CRUCIVERBA ROSSO SANGUE

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La scena all’interno del piccolo appartamento, poco fuori Frascati, si presentò agli occhi del commissario Emanuele Roma e del suo vice Lorenzo Barese in maniera insolita e confusa. C’erano stati segni di scasso ma nulla era stato rubato all’interno dell’appartamento. I cadaveri erano nudi e stesi in camera da letto. Un uomo di sessant’anni ed una donna di appena venti.

Entrambi furono uccisi con un colpo di pistola alla tempia, sorpresi durante un rapporto sessuale. Il cadavere della donna era stato lasciato intatto mentre, quello dell’uomo, brutalmente mutilato nelle parti intime. Sulla parte bianca sopra il letto, con il sangue dell’uomo, era stato disegnato in maniera approssimativa quello che sembrava essere un piccolo cruciverba.

Sulla scena del crimine stavano già lavorando gli uomini della scientifica. Il commissario Roma arrivò a metà mattinata e si diresse subito dal capo della scientifica che, nel frattempo, stava parlando con il vice Barese, già sul posto da circa mezz’ora.

<< Buongiorno a tutti, allora cosa abbiamo qui? E cosa significherebbe questo ? >>

indicò subito lo schema sul muro. In tutta la sua carriera non aveva mai visto una cosa simile.

<< Commissario, pensiamo sia un cruciverba lasciato dall’assassino. Nella bocca dell’uomo abbiamo trovato questo bigliettino scritto a matita>>

ORIZZONTALI:

1 Fa comizi per ottenere voti

9 Si serve su un piatto freddo

VERTICALI:

17 E’ parlamentare

25 Lo era in politica la balena bianca

Barese porse il foglio al commissario che lo esaminò dopo aver indossato un paio di guanti in lattice.

<< Sembrerebbero le soluzioni per completare il cruciverba. Mettetelo insieme alle prove e fatemi avere una copia sulla mia scrivania>>

<< Comandi Dottore>>

<<Delle vittime cosa sappiamo ? >>

<< La ragazza è una prostituta proveniente dall’est. Stiamo cercando di risalire alla sua identità, non aveva documenti con sé. Sul citofono c’è scritto solamente “Ambra”. L’uomo è un noto politico, ex parlamentare della Democrazia Cristiana e ministro in vari governi durante gli anni ‘70/’80. Si chiamava Giovanni Cori, gli avevano tolto da poco la scorta e si muoveva sempre da solo. Separato da dieci anni  e con due figli, una dottoressa primario di un reparto al Gemelli di Roma e un maschio che vive in Australia come dirigente di una multinazionale>>

<< Sono stati avvertiti? >>

<< Sì Dottore, li stiamo contattando proprio ora>>

<< Molto bene, fatemi avere tutto sulla mia scrivania nel più breve tempo possibile. Barese vieni con me, andiamo a fare qualche domanda in giro>>.

Rientrarono entrambi in caserma con poche notizie. I vicini della ragazza non sapevano nulla sulla sua vita e soprattutto, non volevano parlare di lei e del suo lavoro. Avevano appreso che molte persone importanti venivano a trovarla, molte macchine potenti si fermavano sotto il palazzo.

<< Barese questo è un grande rompicapo e soprattutto sarà una rottura di scatole. La vittima era una persona conosciuta ed aveva molti amici potenti. Dobbiamo stare attenti a non dare la notizia in pasto ai giornali. Ne andrebbero pazzi>>

<< Certo Dottore>>

<< Vediamo di capirci qualcosa. Partiamo dalle assurde domande trovate nella bocca del Senatore. Tu ci capisci qualcosa? >>

<< Posso provarci Dottore, mio nonno faceva spesso i cruciverba e queste non mi sembrano difficili.>>

<<Questo è lo schema che stava sul muro>> intervenne il Commissario, provando a rendersi utile. Barese iniziò a scrivere sul foglio le quattro definizioni.

<< La prima orizzontale, dovrebbe essere POLITICO. “Fa comizi per ottenere voti” otto lettere>>

<< Sì è politico per forza, la seconda invece è VENDETTA>>

<<Bravo Dottore, è giusto. Allora sotto vendetta, due lettere dovrebbe essere DC>>

<< Ne sei sicuro? >>

<< Penso di sì Dottore, non era la Democrazia Cristiana a chiamarsi Balena Bianca? >>

<< Sì era il nome della DC. Ci rimane l’ultima, cosa dice la domanda? >>

<< E’ parlamentare. Questa non la so Dottore>>, ci pensarono entrambi per alcuni minuti in silenzio. Fu il Commissario, guardando lo schema a trovare la parola mancante.

<< Deve essere sicuramente IMMUNITÀ. I politici hanno tutti l’immunità parlamentare>>

<< Allora abbiamo: Immunità, DC, Politico e Vendetta. Che ne pensa Dottore? >>

<< Che dobbiamo navigare in un mare popolato da molte persone. Giovanni Cori aveva molti nemici, durante la sua carriera politica ha firmato molte leggi che hanno fatto discutere. Ci fu soprattutto quella che ha rivoluzionato il mondo del lavoro e che porta il suo nome. La sinistra andò su tutte le furie e le Brigate Rosse lo minacciarono e lo ferirono ad una gamba in un attentato nel ‘74>>

<< Iniziamo ad indagare nell’ambiente dell’estrema sinistra, Dottore? >>

<< Sì buona idea Barese. Fammi un rapporto su tutti i movimenti extraparlamentari di Roma e Provincia. Anche quelli che si limitano all’ambiente universitario. Io cercherò di parlare con qualche vecchio membro delle BR che sta in carcere>>

<< Credo che uno dei capi Romani si trovi a Velletri. Si chiama Andrea Bassi, nato e cresciuto nel quartiere di San Lorenzo>>

<< Bravo Barese, inizierò proprio da lui. Fammi leggere il suo fascicolo sul pc >>.

I due poliziotti si separarono. Barese andò nel suo ufficio per raccogliere tutte le informazioni che il Commissario gli aveva chiesto mentre quest’ultimo si mise a leggere la storia del terrorista che voleva interrogare.

Andrea Bassi era nato e cresciuto nella Roma post guerra, il padre fu partigiano e responsabile del Partito Comunista Italiano. Fu eletto nel ‘66 come onorevole. Andrea crebbe nelle file giovanili del partito finché a vent’anni decise di aderire alla lotta armata. Creò un gruppo extraparlamentare che poi portò dentro le Brigate Rosse, dove divenne il capo romano. Fu arrestato nel ‘89, accusato di molti attentati a politici e militanti di destra, divenne collaboratore di giustizia dopo la condanna a due ergastoli.

Il commissario decise che quello che aveva letto gli bastava. Si alzò dalla scrivania ed uscì dall’ufficio.

<< Barese vado a Velletri a parlare con Bassi>>

<< Ok Dottore>>

Il Commissario salì nella sua Alfa 147 nera e si diresse verso il carcere. Lungo la strada cercò di formulare, nella sua testa, le domande giuste da fare al terrorista. Doveva far luce su quell’omicidio. I suoi capi gli avrebbero presto fatto pressioni. Pressioni che a loro volta venivano dai piani più alti. Cori era senatore ed aveva amici potenti all’interno del panorama politico italiano.

Arrivò davanti al carcere e mostrò il tesserino al militare davanti al grande portone. Si diresse dritto all’ufficio del direttore dove gli spiegò la delicata situazione e gli chiese il permesso di poter interrogare Bassi. Il direttore accordò per una mezz’ora di colloquio privato, poi il detenuto sarebbe ritornato in cella. Emanuele Roma accettò, mezz’ora gli bastava.

Aspettò il detenuto nella sala colloqui. La stanza era grande ma in quel momento era da solo e seduto su un tavolino. Non era orario di visite, il commissario lo sapeva.

Un uomo vestito con jeans e maglione rosso, barba bianca curata e fisico in buona salute si avvicinò al tavolo di Emanuele con aria spavalda e a tratti indifferente. Aveva l’aspetto di chi la sapeva lunga e soprattutto di chi veniva trattato da Re. Era un uomo furbo ed aveva ottenuto molti privilegi da quando aveva deciso di collaborare. Sapeva molte cose sulla politica italiana e sui suoi molti misteri, non avevano potuto togliergli gli ergastoli ma avevano pagato il suo silenzio fornendogli molti favori nel carcere. C’era chi diceva che comandava più lui del direttore, ed in parte era vero.

<< Piacere sono il Commissario Emanuele Roma e sono qui per farle alcune domande>>

<< Buongiorno Dommissario, io sono Andrea Bassi ma credo che questo lei lo sappia già. A cosa devo questa visita? >>

<< Sto indagando su un omicidio e devo farle alcune domande>>

<< Ed io cosa centro? Non so se lei è al corrente del fatto che non uccido ormai da molti anni>> il terrorista aggiunse una risata ed un ghigno di sfida a quell’affermazione.

<< Lo so Bassi, ma puoi essermi utile lo stesso. Credo che la vittima tu la conosca molto bene>>

il terrorista mostrò un improvviso interessamento, cambiò sguardo ed attese il Commissario.

<< Vedo che sei interessato all’argomento. Prima di rivelarti il nome della vittima devo avvertirti che non potrai divulgare il suo nome per nessun motivo. Se saprò che i giornali sono venuti a sapere di questa storia, tornerò da te e questa volta non avrai nessuno a proteggerti. La vittima aveva amici più potenti dei tuoi>>

<< E chi era, il Padreterno? >>

<< No un senatore della Repubblica Italiana. Una tua vecchia conoscenza>>

<< Ok Commissario, hai catturato la mia attenzione. Hai la mia parola che non fiaterò con nessuno. Ora sputa il nome e dammi anche una sigaretta. Il fumo mi aiuta a parlare>> .

Questa volta fu il Commissario a ghignare. Aveva ottenuto proprio quello che voleva, aveva stimolato la sua curiosità.

<< Allora direi di prenderci anche un caffè, così la lingua si scioglierà meglio. Non trovi? >>

<< E’ lei il capo>> Bassi accompagnò il tutto con una risata. Emanuele chiamò la guardia al di là della porta e tirò fuori il suo pacchetto di sigarette. Lo mise al centro del tavolo, dopo averne prese due. Le accese entrambe con il suo zippo argento e la bandiera americana davanti. Era un regalo delle sue figlie, l’avevano comprato al mercato americano. Il commissario guardò l’accendino per qualche minuto in silenzio, gli mancavano terribilmente le figlie. La sua ex non gliele faceva vedere, in accordo con il giudice ovviamente.

<< Comandi Commissario, mi ha chiamato? >> la guardia lo destò dai suoi pensieri e lo riportò al presente

<< Si, puoi portarci un paio di caffè e prenditi qualcosa anche tu. Offro io per tutti oggi>>

<<Grazie Commissario, arrivo subito>>

<< Grazie Commissario>> Aggiunse Bassi ridendo e facendo il verso del giovane secondino che prese i soldi e schizzò via verso le macchinette.

<<Allora torniamo a noi, cosa stavamo dicendo? >>

<< Credo che stesse per rivelarmi il nome di chi ha lasciato questa terra, Commissario>> Bassi guardò negli occhi Emanuele mentre sputava il fumo in aria.

<< Già, lo abbiamo trovato questa mattina morto nella casa di una prostituta a Frascati. Il senatore Giovanni Cori, lo conosci? >>

Il terrorista sbarrò di colpo gli occhi di fronte a quella notizia. Rimase ad assaporare il momento, era evidentemente contento. Poi aspirò un’altra boccata di fumo e confermò la sua eccitazione.

<< Finalmente qualcuno è riuscito a mandarlo all’inferno quel bastardo. Meglio tardi che mai>>

<< Immaginavo la tua reazione. Perché c’è l’hai tanto con lui? >>

<< Perché ha rivoluzionato il mondo del lavoro favorendo le persone come lui. Grazie alla sua legge loro pagano meno tasse e possono licenziare un poveraccio senza motivo. Dalla sera alla mattina. Tu dovresti saperlo e stare dalla nostra parte Commissario>>

<< Come sarebbe dalla vostra parte, perché dovrei appoggiare la vostra lotta? >>

<< Ho capito subito dal suo accento che lei è nato nella mitica Livorno. Lì dove la nostra lotta è iniziata. Non capisco proprio come un livornese come lei possa essere un poliziotto>>

<< E’ una lunga storia e poi non tutti i livornesi sono come te. Certamente la sinistra ha la maggior parte dei consensi, ma non siamo terroristi devoti alla madre Russia come pensi tu. Comunque lasciamo perdere Livorno, dimmi piuttosto quello che sai del Senatore, so che hai fatto parte del commando che lo ha ferito ad una gamba nel ‘74>>

Bassi tornò con soddisfazione indietro nel tempo. Nel frattempo la guardia portò i due caffè ed uscì di nuovo dalla stanza.

<< Grazie >> il commissario lo guardava in attesa mentre girava la paletta nel bicchierino. Bassi mandò giù il caffè e fece l’ultima boccata.

<< Facevo parte del commando che ha provato ad ucciderlo ma non ho sparato. Eravamo in due ed io guidavo la moto, una Ducati rubata pochi giorni prima. A sparare è stato il compagno Davide Carmino, morto due mesi dopo in circostanze sospette>>

<< Definisci “circostanze sospette”>>

<< Allora non sa tutta la storia Commissario>>

<< Evidentemente no, se sono venuto qui a parlare con te. Avanti non farmi perdere tempo!>>

<< Quando facemmo l’attentato era estate e portavamo solo una maglietta a maniche corte. Avevamo il viso coperto dai caschi ma quando scappammo, la maglietta di Davide si alzò scoprendo il tatuaggio che aveva nella parte bassa della schiena. Aveva tatuato un simbolo indiano, un acchiappasogni credo. Un agente della scorta lo vide mentre ci sparava contro. Il Senatore fece delle indagini e scoprì l’identità di Davide. Poche settimane dopo quell’attentato, Davide venne pestato a morte sotto casa sua da alcuni fascisti. Tutti nell’ambiente sapevano che quei fascisti erano stati mandati dal Senatore per vendetta. Ovviamente nessuno andò ad indagare nella vita privata del Senatore, allora Ministro>>

<< Questo è molto interessate, aveva dei parenti questo Carmino? >>

<< Moglie e un solo figlio maschio. All’epoca aveva dieci anni, ora dovrebbe fare l’operaio in una fabbrica di Pomezia. Si chiama Davide Carmino ma non so nient’altro di lui>>

<< Grazie Bassi, sei stato fantastico>>

<< Di nulla Commissario, a buon rendere>>

Emanuele chiamò  di nuovo la guardia, fece riportare il detenuto in cella e si precipitò di nuovo in caserma per aggiornare il suo vice e convocare al più presto il sospettato. Cambiò idea improvvisamente, non dovevano perdere tempo, Davide poteva scappare. Chiamò la centrale attraverso la radio.

<< Sono il Commissario Roma, passatemi subito il vice Barese>>

<< Barese sono Roma, prendi due uomini e una macchina e vai a prelevare immediatamente Davide Carmino. So che abita  e lavora a Pomezia, sbrigati. Con il magistrato ci penso io>>

<< Comandi Dottore. Mi attivo subito>>

<<Perfetto, io passo un attimo a casa e vengo subito>>

Abitava vicino la caserma, in un piccolo palazzo con solo due case. Oltre a lui ci abitava un uomo simpatico di settant’anni. Era vedovo e passava gran parte della giornata a casa sua. Nella bella stagione lo trovavi sempre in balcone a leggere un libro.

Parcheggiò di corsa sotto casa e salì  per cambiarsi la camicia che aveva sporcato di caffè. Ne approfittò per comprarsi le sigarette al tabaccaio proprio sotto il suo palazzo. Incrociò il suo vicino che usciva dalla cartolibreria ed edicola, posta vicino al tabaccaio. Aveva una busta in mano e molta fretta di tornare a casa.

<< Buongiorno Signor Mario>>

<< Buongiorno Commissario, come andiamo ? >>

<< Sempre di corsa dietro a qualche farabutto. Lei come va? >>

<< Le solite cose, sono sceso per comprare delle matite e delle gomme. Ora la devo salutare perché ho lasciato il sugo sul fuoco>>

<< A presto signor Mario, scappo anch’io. Buona giornata>>

<< Anche a lei Commissario>>

Arrivò in caserma e trovò Barese nel suo ufficio, lo stava aspettando.

<< Avete preso Carmino? >>

<<Certo Dottore, stava scappando all’estero. Aveva le valigie pronte e il passaporto in tasca>>

<< Molto bene e dove era diretto il nostro viaggiatore? >>

<< A Cuba, guarda il caso. Lui dice che non sapeva niente dell’omicidio ed aveva programmato le vacanze molto prima>>

<< Certo, abbiamo preso un santo. Come tutti, dove sta ora? >>

<< Nella stanza degli interrogatori Dottore>>

<< Ok andiamo a farci due chiacchiere >>, entrarono entrambi nella stanza. Davide era seduto e accanto a lui c’era il suo avvocato.

<< Commissario cos’è questa idiozia?  Sono innocente >>

<< Calmati Davide, risolveremo tutto. Lascia parlare me>> l’avvocato di Davide, un uomo della sua stessa età che aveva difeso molti altri esponenti della sinistra extraparlamentare, calmò subito il suo cliente per non far aggravare la sua posizione.

<< Piano, qui le domande le faccio io. Per quanto riguarda l’innocenza, sarà il giudice a stabilire se dici il vero. Intanto sei sospettato dell’omicidio del senatore Cori. Cominciamo dall’inizio, dov’eri ieri dalle 21.00 alle 24.00? >>

<< Ero al cinema a vedere un film>>

<< Ma dai? E puoi dimostrarlo? Eri con qualcuno? >>

<< No Commissario, ero da solo>>

<< Va bene, voglio crederti. Mostrami il biglietto>>

<< Ma l’ho buttato. Non sapevo che poteva salvarmi dall’accusa di omicidio!!>>

<< In tal caso, non ci lasci altra scelta che arrestarti. Sarà poi il giudice a stabilire se dici la verità oppure no>>

<< Prima potrei parlare con il mio cliente da soli?  Se non le dispiace Commissario>>

<< Va bene, Barese andiamo a prenderci un caffè>>

Il dottor Francesco Poggi guardò fisso negli occhi il suo cliente e cercò di capire cosa era successo.

<< Allora Davide, la situazione è delicata. Adesso siamo io e te e devi dirmi la verità. Hai ucciso sul serio il Senatore? >>

<< No avvocato lo giuro! Avrei voluto tanto farlo mi creda, ma non sono stato io. Ero veramente al cinema, stavo da solo a casa e mi annoiavo. Ho anche buttato quel maledetto biglietto>>

Davide era disperato e crollò in un pianto nervoso. L’avvocato cercò di consolarlo e gli porse la sua bottiglia d’acqua.

<< Ora non disperarti. l’importante è che mi stai dicendo la verità. Troverò un modo per farti uscire subito. Ti manderanno in carcere e chiederanno il giudizio abbreviato. Devo sbrigarmi a trovare qualche testimone che ti scagioni. Proverò a contattare il commesso del cinema. A quale cinema sei andato? >>

<< Quello di Pomezia>>

<< Molto bene. Mi farò sentire presto. Stai tranquillo>>

Nel frattempo il Commissario entrò con il suo vice.

<<Allora, avete finito il colloquio? >>

<< Sì Commissario, ho terminato>> disse l’avvocato mentre si alzava dalla sedia e si avviava verso l’uscita. Si salutarono tutti e subito dopo il Commissario chiamò due agenti, gli ordinò di portare via Davide. Una volante  partì a sirene spiegate.

<< Cosa ne pensi Barese?>>

<< Dottore, i sospetti sono fondati. Carmino aveva un forte sentimento di vendetta verso la vittima, sentimento amplificato dagli ideali trasmessi da suo padre. Non ha un alibi serio. Probabilmente è stato lui ma non credo abbia agito da solo, deve avere un complice che l’abbia aiutato. Un senatore, seppur senza scorta, non puoi ucciderlo da solo. Carmino non è un assassino di professione è un semplice operaio>>

<< Hai ragione, qualche suo vecchio compagno deve avergli dato un aiuto. Non possiamo abbassare la guardia>>

Nel frattempo, nel carcere di Regina Coeli, a Davide veniva concesso di effettuare un unica telefonata.  Dopo venne portato in un cella dove c’erano già due detenuti. Un africano arrestato per spaccio ed un italiano arrestato per rapina. Davide non disse nulla, si sistemò il letto e si sdraiò senza proferire parola.

Nel frattempo il Commissario Roma cercò tra gli ambienti che frequentava Davide, qualche suo complice. I sospetti ricadevano tutti su di lui ma aveva qualche dubbio. Il processo per direttissima era stato programmato e la data era stata fissata ad un mese di distanza.

Per quella data doveva trovare altre prove che inchiodavano definitivamente il sospettato o un suo complice che confessasse tutto. Davide era cresciuto con suo padre, sapeva come tenere la bocca chiusa ed affrontare gli interrogatori e i processi. Lo aveva visto fare  per tanti anni.

In fabbrica lo conoscevano tutti, ma nessuno lo frequentava veramente oltre l’orario di lavoro. Era un sindacalista convinto, che litigava spesso con i capi e faceva propaganda politica.

Quasi nessuno lo seguiva, lo consideravano noioso e scontroso. Aveva un carattere schivo e diffidente. Gli servivano ulteriori prove, quelle che avevano potevano non bastare e Davide poteva essere liberato. A complicare la situazione c’era la sua ex moglie che oltre a negargli le visite delle sue figlie, reclamava altri alimenti. Cercò di non pensarci troppo e di buttarsi sul lavoro.

Anche nel bar sotto casa non ricavò nulla di fatto. Stessa situazione della fabbrica. Davide sembrava vivere una vita solitaria e dopo il lavoro si concedeva solo la gioia della politica e la compagnia di sua mamma. Nella sezione locale del partito, dove Davide era un capo e considerato un condottiero, non accolsero molto bene Emanuele e  non gli dissero nulla di veramente interessante. Tornò in caserma per ragionare e confrontarsi con Barese.

Dopo una settimana dall’arresto di Davide, il suo avvocato entrò nell’ufficio del Commissario Roma con fare deciso. Sembrava arrabbiato ed agitava una pennetta usb in mano.

<< Commissario, deve rilasciare immediatamente il mio cliente. In questa pennetta c’è la prova che Davide è innocente>>

<< Calma avvocato, queste sono affermazioni importanti. Cosa proverebbe l’innocenza del suo cliente? Cosa c’è nella pennetta? >>

<< C’è il video delle telecamere interne del cinema. Una telecamera, puntata sulla cassa, ha registrato Davide mentre pagava il suo biglietto. L’orario se non sbaglio coincide esattamente con quello dell’omicidio>>

Emanuele non poteva crederci. Chiamò Barese e insieme visionarono il video nel computer. Davanti ai loro occhi si materializzò quello che l’avvocato, con molta soddisfazione, aveva precedentemente annunciato. Al Commissario Roma non rimase che ordinare la scarcerazione di Davide e di subirsi la lavata di capo dei suoi superiori che, spinti dai piani alti, premevano per la risoluzione del caso.

L’avvocato andò diretto al carcere per prendere il suo cliente. Rimasto da solo con il suo vice, Emanuele batte i pugni sul tavolo in un impeto di nervosismo e sconforto. Erano tornati al punto di partenza e non avevano uno straccio di sospetto verso nessuno. Barese, sedendosi sulla sedia di fronte alla scrivania, iniziò a ragionare ad alta voce.

<< Forse abbiamo avuto troppo fretta e non abbiamo considerato un piccolo dettaglio Dottore>>

<< A cosa ti riferisci? >> il Commissario alzò gli occhi e guardò il suo vice in un mix di speranza e rabbia.

<< Noi abbiamo trovato un cruciverba nel luogo del delitto, giusto?>>

<< Giusto! Con questo cosa vuoi dire>>

<< Un operaio difficilmente fa i cruciverba Dottore. Soprattutto un giovane, è difficile che abbia la passione per l’enigmistica. Chi è che ha tanto tempo libero e si appassiona facilmente alle parole crociate?  >>

il Commissario si alzò in piedi improvvisamente. Barese si spaventò e si alzò anche lui in attesa.

<< Non posso crederci Barese, non sò se sperare di avere ragione o di sbagliarmi>>

<< A cosa si riferisce Dottore? >>

<< I cruciverba vengono fatti con la matita vero ? >>

<< Il novanta per cento li fa con la matita. Almeno così ho sempre visto io>>

<< Allora seguimi, dobbiamo verificare una cosa importante>>

i due poliziotti entrarono di corsa nell’Alfa 147 e si avviarono verso casa di Emanuele. Barese lo seguiva, anche se non capiva cosa gli passava per la mente del suo capo. Lo vide entrare nell’edicola  e dirigersi verso il gestore. 

<< Buongiorno Commissario, cosa posso fare per lei>> esordì Carlo, un signore sulla cinquantina che da trent’anni vendeva giornali e materiale scolastico a quasi tutto il paese.

<< Buongiorno Carlo, devi dirmi una cosa importante. Il signor Mario è appassionato di enigmistica? >>

<< Certamente, ne compra un numero a settimana da circa vent’anni. Proprio ora stavo per mettergli da parte la copia di questa settimana>>

<< Grazie,Carlo, gliela porto io. Voglio restituirgli un favore che mi ha fatto tempo fa>>

<< D’accordo Commissario. Un euro >>

Emanuele salì le scale, seguito sempre dal fedele Barese che iniziava a capire. Suonarono a lungo ma nessuno apriva.

<< Signor Mario sono il commissario Roma!>> dall’interno non si sentiva nulla, solo una strana musica.

<< Barese i vigili del fuoco, dobbiamo forzare la porta>>

<< Subito Dottore>>

i vigili arrivarono entro venti minuti. Aprirono velocemente la porta ed il commissario entrò immediatamente  nella casa, quello che vide era esattamente la scena che aveva paurosamente immaginato.

Il corpo del signor Mario dondolava dal soffitto, con una corda legata al collo. Dallo stereo una musica di altri tempi riempiva il silenzio. Sulla libreria una collezione immensa di volumi di enigmistica.  Sul tavolo c’era l’album del suo matrimonio, l’ultimo numero con tutti i giochi terminati ed una lettera scritta a matita.

Carissimo Commissario Roma, spero che queste mie ultime parole le stia leggendo proprio lei. Col tempo ho perso la fiducia per tutte le istituzioni, forze armate comprese. Ma lei è un uomo diverso, uno dei pochi che fa il suo mestiere non solo per il bonifico i primi del mese, ma perché ci crede e cerca di fare del bene al prossimo.

Gli eventi tragici e la solitudine, sono un mix tremendo che possono stravolgere totalmente la mente di un uomo. Tutto incominciò una mattina di tanti anni fa, io e mia moglie stavamo andando al lavoro. Lavoravamo entrambi nei grandi uffici di una multinazionale che da pochi anni, aveva ampliato il suo mercato nel nostro paese.

Ci conoscemmo lì, tra gli uffici e il bar che si trovava di fronte. Proprio quella tremenda mattina, stavamo attraversando la strada dopo aver fatto colazione al bar quando,  da una curva uscì un’auto blu a grande velocità. Non rispettò il semaforo rosso e prese in pieno mia moglie che, nel frattempo, si era avviata verso gli uffici mentre io mi ero fermato a prendere il giornale. Dopo qualche giorno di agonia in ospedale, mia moglie lasciò questo mondo, tenendomi la mano.

Cercai con il mio avvocato di avere almeno un po’ di giustizia, ma l’auto blu apparteneva ad un uomo politico molto potente, uno di quelle persone che non paga mai per i suoi sbagli perché si compra chi dovrebbe infliggergli le giuste pene. Col tempo divenne ministro ed io attesi nell’ombra il momento giusto di agire. Affogai il dispiacere nella mia passione, un cruciverba dopo l’altro. Poi una mattina è arrivata la notizia che aspettavo, il mio uomo non aveva più la scorta e si era recato da solo dalla sua solita “amica”.

Un po’ mi dispiace per quella ragazza, non centrava nulla, ma si era messa in mezzo tra me e Lui. Questa è più o meno la mia triste storia. Ora sono felice di morire e non riesco ad aspettare il mio momento, la mia esistenza su questa terra non è una vera vita. Quello che mi teneva in vita, era la voglia di vendicare la mia povera moglie. Ora non mi resta che partire per l’ultimo viaggio e raggiungere l’ex ministro all’inferno. Chissà se mi daranno la possibilità di continuare quello che ho incominciato a Frascati.

Il suo quasi amico Mario!

Clementi Simone

Immagini prese da Google Immagini

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