Di sicuro c’è una cosa: una volta che li hai ascoltati non li dimentichi e non li confondi con altri. La commistione di suoni ed il sound design è sicuramente l’elemento che più contraddistingue LOSTATOBRADO, una band bolognese composta da Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra. Nel loro secondo album, Ahimè, invitano alla riflessione sull’hic et nunc di Orazio, sul non perdersi nulla nel rimuginare o nel pensare troppo al futuro. E lo si fa anche attraverso la natura, elemento importante per il gruppo, anche all’interno della loro musica.
- Che cosa c’era nelle vostre cuffiette durante la creazione del disco?
Tante cose.
Kid A dei Radiohead, Promises di Floating Points, Volevo Magia dei Verdena, Spira di Daniela Pes, musica popolare per zampogna e piva, musica di Puccini, Rachmaninov, Tchaikosvkij.- La foto di copertina come è stata scelta e cosa rappresenta per voi?
L’idea della foto è nata durante il tour di canzoni contro la ragione. LOSTATOBRADO nelle nostre teste è popolato di personaggi. Abbiamo provato a riunirli e fotografarli.

- Cosa pensate di aver maturato da ”Canzoni contro la ragione” ad ‘’Ahimè”?
Abbiamo proseguito il lavoro iniziato con Canzoni contro la ragione. Abbiamo approfondito il lavoro sul suono, sui campionamenti, sull’arrangiamento. Siamo diventati più consapevoli dei nostri limiti.- La produzione è densa di suoni diversi, come ricercate quello giusto per ogni brano?
Ogni suono deve raccontare ciò che pensiamo che il brano racconti. Ogni suono ha una sua drammaturgia che deve andare a braccetto con la canzone.- Se doveste scegliere un colore per esprimere le emozioni che vorreste suscitare con questo album nei vostri ascoltatori, quale sarebbe e perché?
Bella domanda, soprattutto visto il fatto che 2 membri della band su 3 sono daltonici. Credo che il disco passi dal blu notte di Tane al rosso vinaccia di Cusna. Ma anche dal grigio di Chiome, il giallo ocra di Ahimè e il viola scuro di Pergole.

- In che situazione vi immaginate i fruitori mentre ascoltano “Ahimè”?
Ci piace immaginare i nostri ascoltatori e ascoltatrici indaffarati con le loro vite. Sull’autobus, nel tram, in bici, a lavoro, mentre puliscono i pavimenti di casa, prima di un appuntamento. Speriamo che la nostra musica possa facilitare la vita a queste persone. Chissà, forse a qualcuno la complicheremo anche e qualcuno, rimarrà indifferente.- Visto che nel vostro bagagliaio è presente anche musica da film, quale è la colonna sonora in assoluto che preferite di più?
Dalle chitarre marce di Neil Young per “Dead Man” di Jim Jarmusch, alle orchestrazioni di Jerskin Fendrix nei film di Lanthimos, all’eleganza immensurabile di Bernard Hermann, la lista è lunga.

- “Auguri” e “(Ancora) auguri” : spiegateci la loro connessione e perché sono presentate ad un brano di distanza
(Ancora) auguri è il momento di massima vulnerabilità sonora. Pochi strumenti un po’ sfigati, ma che nonostante tutto difendono la loro dignità. Un’ocarina o due, un pianoforte di fine ‘800 popolato di fantasmi, una zampogna, un rumorofono artigianale. Nell’economia del disco quel brano in quel preciso momento ci commuoveva.- La natura è l’elemento portante della vostra arte: come vivete questo periodo di crisi climatica e, se sì, in che modo vi adoperate per salvaguardare la vostra musa?
Diremmo che la vita è l’elemento portante del nostro lavoro. La natura non ha in nota nessuno di noi.
Noi la guardiamo con ammirazione e sospetto. Cerchiamo di fare meno danno possibile. Andiamo in bici, compriamo il meno possibile, facciamo poco rumore.
Anche fare un disco è un atto di inquinamento. Per cui sarebbe corretto pensarci bene prima di farlo. Speriamo che il nostro, nonostante l’inquinamento, possa essere di qualche utilità per qualcuno.
Vi segnaliamo inoltre che LOSTATOBRADO presenterà il nuovo album per la prima volta dal vivo il 24 gennaio al Locomotiv Club di Bologna https://www.locomotivclub.it/event/lostatobrado-release-party/.

Ascoltalo qui: https://bfan.link/ahime

