi – segni di penna nera per cancellare e modificare. Come ho detto su, mi piace essere prolisso, quindi ammetto che quando un brano inizia a non essere sintetizzabile alla sua genesi, forse non è il brano adatto a me. 

E di pezzi scartati, invece? Si tende a dimenticarsi di quelli, quando un album è pubblicato… esistono dei brani bocciati? Che fine fanno, gli “scarti” di Milella?

Scrivo solo quando sento il morso allo stomaco, ma gli ultimi due anni sono stati la scusa perfetta per scrivere tanto, infatti “Lido Nostalgia”, porta in dote circa 8-9 scarti di “lusso”, ovvero, brani a cui sono rimasto comunque tanto legato e sicuramente porterò in live con me. Non mi piace la parola bocciati, solo perché mi piace bocciare sul nascere le idee.

Senti, salutaci assicurandoci che presto ti vedremo dal vivo.

Se tutto andrà bene, potrò presto annunciare qualcosa, quindi si, finalmente ci sarà spazio anche per me dal vivo e ne sono emozionato. Grazie mille per l’intervista!

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