Sometimes I might be introvert: l’attesa è finita

Sometimes I might be introvert è il nuovo album di Little Simz

Era uno dei dischi rap più attesi dell’anno, e l’uscita recentissima di Donda di Kanye West non ha smorzato la trepidazione per il quinto album di Little Simz. La rapper londinese non ha lesinato sulle anteprime, pubblicando la title track Introvert (di cui parliamo qui), e poi Woman, Rollin Stone, I love you, I hate you e infine Point and kill, il cui video ufficiale è stato pubblicato poche ore prima dell’LP.
Dopo Grey Area, opera già completa e sicuramente matura, l’impressione è che con Sometimes I might be introvert Little Simz abbia ulteriormente alzato l’asticella a forza di metrica ed incastri millimetrici, varietà nelle basi e nelle sonorità e nei riferimenti stilistici, di cui i singoli che hanno preceduto il disco erano stati un succulento assaggio.

14 (+5) variazioni sui generi

La traccia di apertura è il brano eponimo: Introvert, una poderosa overture sinfonica su cui la londinese ricama un testo politicizzato quanto maturo. Anche la traccia due, Woman, era già noto: continua la vena impegnata, che connota tutto l’album, ma cambia il genere, che si fa sempre più soul-jazz.
Le novità partono dalla canzone numero tre, Two worlds apart, una ballata costruita su una ritmica d’ispirazione sudamericana che ipnotizza per la sua cadenza ondeggiante in cui la rapper anziché rarefarsi si fa concreta costruendo, dalla terza strofa, una sequenza di barre serrate ed estremamente efficaci.
Non mancano gli interludi, in questo lavoro sulla lunga distanza: sono ben 5. La peculiarità di questo disco però è la sua incapacità di essere monotona, come dimostra la base pressoché hardcore di Speed, che per alcuni versi ricorda la trap grezza di Slowthai, ma con i versi accelerati almeno 3x.
I see you torna ad avvolgere l’ascoltatore con atmosfere chill, ma poi si passa subito alla lisergica Rollin Stone, seguita da Protect my energy, in cui la passata collaborazione con i Gorillaz si fa sentire a livello di percussioni e sintetizzatori.
Miss understood è l’ultima licenza poetica in un disco maturo che, sebbene forse non sia particolarmente più bello di Grey Area, ha come denominatore comune il talento della sua autrice e una varietà che, nel rap prodotto in serie di questi tempi, è oro puro.

Introversione e metrica

Il titolo di quest’ultima fatica discografica si traduce letteralmente con “A volte posso essere introversa”; How did you get here è forse il manifesto dello spirito dell’LP, un’opera dove le sonorità classiche dell’hip-hop sono solo di passaggio se paragonate alle contaminazioni blues, soul e jazz.
Little Simz si fa introversa, ma la sua introversione non è altro che un’apertura stilistica e contenutistica. Grey Area è sicuramente un grande disco, ma con questo album Little Simz costruisce qualcosa di completamente nuovo. Per ritrovare qualcosa simile si può andare a sentire la produzione Jazzmatazz, ma non è nemmeno in quel caso la stessa cosa.
Sarà interessante la reazione di pubblico e critica di fronte ad un disco sicuramente complesso, ma altrettanto certamente meraviglioso, condito da una padronanza tecnica impressionante che prescinde dalle basi: Little Simz è il presente (e un possibile e realistico futuro) di un genere che non può morire nella trap (e difficilmente lo farà).

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